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Stress, Di-stress ed Eu-stress: renderci protagonisti del benessere organizzativo

Secondo una recente ricerca dell’EU-OSHA, Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, il 44% dei lavoratori in Europa ha riscontrato un incremento dello stress lavorativo a causa della pandemia da Covid19, con conseguenti picchi di problematiche per il benessere psicologico.

In Italia, poi, secondo il Report globale 2023 di Gallup, il coinvolgimento attivo dei lavoratori italiani nel proprio lavoro è estremamente basso, con solo il 4% che risponde positivamente alle domande sulla soddisfazione lavorativa.

Ecco che il concetto di benessere organizzativo è diventato una priorità sempre più evidente. L’equilibrio tra produttività e salute dei lavoratori è diventato cruciale. Occorre una prospettiva pedagogica che possa offrire un approccio unico e integrato per promuovere il benessere all’interno delle organizzazioni, considerando le dinamiche umane e l’apprendimento continuo come fondamentali per un ambiente di lavoro sostenibile.

Stress, Di-stress, Eu-stress

Sappiamo che lo stress, stimolato da fattori ambientali, è uno dei più generalizzati fattori di rischio per la salute. Persino a livello epigenetico, come dimostrato anche dalla ricerca del RINED in collaborazione con CNR e Sapienza. Ambienti salutari e abitudini che supportano il benessere sono fondamentali per rallentare l’orologio epigenetico e quindi l’invecchiamento precoce. Questo vuol dire che è necessario evitare ogni forma di stress in qualsiasi ambito? Non proprio. Lo stress di per sé non è un fattore necessariamente negativo.

Anzi, ha certamente contribuito in modo determinante all’evoluzione della nostra specie. La chiave è nell’equilibrio. Quando ci troviamo ad affrontare compiti che non riusciamo a definire, o che ci sembrano addirittura impossibili, entriamo in uno stato di difficoltà definito come “di-stress”. Un disagio che molti sperimentano sul luogo di lavoro. Al contrario, quando siamo capaci di porci obiettivi tangibili, misurabili, sentiti come raggiungibili, una giusta dose di stress ci aiuta ad avere maggiore energia e focalizzazione. In questo caso si parla di “stress evolutivo”, o “eu-stress”.

L’eu-stress per la crescita personale e professionale

La pedagogia del benessere organizzativo mira a creare spazi che favoriscano la crescita personale e professionale dei lavoratori. Ciò richiede anche di porre delle sfide alla portata dei collaboratori. Secondo un principio tipico degli studi sull’apprendimento, occorre un compito che sia sentito come possibile, ma non così semplice da non essere gratificante. Programmi di formazione e sviluppo, mentoring e counseling possono essere strumenti chiave in questo processo. Ogni individuo dovrebbe essere incoraggiato a scoprire e sviluppare le proprie capacità, migliorando così la sua autostima e la sua relazione con il lavoro, senza dimenticare le esigenze concrete dei diversi ambiti produttivi.

Un approccio pedagogico al benessere organizzativo implica una visione olistica, dove i lavoratori sono visti come apprendenti attivi in un ambiente che promuove lo sviluppo personale e professionale. Per promuovere tale sviluppo occorre portare attenzione alle soft skills. Quelle competenze emotive e di relazione con sé stessi e con gli altri, che ci consentono di incrementare il nostro benessere.

Attitudine, motivazione e produttività

Secondo i ricercatori, nel mondo del lavoro le persone spesso assegnano una prospettiva specifica al loro impiego. Queste prospettive si suddividono in tre categorie principali: lavoro, carriera e vocazione, indipendentemente dal tipo di occupazione svolta. Ad esempio, un medico può essere motivato solo dal bisogno di un salario, mentre uno spazzino potrebbe abbracciare con passione il proprio ruolo. Uno studio condotto presso la New York University ha evidenziato queste differenze nelle attitudini tra gli addetti alle pulizie ospedaliere. Coloro che vedevano il loro lavoro come una vocazione svolgevano le loro mansioni con una dedizione che comprendeva l’idea di essere essenziali nella guarigione dei pazienti, la prevenzione delle necessità di medici e colleghi, l’introduzione di elementi creativi nel loro lavoro e l’efficiente organizzazione del tempo e dei compiti. In questo modo risultavano produttivi per oltre il 75% in più dei loro colleghi.

