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AIS: l’alunno al centro della scuola

Assisi International School è l’istituto scolastico creato dalla Fondazione Patrizio Paoletti nella città di San Francesco nell’anno 2009. Accoglie alunni dai 24 mesi ai 14 anni, dalla primavera fino alla primaria di secondo grado. AIS offre un percorso scolastico innovativo, completo e potenziato, i cui punti di forza sono l’insegnamento della lingua inglese sin dai primi anni di età, la didattica arricchita e l’ampia offerta di attività extra-scolastiche.

L’istituto di Assisi è stato selezionato, come rappresentativo per tutto il centro Italia, nell’ambito del Programma Nazionale EDU, promosso dall’Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO (AIGU). Un riconoscimento che esprime l’impegno quotidiano della scuola nel coinvolgere attivamente i suoi studenti nella costruzione di un futuro equo e sostenibile, fornendo loro gli strumenti per realizzare pienamente il potenziale ‘trasformativo’ che hanno in sé, affrontare la complessità e gestirla in modo pro-attivo. AIS è un istituto unico nel suo insieme, che unisce il sistema pedagogico della Fondazione Paoletti al metodo Montessori. Insieme a molte altre iniziative, ai progetti nelle periferie e alla formazione pedagogica delle famiglie, AIS rappresenta l’impegno per un’educazione di qualità in Italia e nel mondo.

La parola ai dirigenti e agli educatori di AIS:

Alla ricerca di un plus valore educativo
“Il valore di AIS non sta solo nell’offerta educativa e didattica, che è costruita attorno alla nostra esperienza quotidiana nel declinare ogni apprendimento nelle fasi dello sviluppo del bambino; ma anche nella ricerca neuro scientifica che la Fondazione conduce al suo interno. Quest’attività ci dà la possibilità di comprendere sempre meglio l’universo infantile nella sua specificità e di mettere questa nuova conoscenza a disposizione di tutti. È un percorso in divenire, come lo è da sempre il viaggio pedagogico”. (Barbara Piva, dirigente scolastico AIS)

Un’innovazione non solo tecnologica
“Lungo questo percorso ci siamo resi conto che sono molti gli aspetti dell’apprendimento e della crescita che non conosciamo ancora appieno. Quindi ci siamo chiesti spesso come migliorarci come educatori e cosa significhi innovare l’educazione. Oggi è fondamentale non scambiare l’innovazione didattica con la tecnologia. L’innovazione che restituisce i risultati più significativi dal punto di vista educativo è la centralità del bambino e del suo apprendimento. Le nuove tecnologie certamente devono essere utilizzate e sono state molto utili durante la pandemia. Ma i bambini sono continuamente sottoposti a sollecitazioni tecnologiche in famiglia, sin dalla tenera età. Fattore che li rende meno stimolati dal punto di vista della manualità; una perdita notevole per ogni bambino, in termini di apprendimento e competenze. In tutti i nostri progetti educativi, dalle periferie ai percorsi per genitori e insegnanti, l’uso del corpo è un alleato prezioso, come del resto testimoniano sia le parole di Maria Montessori, che studi raccolti e svolti dalla nostra Fondazione. In particolare la nostra esperienza ci racconta che se partiamo fornendo fin dai 3 anni ai bambini materiali e attenzioni adeguate, questi naturalmente impareranno non solo a scrivere con una calligrafia comprensibile e ordinata, ma raggiungeranno anche competenze che vanno molto oltre il saper leggere e scrivere”. (Giuseppina Pollastri – maestra ‘Giusy’ – coordinatrice didattica e insegnante scuola primaria)
“L’utilizzo della manualità dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado cambia, poiché si integra con le nuove tecnologie. I nostri alunni delle medie, ad esempio, utilizzano i tablet e internet per realizzare elaborati multimediali e per preparare le interrogazioni. Da poco hanno ultimato una ricerca sulle macchine di Leonardo Da Vinci, imparando a orientarsi sul web. Ma poi hanno manualmente realizzato alcune di quelle macchine. L’uso del corpo è funzionale ma, spesso, sottovalutato nell’apprendimento”. (Barbara Piva)

