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Intelligenze multiple, tra teoria e realtà

Intelligenze multiple: forse ne avete sentito parlare. Si tratta di una teoria secondo la quale non esiste una sola intelligenza concepita come unica capacità generale, bensì tante tipologie di intelligenza, diverse modalità cognitive che coesistono nel nostro cervello. Proposta per la prima volta nel 1983 dallo psicologo statunitense Howard Gardner, la teoria sostiene che queste diverse intelligenze siano legate a strutture specifiche nel nostro cervello, indipendenti tra loro, e che alcune siano più sviluppate di altre a seconda dell’individuo.

Nel corso del tempo la teoria di Gardner si espande per includere fino a nove intelligenze:

  • intelligenza linguistica (comprensione delle parole e dei linguaggi),
  • intelligenza logico-matematica (numeri, astrazione e pensiero critico),
  • intelligenza musicale (attitudine al suono, ritmo e tonalità),
  • intelligenza spaziale (visualizzare il mondo che ci circonda),
  • Intelligenza corporeo-cinestetica (coordinare i propri movimenti corporei),
  • Intelligenza interpersonale (comprensione di se stessi),
  • Intelligenza intrapersonale (relazioni sociali ed empatia),
  • Intelligenza naturalistica (riconoscere la natura circostante),
  • Intelligenza filosofico-esistenziale (ragionare in maniera astratta ed etica).

La teoria delle intelligenze multiple si pone in diretta opposizione al concetto di test per il Quoziente Intellettivo, che misurerebbe a detta di Gardner soltanto la sfera linguistica e logico-matematica, a discapito del resto. Il QI, un tempo lo strumento dominante in ambito psicologico e didattico per la misurazione dell’intelligenza, è stato di recente molto criticato per i bias impliciti della sua metodologia e il suo uso a volte classista o razzista. 

La teoria è oggi più popolare che mai negli ambienti didattici. Secondo un sondaggio USA il 90% insegnanti la ritiene valida e la utilizza per pianificare attività personalizzate, o addirittura per impostare interi curriculum scolastici. Sulla falsariga della teoria, si sono sviluppati i cosiddetti “stili di apprendimento” che, una volta individuata una sfera d’intelligenza in cui lo studente è più portato, concentrano i propri sforzi d’insegnamento solo su di essa.

Una metodologia che lascia perplesso lo stesso Gardner: si rischia infatti di inscatolare a forza gli studenti in una sola modalità di apprendimento piuttosto che un’altra. Lo scopo della teoria, a detta dello psicologo, dovrebbe essere proprio l’opposto, ovvero esporre gli studenti a più materiali, forme artistiche e modalità di apprendimento possibile, e lasciare a ognuno la capacità di trovare la propria strada. Sarebbe lo stesso una costrizione e un limitare le potenzialità mettere gli studenti in una di nove scatole (una delle nove intelligenze), invece che due (quelle matematica e linguistica).

Ma non mancano le critiche al concetto di intelligenze multiple. Queste intelligenze corrisponderebbero a degli specifici circuiti di attivazione cerebrale, al punto da coinvolgere aree cerebrali differenti. Il circuito della matematica, per esempio, sarebbe distinto da quello della musica. Ad oggi, nonostante i tentativi dei sostenitori della teoria, questi circuiti differenti non sono stati identificati. Mancano delle misurazioni sperimentali, fondamentali per qualsiasi teoria scientifica falsificabile. Anche la validità in ambito didattico è messa in discussione. Secondo una review della professoressa Lynn Waterhouse, College of New Jersey, che prende in esame decenni di studi sull’argomento, non ci sarebbero prove scientifiche sufficienti per dichiarare che gli studenti apprendono meglio con strategie d’insegnamento ispirate alla teoria di Gardner.

Tra educatori che la usano a volte in maniera impropria e i dubbi di una parte del mondo scientifico, cosa possono fare quindi gli insegnanti per applicare le intelligenze multiple? La parola chiave è diversificare.

Ecco alcune strategie didattiche ispirate alla teoria che si sono dimostrate efficaci nell’incentivare gli studenti senza costringerli su un unico binario:

  • Non concentrare le lezioni solo sulle capacità linguistico-matematiche ma includere anche arte, musica, teatro: questi aspetti possono stimolare le propensioni naturali latenti di uno studente, finora ignorate. 
  • Offrire lezioni multidisciplinari: gli studenti hanno una maggiore probabilità di memorizzare le informazioni se queste vengono presentate in modalità differenti.
  • Personalizzare l’insegnamento: adeguare la metodologia agli interessi e necessità dello studente per quanto possibile, senza restringerla a una sola.
  • Attenzione a non etichettare lo studente con un’unica modalità di apprendimento: identificare uno studente come “musicista”, “lettore” etc. fa passare l’idea che ci sia una sola modalità di apprendimento valida in base alla persona a discapito di tutte quelle possibili.

 

Bibliografia
  • Howard Gardner, Multiple Intelligences, Basic Books, 1993
  • Branton Shearer, Multiple Intelligences in Teaching and Education: Lessons Learned from Neuroscience, Journal of Intelligence, 2018
  • Lynn Waterhouse, Why multiple intelligences theory is a neuromyth, Frontiers of Psychology, 2023
  • Youki Terada, Multiple Intelligences Theory: Widely Used, Yet Misunderstood, Edutopia, 2018
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