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Il rapporto fra genitori e adolescenti

Adolescenti: il rapporto coi genitori predice la socialità nella vita adulta

Dallo scaffolding all’autonomia, passando per un buon attaccamento

Un recente studio pubblicato su JAMA Pediatrics sottolinea l’importanza della relazione fra genitori e adolescenti nel predire la qualità della futura vita sociale dei figli. Le ragazze e ragazzi che condividono un buon rapporto coi genitori rischiano molto meno di soffrire di solitudine da adulti.

Lo studio: quanto conta il rapporto coi genitori

La ricerca ha coinvolto più di 7mila ragazzi statunitensi, seguendoli per vent’anni, dall’adolescenza all’età adulta, con lo scopo di studiare la possibile correlazione tra il senso di appartenenza degli adolescenti alle famiglie e il livello di connessione sociale che si sviluppa successivamente, nell’età adulta.

Dai dati raccolti si rileva che un legame familiare più forte coi genitori durante l’adolescenza è significativamente associato a una maggiore prevalenza di una forte socialità nell’età adulta, con rischio dimezzato di soffrire di solitudine.

I ricercatori sottolineano che lo studio suggerisce come le relazioni familiari sicure, stabili e affettuose durante l’adolescenza possano contribuire a favorire il benessere relazionale nell’età adulta, riducendo il rischio di isolamento sociale.

Nell’adolescenza il gruppo dei pari acquisisce un’importanza fondamentale, per la crescita verso l’età adulta, l’individuazione e la strutturazione dell’identità. Questo studio dimostra tuttavia anche il ruolo essenziale del rapporto coi genitori, che plasma la qualità della vita sociale da adulti. Quello fra genitori e figli è un legame che deve necessariamente cambiare, in questa fase evolutiva, ma che resta centrale.

Il cervello adolescente

Il cervello adolescente è in grande evoluzione, con la corteccia prefrontale – sede del ragionamento, pianificazione e regolazione emotiva – che continua a maturare ben oltre i vent’anni e un sistema limbico – responsabile delle risposte emotive e della ricerca di ricompensa – pienamente attivo.

Questa asimmetria neurobiologica, con un sistema emotivo accelerato e un freno prefrontale ancora in sviluppo, spiega molti dei comportamenti tipici dell’adolescenza: l’impulsività, la ricerca di sensazioni forti, la sensibilità esasperata al giudizio dei pari, la difficoltà a valutare pienamente le conseguenze a lungo termine delle proprie azioni.

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La relazione coi genitori: risorsa e scaffolding emotivo

In questo particolare scenario e stadio di crescita, il rapporto coi genitori non è un ostacolo all’autonomia, ma una vera e propria risorsa di coregolazione. Quando un genitore rimane disponibile emotivamente, senza risultare invadente, offre al figlio adolescente una sorta di “laboratorio esterno” che va a sopperire temporaneamente ciò che il cervello adolescente non è ancora in grado di garantire in modo autonomo.

Si tratta del concetto di scaffolding emotivo, dall’inglese scaffold, ossia “impalcatura”, che descrive un processo di sostegno calibrato allo sviluppo nonché una vera e propria strategia di apprendimento. Con lo scaffolding il genitore riesca a sostenere la sfera affettiva e anche motivazionale del figlio, aiutandolo a gestire meglio ansia e frustrazione, sostenendo la sua autostima durante l’acquisizione di nuove competenze emotive, cognitive e relazionali.

Lo scaffolding comprende una giusta dimensione di contenimento e di regolazione emotiva, nonché la capacità di capire quando è necessario iniziare a “smontare una parte di impalcatura esterna”, quando il figlio acquisisce sempre maggiore sicurezza e autonomia, dimostrando sempre una fiducia crescente verso l’adolescente che matura e si affaccia all’età adulta.

L’attaccamento e l’autonomia nell’adolescenza

L’importanza del rapporto fra genitori e figli può essere considerata anche in rapporto alla teoria dell’attaccamento. Questa, in origine, si è focalizzata soprattutto sui primissimi anni di vita, ma la ricerca contemporanea chiarisce che i pattern di attaccamento continuano a riorganizzarsi durante l’adolescenza, con effetti misurabili sul benessere psicologico e sul funzionamento sociale dei giovani.

Lo sviluppo dell’autonomia nell’adolescenza può vedersi come una continuazione dell’esplorazione infantile, all’interno del quadro di attaccamento, con la naturale necessità di trovare un nuovo equilibrio fra scenari e bisogni. Proprio come nell’infanzia, gli adolescenti si sentono più sicuri quando percepiscono disponibilità e supporto da parte dei genitori, che restano una base sicura per la sperimentazione del mondo.

Un buon attaccamento nell’adolescenza non richiede l’assenza di conflitti, ma nel saperli gestire, grazie alla qualità della relazione. Questa si evidenzia anche nelle fasi di opposizione, nella capacità di tollerare la distanza senza ritirarsi affettivamente e di riparare le ferite emotive dopo uno scontro. La base sicura genitoriale non è un porto granitico, ma è più simile a un faro sempre acceso, che l’adolescente può girarsi a guardare e trovare, mentre salpa per l’avventura di esplorare il mondo.

Gli studi scientifici continuano a dimostrare l’importanza del rapporto genitori-figli, che richiede un’educazione e autoeducazione per abitare bene la relazione, per adulti e adolescenti. Centrale è la cura della comunicazione in famiglia, che getta le basi per la comunicazione che caratterizzerà la vita adulta dei nostri ragazzi. La chiave è sempre mettersi in discussione, insieme, per crescere insieme.

Fondazione Patrizio Paoletti per gli adolescenti e le famiglie

Fondazione Patrizio Paoletti sostiene le famiglie con progetti di allenamento delle competenze interiori, come il residenziale “Oltre l’isolamento: in viaggio per prefigurare il Futuro insieme”. L’incontro si è tenuto ad Assisi e ha coinvolto oltre cinquanta partecipanti, tra ragazzi, genitori e insegnanti, provenienti da diverse regioni italiane, per imparare a trasformare le fragilità in forza e determinazione.

Il residenziale si colloca all’interno dei progetti di Prefigurare il Futuro, un protocollo di potenziamento delle risorse interiori che porta a scuola programmi di psicoeducazione, per supportare le famiglie e tutta la comunità educante, verso la coltivazione condivisa di un benessere integrale e di una salute globale.

Fondazione Patrizio Paoletti investe anche in programmi per sostenere la connessione sociale, come il progetto in collaborazione con NIVEA Connect, per contrastare l’isolamento giovanile e che integra neuroscienze, psicologia, pedagogia e didattica.

Una buona socialità, coltivata sin dall’infanzia e dall’adolescenza, in primis in famiglia, è un pilastro fondamentale per una salute globale, che va a rispondere al nostro naturale bisogno di reti sociali di qualità, che diventano i luoghi d’eccellenza per la crescita, il miglioramento e la comprensione del senso dell’esistenza, che si esprime nella dimensione del noi, dell’interdipendenza positiva, dell’insieme.



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Bibliografia
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  • Whitaker, R. C., Dearth-Wesley, T., Herman, A. N., & Jordan, M. C. (2026). Family Connection in Adolescence and Social Connection in Adulthood. JAMA Pediatrics180(3), 298-305.
Sitografia
  • https://www.orizzontescuola.it/adolescenti-e-solitudine-il-legame-con-i-genitori-predice-la-qualita-della-vita-sociale-20-anni-dopo/
  • https://www.guidapsicologi.it/articoli/strategie-dapprendimento-lo-scaffolding
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