Inoltre, numerose ricerche riportano che i lavoratori felici tendono a guadagnare di più, hanno un minore assenteismo e un minor turnover. In termini di produttività, i dipendenti con un umore positivo dimostrano di essere più efficienti, generando un numero superiore di chiamate all’ora rispetto a quelli con un umore negativo. Le organizzazioni che sono valutate positivamente dai propri dipendenti tendono a ottenere guadagni aziendali più elevati, evidenziando l’importanza di un ambiente di lavoro soddisfacente e orientato al benessere dei collaboratori.

L’elevazione, una sensazione impagabile

Secondo gli studi con numerosi soggetti, la felicità e la realizzazione sociale trovano spesso la loro massima espressione nel contesto lavorativo, superando l’ambito dei passatempi o del volontariato. Infatti, per sperimentare la felicità professionale sono essenziali elementi come regole chiare, un feedback sulla qualità del lavoro, obiettivi condivisi e risultati condivisi. Il contributo sociale che deriva dal lavoro aumenta significativamente il livello di felicità, ma il benessere dell’umanità non può essere affidato esclusivamente alla filantropia lavorativa, come ad esempio l’impiego in servizi di assistenza o supporto sociale.

La correlazione tra la felicità professionale e il benessere dell’umanità, infatti, è evidenziata da una “sensazione impagabile” descritta da ricercatori dell’Università di Zurigo nel 2017, che collegano questa percezione alla felicità. Questo benessere si riflette anche a livello cerebrale, con le regioni associate ai comportamenti sociali, alla felicità e alle decisioni che rispondono in modo più positivo quando si ritiene che le azioni personali abbiano un impatto positivo sugli altri. La sensazione che allora si prova è stata descritta con il concetto di “elevazione”, esplorato dallo psicologo John Haidt. L’elevazione è descritta come l’emozione suscitata dalle azioni altruistiche e dimostra che il ricordo di tali gesti supera in positività le semplici attività piacevoli. Questo dato sottolinea l’importanza di contribuire al bene comune per ottenere una felicità più profonda e duratura.

Creare un ambiente supportante: il segreto della gratitudine

Una prospettiva pedagogica enfatizza la necessità di creare un ambiente di lavoro che supporti e valorizzi i lavoratori. Questo può comprendere la promozione della collaborazione, l’apertura alla comunicazione e l’attenzione ai bisogni individuali. Lavorare in un ambiente in cui ci si sente ascoltati e rispettati può contribuire in modo significativo al benessere complessivo. Le emozioni positive stimolano il comportamento cooperativo, che porta a migliori relazioni sul posto di lavoro. Queste, la loro volta, portano a una maggiore produttività. A questo scopo la gratitudine può rappresentare un prezioso segreto.

La gratitudine sul luogo di lavoro è, infatti, oggetto di una crescente attenzione per il suo impatto sulla gestione dello stress e sulle relazioni interpersonali. Recenti studi hanno evidenziato che esprimere gratitudine può contribuire significativamente a ridurre il livello di stress durante le attività lavorative. Questi esperimenti sono stati condotti dai ricercatori delle Università della California su gruppi di studenti universitari che rappresentavano dinamiche simili a quelle delle relazioni lavorative.

Suddivisi in gruppi, alcuni partecipanti hanno condiviso sentimenti di gratitudine, mentre altri hanno condiviso semplici esperienze quotidiane prima di affrontare compiti stressanti. I risultati hanno dimostrato che coloro che hanno espresso gratitudine hanno manifestato una migliore risposta cardiovascolare allo stress, suggerendo che questo sentimento può essere un prezioso strumento per affrontare con successo le sfide lavorative. Inoltre, la gratitudine ha dimostrato di potenziare la memoria delle risorse sociali e di aumentare la fiducia in sé stessi. Esprimere gratitudine non solo può proteggere dalle valutazioni sociali negative ma può anche migliorare le relazioni interpersonali.

