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Diventare genitori: la seconda vita del cervello

È esperienza comune e spesso riferita da padri e madri che l’arrivo di un nuovo nato dia inizio ad una vita nuova e del tutto diversa. Questa esperienza di trasformazione si può riscontrare da molti punti di vista e la ricerca neuroscientifica testimonia di quanto sia profondo il cambiamento cerebrale. Da più tempo si studia ciò che avviene nel cervello di una madre, ma più di recente, si è cominciato a raccogliere dati anche sui padri. Queste indagini sono essenziali perché ci aiutano a capire che ad essere genitori si impara in un’interazione tra funzionamento biologico e apprendimento.

Il cervello in maternità

Si stima che, secondo ricerche condotte nel mondo occidentale, una donna su sei soffra di depressione postparto, come confermato dal Ministero della Salute, e molte altre sviluppino comportamenti come, ad esempio, lavarsi compulsivamente le mani e controllare ossessivamente se il bambino sta respirando. Secondo molti ricercatori, l’indagine sul cervello materno è la chiave per capire perché così tante nuove madri soffrano di ansia e depressione gravi.

Prima ancora che una donna dia alla luce un bambino, la gravidanza modifica la struttura del suo cervello. Mentre l’osservazione dei cambiamenti comportamentali nelle nuove madri vanta una lunga tradizione, i neuroscienziati solo recentemente hanno iniziato a correlare il modo in cui una donna agisce a ciò che accade nel suo cervello, ovvero nella sua corteccia prefrontale, nei suoi lobi parietali e in altre aree.

I cambiamenti più evidenti sono costituiti sono rappresentati da un’aumentata attività nelle regioni che regolano l’empatia, l’ansia e l’interazione sociale. A questi cambiamenti corrisponde poi un incremento nella produzione ormonale durante la gravidanza e nel periodo postparto, che stimolano una nuova madre a sentirsi attratta dal suo bambino.

Si tratta di dati biologici molto rilevante e di non sempre ovvia interpretazione. Infatti, mentre la cultura prevede generalmente che la nascita di un figlio sia vissuta come un evento particolarmente gioioso, una rappresentazione stereotipata di questo importantissimo evento, può non comprendere la portata di impegno, difficoltà e responsabilità che, insieme all’enorme gioia, investono la neomamma.

Un’efficace educazione fa parte delle prassi di prevenzione e costituisce un importante fattore di protezione, mentre incrementa le possibilità di una relazione sana e soddisfacente. Nell’ottica di Pedagogia per il Terzo Millennio, le scoperte sul nostro funzionamento cerebrale possono fungere da base proprio per migliorare i processi educativi, ecco perché guardarle più nel dettaglio.

Il ruolo centrale dell’amigdala

 Di particolare interesse per i ricercatori è la struttura neuronale a forma di mandorla noti come amigdala, che è coinvolto nella memoria emotiva e innesca reazioni come paura, ansia e aggressività. In un cervello normale, l’attività nell’amigdala aumenta nelle settimane e nei mesi successivi al parto. I ricercatori credono che questa crescita sia correlata al comportamento della neomamma, che diviene ipersensibile ai bisogni del suo bambino, mentre un cocktail di ormoni, che trovano più recettori in un’amigdala più attiva, creando un rinforzo positivo per i comportamenti materni. Guardando semplicemente il proprio bambino, i centri della ricompensa del cervello di una madre si accendono, come hanno dimostrato diversi studi. Questo circuito cerebrale materno influenza il modo affettuoso in cui una madre parla al suo bambino, quanto attenta è, persino l’affetto che prova per il suo bambino. È naturale, dunque, che i danni all’amigdala siano associati a livelli più elevati di depressione nelle madri.

L’attività nell’amigdala è anche associata ai forti sentimenti di una madre per il proprio bambino rispetto ai bambini in generale. In uno studio pubblicato nel 2011 sulla risposta dell’amigdala nelle nuove madri, le donne hanno dichiarato di provare sentimenti più positivi guardando le foto dei loro bambini sorridenti rispetto alle foto di bambini sconosciuti sorridenti, e l’attività del loro cervello ha mostrato questa differenza. Gli scienziati hanno registrato una risposta cerebrale più intensa nell’amigdala, nel talamo e in altre aree, mentre le madri guardavano le foto dei loro bambini.

Si è scoperto che una maggiore risposta dell’amigdala quando si guarda i propri figli è correlata a una minore ansia materna e a meno sintomi di depressione. In altre parole, i cambiamenti nel cervello di una nuova madre aiutano a motivarla a prendersi cura del suo bambino, ma possono anche aiutare a proteggere il suo stato emotivo.

L’ossitocina – il così detto ormone della felicità – aumenta quando le donne guardano i loro bambini, ascoltano i loro vocalizzi e i loro pianti, o si accoccolano con loro. Un aumento di ossitocina durante l’allattamento potrebbe spiegare perché i ricercatori hanno scoperto che le madri che allattano al seno sono più sensibili al suono dei pianti dei loro bambini rispetto alle madri che non allattano.