Problem solving e consapevolezza
“La manualità è legata alle competenze che un domani permetteranno al bambino, divenuto adulto, di affrontare un futuro oggi sconosciuto. Noi lavoriamo in modo che il bambino si trovi a interagire con un materiale e un obiettivo indicati dalla maestra, ma agendo individualmente, e provando a mettere in campo tutte le sue competenze, spesso coadiuvato da un gruppo di compagni. Ognuno impara a interpretare il proprio ruolo, finché la maestra scambia i ruoli e così il piccolo impara anche le competenze dell’altro. Alla scuola primaria, nel passaggio dalla conoscenza alla messa in pratica, si fa un percorso in cui al bambino sugli 8/9 anni si chiede di creare i propri obiettivi all’interno di un range stabilito. Quando fare una cosa, con chi farla, sono azioni che a quella età fanno sviluppare la consapevolezza delle proprie capacità. Diventando più capaci di gestire l’imprevisto e ciò che non conoscono, i bambini imparano a considerare la diversità come un valore, una ricchezza che ognuno mette in campo”. (Maestra ‘Giusy’)

L’amore per la conoscenza e l’interdipendenza
“I nostri alunni portano sempre con sé un amore vivo per la conoscenza. Vivono bene la scuola e sono sereni perché, come suggerito da Maria Montessori, coltiviamo l’educazione cosmica, per cui tutte le cose sono interdipendenti. Il bambino impara a vivere con la consapevolezza che nel suo essere nel mondo non è isolato ma è collegato agli altri e alla Terra. Un concetto che dagli 11 ai 14 anni può essere trasmesso con il supporto di progetti trasversali. I ragazzi di oggi ce l’hanno un pò nel sangue questa interdipendenza grazie al mondo tecnologicamente connesso in cui vivono. Ma bisogna aiutarli ad averne più consapevolezza e a considerarla un’opportunità”. (Barbara Piva)

La sostenibilità e la centralità del bambino
“Nella scuola primaria insegniamo il rispetto per la natura. Lavoriamo affinché il bambino impari a rispettare se stesso, l’altro e l’ambiente in cui vive. Oggi i bambini hanno minori opportunità di un contatto quotidiano con la natura, perché vivono con il cellulare in mano. Qui da noi i più piccoli si occupano dell’orto sinergico, mentre i più grandi scrivono progetti legati all’ambiente. Come lo studio sulle ‘smart city’, città più vivibili ed eco sostenibili. Tutti i progetti sono pensati in modo verticale, dall’infanzia alle medie. Il ruolo dell’insegnante è trasmettere all’alunno non solo le competenze, ma la consapevolezza e la passione. Per noi il bambino è tutto”. (Maestra ‘Giusy’)

 

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo

Maria Montessori

 

La scuola media è una terra di mezzo
“Alla base del nostro agire pedagogico ci sono tre pilastri: posizionamento, intenzionalità e relazione. Senza questi tre perni non si riesce a trasmettere il contenuto didattico specialmente alla fascia di età tra gli 11 e i 14 anni. La scuola secondaria di 1° grado non è un istituto superiore, è una terra di mezzo. Il focus va fatto non solo sul cosa si insegna, ma a chi. Questi ragazzi non sono una materia omogenea, ognuno ha il suo sviluppo. Personalizzare l’insegnamento però non vuol dire tenere l’alunno sotto una teca di vetro ma dargli il diritto e la dignità in ogni suo momento di crescita. Sta al docente la capacità di far emergere quello spirito di ricerca che ogni ragazzo ha dentro di sé. L’ambiente è importante, è un facilitatore di apprendimento. Ma il lavoro che fa il docente non è determinato dal contesto. Il processo di maieutica può essere applicato ovunque: dal centro alle periferie. Secondo noi sta al docente adattarsi e valorizzare l’ambiente intorno. È importante costruire il luogo per facilitare il processo di apprendimento, ma più importante di tutto è il mediatore: cioè le persone che con il loro impegno applicano una visione pedagogica più adatta (e scientificamente provata) ai bisogni dello sviluppo e della crescita dei nostri ragazzi”. (Aurora Caporali, Coordinatrice e docente scuola secondaria di primo grado)

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