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Saudade perché alcune assenze continuano ad abitare il cuore

Saudade: perché alcune assenze continuano ad abitare il cuore?

Emozioni dal mondo: la parola portoghese che racconta il legame tra memoria, amore e nostalgia

Ci sono canzoni che bastano a riportarci in un luogo preciso. Un profumo che ci fa rivivere una casa dell’infanzia. Una fotografia che riporta alla mente una persona che non vediamo da anni. Per un attimo il passato sembra tornare presente, accompagnato da una sensazione difficile da descrivere: c’è nostalgia, certo, ma anche gratitudine, affetto, malinconia e il desiderio che quel momento potesse durare ancora. In italiano non esiste una parola capace di racchiudere tutte queste sfumature. In portoghese, invece, sì: saudade. Non descrive soltanto la mancanza di qualcuno o qualcosa, ma il modo in cui un’esperienza significativa continua a vivere dentro di noi anche quando appartiene ormai al passato. Comprendere questa emozione significa scoprire qualcosa di importante anche sul funzionamento della memoria, sulle relazioni e sul nostro benessere emotivo.

Origine e significato dell’emozione saudade

Tradurre saudade con “nostalgia” sarebbe riduttivo. Nella cultura portoghese e brasiliana, questa parola indica il sentimento di chi prova una profonda mancanza per una persona, un luogo, un tempo della propria vita o persino una possibilità che non si è mai realizzata. È un’emozione in cui convivono dolore e dolcezza, assenza e presenza, tristezza e amore.

L’etimologia della parola è ancora oggetto di dibattito, ma molti studiosi la collegano al latino solitas o solitatem, termini legati alla condizione della solitudine. Nel corso dei secoli, però, il significato si è arricchito fino a diventare uno dei tratti distintivi della cultura lusofona.

Non è un caso che la saudade ricorra nella letteratura, nella poesia e soprattutto nel fado, il genere musicale tradizionale portoghese in cui il desiderio di ciò che è lontano o perduto diventa arte. La sua forza sta proprio nell’ambivalenza: chi prova saudade soffre per ciò che manca, ma allo stesso tempo riconosce il valore di ciò che ha vissuto. Se qualcosa ci manca così profondamente, significa che ha lasciato un segno nella nostra storia.

Quando l’assenza continua a essere una forma di presenza

Dal punto di vista psicologico, la saudade richiama un fenomeno che gli studiosi conoscono bene: la nostalgia come emozione complessa.

Per molto tempo la nostalgia è stata considerata esclusivamente un’esperienza negativa. Nel XVII secolo veniva addirittura descritta come una malattia legata alla lontananza da casa. Oggi la ricerca racconta una storia diversa.

Gli studi mostrano che la nostalgia è un’esperienza profondamente sociale. I ricordi nostalgici riguardano quasi sempre relazioni significative: amici, familiari, persone amate, momenti condivisi. Quando riaffiorano, non evocano soltanto eventi passati, ma ricostruiscono il senso di continuità della nostra identità.

In altre parole, ricordare chi siamo stati ci aiuta a comprendere chi siamo oggi.

La memoria autobiografica non funziona come un archivio che conserva immagini immobili del passato. Ogni ricordo viene ricostruito e reinterpretato alla luce del presente. È proprio questo processo a permetterci di dare significato alle esperienze vissute e di integrarle nella nostra storia personale.

La saudade nasce esattamente in questo spazio: quello in cui un’assenza continua a essere emotivamente presente.

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Perché provare saudade può farci bene

Può sembrare paradossale, ma diverse ricerche suggeriscono che la nostalgia abbia anche importanti funzioni psicologiche.

Gli studi coordinati dagli psicologi Constantine Sedikides e Tim Wildschut mostrano che ricordare con nostalgia esperienze significative può aumentare il senso di appartenenza, rafforzare l’autostima, alimentare la percezione di continuità della propria vita e favorire un maggiore ottimismo verso il futuro.

