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neuroni specchio

Cosa sono e come funzionano i neuroni specchio?

Alla scoperta della base neuronale dell’empatia, della percezione e dell’apprendimento

Hanno ispirato teorie sull’empatia, sul linguaggio, sull’apprendimento e perfino sulle origini della cultura umana – la scoperta dei neuroni specchio ha ridisegnato l’immagine che la scienza ha del nostro cervello.  Queste particolari cellule nervose, infatti, si attivano sia quando compiamo un’azione, sia quando osserviamo qualcun altro eseguire la stessa azione, mettendo in relazione percezione e comportamento. La loro esistenza suggerisce che il cervello non si limiti a osservare il mondo esterno, ma che lo simuli internamente, trasformando ciò che vede in rappresentazioni motorie e cognitive. Una capacità che potrebbe aver avuto un ruolo cruciale nell’evoluzione delle nostre abilità sociali

Come funzionano i neuroni specchio

Le prime scoperte sui neuroni specchio sono avvenute quasi per caso e proprio in Italia, quando un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma stava studiando l’attività della corteccia premotoria dei macachi. L’esperimento voleva registrare l’attività neuronale delle scimmie mentre afferravano oggetti o eseguivano movimenti specifici. I ricercatori osservarono qualcosa di inaspettato: alcuni neuroni si attivavano non soltanto quando il macaco prendeva un oggetto con la mano, ma anche quando osservava uno sperimentatore compiere la stessa azione. Il cervello sembrava reagire all’azione osservata come se la stesse eseguendo in prima persona.

Da allora numerosi studi hanno confermato in maniera empirica l’esistenza e il funzionamento dei neuroni specchio anche negli esseri umani. Questi sono particolarmente sensibili ad azioni finalizzate, come afferrare, manipolare o spostare oggetti, mentre rispondono molto meno a movimenti privi di uno scopo evidente. Il sistema non sembra quindi rappresentare semplicemente il movimento, ma l’intenzione motoria alla sua base. Tramite studi di imaging cerebrale, negli esseri umani sono state individuate reti cerebrali che si attivano sia durante l’esecuzione sia durante l’osservazione delle azioni, soprattutto nella corteccia premotoria, nel lobo parietale inferiore e nell’insula. Invece che parlare di singole cellule isolate, oggi gli studiosi preferiscono parlare di “sistema dei neuroni specchio”, una rete distribuita che collega percezione, movimento e cognizione sociale.

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Le ipotesi sull’origine dei neuroni specchio 

Anche se il loro ruolo nell’empatia e nella comprensione delle intenzioni è stato in parte enfatizzato oltre le evidenze sperimentali disponibili, i neuroni specchio rimangono uno degli elementi più affascinanti della mente umana, e una potenziale spiegazione della tendenza a collaborare che caratterizza la nostra specie.  

La capacità di comprendere rapidamente il comportamento dei conspecifici rappresenta un vantaggio considerevole in termini evolutivi: individuare le intenzioni di un alleato, prevedere le azioni di un rivale o imparare nuove tecniche semplicemente osservandole aumenta le probabilità di sopravvivenza e successo riproduttivo. In questo contesto il sistema specchio potrebbe aver contribuito all’evoluzione di abilità cognitive sempre più sofisticate.

Una delle  ipotesi sostiene che il sistema specchio si sia originato come una sorta di “estensione” di circuiti motori già esistenti. Gli animali devono infatti prevedere le conseguenze delle proprie azioni per muoversi efficacemente nell’ambiente. I neuroni coinvolti nella pianificazione motoria potrebbero aver progressivamente acquisito la capacità di rispondere anche all’osservazione delle stesse azioni compiute da altri individui, fornendo al cervello un modo  per interpretare il comportamento altrui utilizzando i propri schemi motori interni. 

Secondo un’altra ipotesi, nota come teoria dell’apprendimento associativo, il sistema dei neuroni specchio emergerebbe durante lo sviluppo: fin dalla nascita osserviamo continuamente i movimenti degli altri mentre eseguiamo i nostri. Questa associazione ripetuta durante l’apprendimento avrebbe rafforzato le connessioni neurali che finiscono per collegare osservazione ed esecuzione dell’azione. 

Forme di corrispondenza tra percezione e azione sono state osservate non solo nei primati, ma anche negli uccelli canori e in altri vertebrati sociali. Ciò suggerisce che meccanismi simili possano essersi evoluti più volte in modo indipendente come risposta alle pressioni selettive legate all’apprendimento sociale.

Neuroni specchio e socialità

La ragione per cui i neuroni specchio hanno attirato tanta attenzione risiede soprattutto nelle loro possibili implicazioni sociali. Oltre che facilitare il già citato apprendimento per imitazione (che riguarda non solo comportamenti motori e uso di oggetti, ma anche norme culturali), anche l’empatia potrebbe essere una sorta di “effetto collaterale” del sistema dei neuroni specchio. 

Diverse aree cerebrali  implicate nel sistema specchio sembrano infatti attivarsi anche quando osserviamo emozioni o sensazioni provate da altre persone. Vedere qualcuno provare dolore, disgusto o gioia può indurre una risposta neurale parzialmente sovrapponibile a quella che vivremmo noi stessi durante la stessa esperienza. Questo fenomeno potrebbe costituire la base neurobiologica della capacità umana di condividere gli stati emotivi altrui.

Particolare interesse ha suscitato anche il possibile legame con i disturbi dello spettro autistico. Alcune ricerche hanno suggerito che alterazioni del sistema specchio possono contribuire alle difficoltà sociali osservate in queste condizioni. Le evidenze accumulate negli ultimi anni indicano tuttavia un quadro molto più complesso, nel quale l’autismo non può essere spiegato esclusivamente come un deficit dei neuroni specchio – molte aree implicate nell’empatia, infatti, funzionano correttamente negli individui nello spettro.

Ciò che emerge con chiarezza è che il cervello umano non è progettato per funzionare in isolamento. Gran parte della sua architettura si è evoluta in un contesto sociale, dove comprendere gli altri era essenziale quanto comprendere l’ambiente che ci circonda. I neuroni specchio rappresentano una delle manifestazioni più evidenti della natura sociale della mente umana: un sistema che ci permette non soltanto di osservare le azioni altrui, ma di ricrearle internamente e mettersi in relazione col prossimo.


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Bibliografia
  • Rizzolatti G., Sinigaglia C. (2006). So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio. Raffaello Cortina Editore. 
  • Cook R, Bird G, Catmur C, Press C, Heyes C. Mirror neurons: from origin to function. Behav Brain Sci. 2014 Apr;37(2):177-92. doi: 10.1017/S0140525X13000903. PMID: 24775147 
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  • Yates L, Hobson H. Continuing to look in the mirror: A review of neuroscientific evidence for the broken mirror hypothesis, EP-M model and STORM model of autism spectrum conditions. Autism. 2020 Nov;24(8):1945-1959. doi: 10.1177/1362361320936945. Epub 2020 Jul 15. PMID: 32668956; PMCID: PMC7539595.
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