Comprendere, dunque, che alcuni vissuti emotivi vengono potenziati da meccanismi neurofisiologici, ci aiuta a capire la natura in parte meccanica di questi processi e quindi a gestirli con consapevolezza, senza cadere nell’inganno di aspettative poco realistiche determinate da miti culturali.

Genitorialità e innamoramento

Secondo ricerche di Bartels e Zaki, diventare genitori sembra molto simile all’innamorarsi. Ciò aiuta a spiegare come molti nuovi genitori si descrivano quando incontrano i loro neonati. A livello cerebrale, le reti che diventano particolarmente sensibilizzate sono quelle che coinvolgono la vigilanza e la rilevanza sociale, come l’amigdala, oltre alle reti dopaminergiche che incentivano a dare priorità al neonato. È stato scoperto che quella stessa struttura cerebrale è ciò che rende i neonati così piacevolmente profumati per le loro madri in uno studio del 2013.

I cambiamenti cerebrali più significativi si verificano con il primo figlio di una madre, sebbene non sia chiaro se il cervello di una madre ritorni mai allo stato precedente al parto, mi hanno detto diversi neurologi. Eppure, i cambiamenti cerebrali non si limitano alle nuove madri.

Il cervello in paternità

Anche gli uomini mostrano cambiamenti cerebrali simili quando sono profondamente coinvolti nella cura dei bambini. L’ossitocina non sembra avere un ruolo nella paternità paragonabile a quello ha nella maternità, ma gli uomini mostrano un aumento dei livelli di ossitocina quando interagiscono con i loro bambini, e anche loro sviluppano una maggiore attivazione nelle regioni coinvolte nella sensibilità emotiva, nel legame e nell’empatia.

Ciò è vero al punto da mostrarsi anche con effetti che possono apparire controproducenti. Secondo uno studio recente condotto dal Carlos III Health Institute di Madrid, il cervello dei neopapà subisce una riduzione del 2% del volume corticale dopo la nascita di un figlio. Non è ancora chiaro il motivo di questo fenomeno, ma si ipotizza che possa favorire una connessione più semplice tra padre e figlio. Lo studio ha utilizzato la risonanza magnetica per valutare il cervello di 40 padri eterosessuali e ha rilevato cambiamenti nella materia grigia corticale, l’area del cervello coinvolta nella comprensione sociale, e una riduzione del volume nel sistema visivo. Questi risultati indicano un possibile ruolo del sistema visivo nell’aiutare i padri a riconoscere e rispondere ai loro bambini, ovvero una sorta di iper-focalizzazione, un cambio di priorità che si mostra fino al livello del cervello, cambiandone la struttura. La relazione interpersonale balza al primo posto, o per dirla con le parole usare durante una conferenza su questo tema da Patrizio Paoletti: Facciamo figli per allargare la nostra capacità di amare.

Consigli per le mamme

 Ecco allora alcuni consigli pratici, basati sui dati della ricerca, per coltivare il benessere mentale:

  • Utilizza il rilassamento, le pratiche meditative, anche di breve durata sono della massima utilità. In alternativa, esercizi di respirazione, di rilassamento guidato, o anche docce calde e confortevoli possono tornare utili.
  • Fai alcune pause nella dedizione al bambino, ricorda che c’è un meccanismo biochimico che produce una spinta utilissima, ma da gestire. Ascolta te stessa, le tue esigenze, coltiva hobby, relazioni e tutto ciò che ti mette in contatto con le tue emozioni e aspirazioni più intime.
  • Chiedi aiuto senza timore, sia nelle esigenze pratiche, che nelle difficoltà emotive, stai facendo fronte ad un’esperienza di vasta e profonda portata e le relazioni sociali sono preziose in questo.

Consigli per i papà

  • Prendi consapevolezza dei processi in corso, importantissimi, ma anche temporanei. Naturalmente alcune dinamiche di coppia cambieranno quando la neomamma vive trasformazioni tanto profonde a livello cerebrale.
  • Allenati a supportare, consapevole che entrambi state vivendo una profonda trasformazione, ma con caratteristiche psicofisiche decisamente diverse e il tuo ruolo è, proprio per questo prezioso.
  • Resta sempre disponibile ad imparare, genitori si diventa, perciò è normale sentirsi insufficienti nelle fasi iniziali, intanto che si apprende.
Bibliografia

 

  • Barrett, J., Wonch, K. E., Gonzalez, A., Ali, N., Steiner, M., Hall, G. B., & Fleming, A. S. (2012). Maternal affect and quality of parenting experiences are related to amygdala response to infant faces. Social neuroscience7(3), 252-268.
  • Bartels, A., & Zeki, S. (2004). The neural correlates of maternal and romantic love. Neuroimage21(3), 1155-1166.
  • Abraham, E., Hendler, T., Shapira-Lichter, I., Kanat-Maymon, Y., Zagoory-Sharon, O., & Feldman, R. (2014). Father’s brain is sensitive to childcare experiences. Proceedings of the National Academy of Sciences111(27), 9792-9797.
  • Martínez-García, M., Paternina-Die, M., Cardenas, S. I., Vilarroya, O., Desco, M., Carmona, S., & Saxbe, D. E. (2022). First-time fathers show longitudinal gray matter cortical volume reductions: evidence from two international samples. Cerebral Cortex1, 8.

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