In momenti di difficoltà, la nostalgia sembra agire come una risorsa emotiva. Ripensare a relazioni positive e a esperienze di vicinanza ricorda al cervello che abbiamo già vissuto momenti di amore, sostegno e connessione. Questo può contribuire a ridurre il senso di isolamento e a ritrovare fiducia.

Anche la psicologa Krystine Batcho, tra le maggiori studiose della nostalgia, evidenzia come questa emozione possa favorire la resilienza. I ricordi del passato non servono soltanto a rimpiangere ciò che è stato, ma aiutano a dare continuità alla propria identità quando la vita cambia rapidamente.

Naturalmente esiste anche un’altra faccia della medaglia. Quando una persona rimane bloccata nel rimpianto o idealizza costantemente il passato senza riuscire ad abitare il presente, la nostalgia può diventare fonte di sofferenza. La differenza non sta nell’emozione in sé, ma nel modo in cui viene vissuta.

La saudade, invece, suggerisce una prospettiva diversa: accettare che qualcosa sia finito senza cancellarne il valore.

La saudade ci insegna ad abitare le emozioni

Spesso dividiamo le emozioni in due categorie: positive e negative. Tendiamo a cercare quelle piacevoli e ad allontanare quelle che fanno male. La saudade rompe questa semplificazione. Ci ricorda che alcune emozioni possono essere contemporaneamente dolci e dolorose. Possiamo sentire la mancanza di una persona e, nello stesso tempo, sorridere pensando ai momenti trascorsi insieme. Possiamo essere tristi per un luogo lasciato e allo stesso tempo grati per averlo conosciuto.

Questa capacità di accogliere emozioni apparentemente contraddittorie è una componente importante della maturità emotiva.

Le ricerche sulla regolazione delle emozioni mostrano infatti che il benessere psicologico non dipende dall’eliminare le emozioni spiacevoli, ma dalla capacità di riconoscerle, comprenderle e integrarle nella propria esperienza.

Anche la saudade può essere letta in questa prospettiva: non come una ferita da cancellare, ma come un segno della profondità dei legami costruiti nel tempo.

Accogliere la saudade senza restarne prigionieri

Forse è proprio questo il motivo per cui la saudade continua ad affascinare persone di culture diverse. Ci insegna che non tutto ciò che finisce scompare davvero.

Le persone che abbiamo amato, i luoghi che ci hanno fatto sentire a casa, i momenti che hanno cambiato il corso della nostra vita continuano a influenzare il modo in cui guardiamo il presente. Non vivono più accanto a noi nello stesso modo, ma restano parte della nostra identità.

La saudade non invita a rifugiarsi nel passato. Al contrario, ci ricorda che il passato può diventare una risorsa per affrontare il futuro.

Ogni volta che proviamo quella dolce malinconia, non stiamo soltanto ricordando ciò che abbiamo perso ma stiamo anche riconoscendo ciò che ci ha reso le persone che siamo oggi.

E, in fondo, è proprio questo il significato più profondo della saudade: la prova che alcune esperienze sono così preziose da continuare ad abitare il cuore, anche quando il tempo le ha trasformate in ricordo.



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Bibliografia
  • Batcho K. I. (2013). Nostalgia: retreat or support in difficult times?. The American journal of psychology, 126(3), 355–367.
  • Hepper, E. G., Ritchie, T. D., Sedikides, C., & Wildschut, T. (2012). Odyssey’s end: lay conceptions of nostalgia reflect its original Homeric meaning. Emotion (Washington, D.C.), 12(1), 102–119.
  • Sedikides, C., Wildschut, T., Arndt, J., & Routledge, C. (2008). Nostalgia: Past, present, and future. Current Directions in Psychological Science, 17(5), 304–307.
  • Wildschut, T., Sedikides, C., Arndt, J., & Routledge, C. (2006). Nostalgia: Content, triggers, functions. Journal of Personality and Social Psychology, 91(5), 975–993
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