In pratica, l’esercizio della gratitudine sul luogo di lavoro può avere un impatto positivo sia sulla gestione dello stress che sulle performance. È, quindi, importante manifestare sinceramente questo sentimento quando se ne presenta l’opportunità.

Regolare l’emozione e ridurre lo stress: le e-mail e la gestione del tempo

La pedagogia del benessere organizzativo può integrare tecniche di gestione dell’emozione e dello stress. I lavoratori possono essere formati per sviluppare competenze di resilienza, self-awareness e gestione delle emozioni, permettendo loro di affrontare le sfide quotidiane con maggiore equilibrio e serenità. In studi sperimentali, quando è stato indotto uno stato d’animo positivo, il gruppo è stato in grado di generare idee più originali. Gli individui sono risultati più creativi. Gli stati d’animo positivi indotti hanno portato anche a una maggiore flessibilità cognitiva e a un’attenzione più ampia. Sono molti gli strumenti e le tecniche che possono essere utilizzati in questo campo, ma ci sono anche prassi quotidiane che possono passare inosservate, danneggiando gli sforzi per creare un ambiente supportante. Ci riferiamo all’utilizzo delle email, strumento neutro e apparentemente portatore di soli vantaggi, ma che richiede alcune attenzioni.

È facile sentirsi sopraffatti dalla mole di email, e uno studio ha dimostrato che il professionista medio dedica 4,1 ore al giorno alla gestione delle email. Per comprendere meglio il motivo per cui l’email può diventare così opprimente, Dorie Clark della Duke University ha condotto un esperimento, tracciando e categorizzando ogni email ricevuta per due settimane. Ha scoperto che ogni “sì” porta a ulteriori compiti, spesso imprevisti, e che è essenziale esercitare un giudizio rigoroso per gestire efficacemente il tempo dedicato alle email. Inoltre, ha notato che è più facile dire “no” quando si rende conto di quante persone fanno richieste.

Infine, ha consigliato di concentrarsi sulle email effettivamente prioritarie, come quelle relative alla comunicazione con i clienti e alle opportunità di coinvolgimento, anziché perdersi nella massa di messaggi. Comprendere il rapporto tra segnali e rumore nelle email e riconoscere quanto sia facile per gli altri fare richieste può aiutare a prendere decisioni più sagge su dove concentrare l’attenzione.

A questo riguardo si possono segnalare 5 aspetti a cui fare attenzione:

  1. Un alto numero di email non lette (circa il 92%) provoca stress tra i dipendenti, causando un aumento della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca.
  2. Il tempo dedicato alle email influisce negativamente sulla produttività, spesso lasciando la sensazione di una giornata poco produttiva.
  3. Controllare le email al di fuori dell’orario di lavoro porta a esaurimento emotivo e compromette l’equilibrio tra lavoro e vita personale.
  4. Comunicazioni via email complesse possono causare fraintendimenti e tensioni tra colleghi, influenzando negativamente la soddisfazione lavorativa e i rapporti professionali.
  5. Il frequente controllo delle email, che può arrivare fino a 74 volte al giorno in media, è una delle principali fonti di stress per i lavoratori.

In molte occasioni scegliere una comunicazione verbale, una chiamata, o un meeting tramite internet può sembrare uno spreco di tempo. Ma con una prospettiva più lungimirante possiamo osservare come influisce positivamente sul nostro stato d’animo e questo ha ricadute positive su ogni aspetto del lavoro.

In conclusione, l‘adozione di una prospettiva pedagogica nel contesto organizzativo non solo promuove il benessere dei lavoratori, ma crea anche un circolo virtuoso di crescita e sviluppo. Una visione che mette l’apprendimento al centro dell’ambiente di lavoro può contribuire a ridurre lo stress, migliorare la soddisfazione professionale e aumentare la produttività. In definitiva, il benessere organizzativo visto attraverso la lente della pedagogia rappresenta un approccio all’avanguardia che può contribuire in modo significativo a creare organizzazioni più sostenibili e umane.

 

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