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Solitudine e isolamento negli adolescenti

Come affrontare la solitudine e l’isolamento negli adolescenti?

La videolezione per contrastare l’emergenza solitudine, puntando sull’ascolto attivo

Nonostante oggi siamo iperconnessi a tutto e tutti, sempre più adolescenti e preadolescenti si sentono soli. Un paradosso drammatico che coinvolge famiglie, scuole e società nel loro insieme. La videolezione di Fondazione Patrizio Paoletti “Parlami, ti ascolto” nasce proprio per rispondere a questa emergenza educativa e sociale: un’occasione per comprendere meglio le radici della solitudine e dell’isolamento nei giovani e acquisire strumenti per intervenire in modo efficace.

Solitudine e isolamento: non sono la stessa cosa

Esiste una distinzione fondamentale: c’è una solitudine negativa (loneliness) e una neutra o positiva (solitude). La prima è legata alla sensazione di esclusione, al sentirsi ai margini, spesso a causa di una bassa autostima o di difficoltà nelle relazioni. La seconda, invece, può essere una scelta consapevole e uno spazio rigenerativo, utile alla costruzione dell’identità e della capacità di stare bene con sé stessi.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (2022-2023), circa 30.000 ragazzi tra gli 11 e i 13 anni si sentono isolati ogni giorno. Nella fascia 14-17 anni la percentuale scende leggermente (1,6%), ma resta un campanello d’allarme. Questi dati ci parlano di una vera e propria emergenza legata alla salute mentale dei giovani.

Dalla “Great Disconnection” alla necessità di relazioni autentiche

La pandemia, lo smart working, l’uso ossessivo dei dispositivi digitali e nuove modalità comunicative, come le chat o i messaggi vocali, hanno progressivamente indebolito la qualità delle relazioni autentiche e profonde. Si è affermato un modello relazionale più rapido, ma spesso più superficiale, che riduce le occasioni di contatto diretto e di ascolto empatico, portando a quella che viene chiamata “Great Disconnection”, ovvero la grande disconnessione emotiva che colpisce non solo gli adolescenti, ma anche gli adulti.

In questo scenario, gli adulti devono essere i primi a riscoprire la “JoMO” (joy of missing out): la gioia di disconnettersi volontariamente per dedicarsi alla cura di sé, al tempo di qualità e alla rigenerazione delle relazioni più significative.

Solo attraverso questa riconnessione consapevole è possibile creare le condizioni per accompagnare i giovani con presenza, stabilità emotiva e autenticità.

I segnali dell’isolamento nei giovani

L’isolamento (loneliness) non è solo una sensazione passeggera, ma spesso si accompagna a sintomi importanti:

  • Ansia e attacchi di panico
  • Alterazione del ciclo sonno-veglia
  • Difficoltà a progettare il futuro
  • Bassa autostima
  • Inibizione delle abilità sociali
  • Fuga dalla realtà

Come spiegano i formatori nel webinar, il cervello umano percepisce il rifiuto sociale nella stessa area del dolore fisico. Questo dato neuroscientifico, confermato da diversi studi, ci aiuta a comprendere quanto profondo possa essere l’impatto dell’esclusione sul benessere psico-fisico dei giovani: aumento dello stress, calo delle difese immunitarie e maggiore vulnerabilità psicologica.

Questa evidenza rafforza l’urgenza di promuovere ambienti educativi e relazionali inclusivi, dove i giovani possano sperimentare senso di appartenenza e sicurezza emotiva.

  • Report Focus Adolescenza-pdf

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Il ruolo dell’adulto: educarsi per educare

Il cambiamento parte sempre dagli adulti. Uno dei messaggi centrali della videolezione “Parlami, ti ascolto” di Fondazione Patrizio Paoletti è la necessità di “educarsi per educare”. L’adulto consapevole è un punto di riferimento stabile: ascolta, guida, sostiene e stimola l’autonomia. Questo richiede presenza emotiva, capacità di ascolto profondo e volontà di mettersi in discussione.

L’ascolto attivo come strumento educativo

L’ascolto, sottolineano i formatori, è uno strumento potente. Permette di costruire fiducia, di accogliere l’altro e di offrirgli uno spazio di espressione autentica. Ma non è un ascolto qualunque: si tratta di un ascolto consapevole, che richiede attenzione, empatia e sospensione del giudizio.

Cinque passi per un ascolto efficace:

  • Prestare attenzione, evitando distrazioni
  • Non interrompere o anticipare
  • Mantenere il contatto oculare
  • Parafrasare per verificare la comprensione
  • Fare da specchio emotivo

Educare alla relazione e all’autonomia

Per contrastare solitudine e isolamento, i giovani devono essere aiutati a costruire relazioni significative e durature. Ciò richiede ambienti relazionali sicuri e stimolanti, dove i ragazzi possano misurarsi, apprendere e sperimentare. La scuola, la famiglia, lo sport e i contesti informali devono diventare spazi di crescita personale e sociale.

Un altro aspetto fondamentale è l’allenamento alla scelta, al pensiero critico e all’autonomia: prendere decisioni, assumersi responsabilità, riconoscere i propri punti di forza. Questo favorisce la costruzione di un “nucleo di forza” interno che consente di affrontare le difficoltà con maggiore resilienza.

Il digitale, seppur utile, limita l’accesso alla comunicazione non verbale, fondamentale per l’empatia e la comprensione reciproca. Insegnare ai ragazzi a cogliere e utilizzare questi segnali è parte integrante dell’educazione relazionale. Anche per questo la presenza dell’adulto in carne e ossa resta insostituibile.

La videoezione “Parlami, ti ascolto”

Fondazione Patrizio Paoletti, attraverso questa lezione e numerosi altri strumenti formativi, offre una risposta concreta al disagio giovanile, promuovendo la consapevolezza di sé, la capacità di affrontare le difficoltà e la costruzione di relazioni sane.

“Parlami, ti ascolto” non è solo un titolo evocativo, ma un invito urgente e necessario. Un gesto semplice ma potente che può cambiare la traiettoria di crescita di tanti bambini e adolescenti. Guarda la videolezione completa e scopri come accompagnare davvero i giovani nel loro percorso.

    Non temere mai di chiedere aiuto!
    Tutti i contenuti di divulgazione scientifica di Fondazione Patrizio Paoletti sono elaborati dalla nostra équipe interdisciplinare e non sostituiscono in alcun modo un intervento medico specialistico. Se pensi che tu o qualcuno a te vicino abbia bisogno dell'aiuto di un professionista della salute mentale, non esitare a rivolgerti ai centri territoriali e agli specialisti.



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Bibliografia
  • Cacioppo, J. T., & Cacioppo, S. (2014). Social relationships and health: The toxic effects of perceived social isolation. Social and Personality Psychology Compass, 8(2), 58–72.

  • Eisenberger, N. I., Lieberman, M. D., & Williams, K. D. (2003). Does rejection hurt? An fMRI study of social exclusion. Science, 302(5643), 290–292.

  • Muscatell, K. A., & Eisenberger, N. I. (2012). A social neuroscience perspective on stress and health. Social and Personality Psychology Compass, 6(12), 890–904.

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