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Invecchiare bene

Come invecchiare bene? Lunghezza e qualità della vita

Prevenzione, educazione, socialità: i dati OMS e di un sondaggio sulla salute attiva in Italia

I progressi della ricerca e della medicina allungano la durata della vita e l’Istat testimonia che l’Italia è uno dei Paesi più longevi in assoluto. Tuttavia, a livello globale, il benessere rischia ancora di restare indietro. Incrociando longevità e attuali stili di vita, si estende quella porzione di vecchiata vissuta fra sfide sanitarie, di salute mentale e fisica. Uno studio pubblicato sulla rivista Jama Network Open descrive il gap fra l’esistenza vissuta in salute e l’aspettativa di vita, contando gli anni in cui gli anziani vivono con qualche patologia o disabilità. E una nuova indagine su longevità e salute attiva testimonia la necessità di una maggiore educazione alla salute, con linee guida di prevenzione e sensibilizzazione, che promuovano anche una sana socialità, come determinante fondamentale di benessere.

Invecchiare nel nostro Paese

L’Istat testimonia che l’Italia è un Paese molto longevo, con una speranza di vita alla nascita di 83,4 anni. La longevità è un tesoro conquistato con fatica, considerando che nel 1872 eravamo fra i Paesi europei con la speranza di vita più bassa, di appena 29,8 anni.

L’Istat ricorda che la vita si è allungata grazie al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e alla diffusione degli antibiotici, che hanno anche contribuito a ridurre notevolmente la mortalità infantile. La nostra percezione di salute è aumentata negli ultimi trent’anni, seppure diminuisca con l’età, in particolare fra le donne. Nel 2025 quasi il 28% delle donne di 85 anni e più ha dichiarato di stare male o molto male. Tra i coetanei uomini, invece, la quota è del 17,2%, simile a quella della fascia 75-84 anni.

Con l’innalzarsi dell’età, infatti, sono anche aumentate le patologie cronico-degenerative e cardiovascolari. Si pensi che i tumori sul finire dell’Ottocento erano responsabili solo del 2–3% dei decessi totali, una percentuale che è salita al 26,3% nel 2023, mentre le malattie cardiovascolari sono passate dal 6–8% al 30%. In questo contesto di generale invecchiamento, una delle sfide di salute più importanti risulta la multimorbilità, ovvero la presenza simultanea di 2 o più patologie. Nel 2025 si stima che abbia riguardato 13 milioni di persone (rispetto ai 10,3 milioni nel 1993), di cui il 39% ultra75enni.

Il sondaggio “Longevità e salute attiva in Italia”

In questo quadro di longevità emerge una nuova esigenza: vivere a lungo, ma soprattutto vivere bene. Ed è proprio questa la visione che emerge dal sondaggio nazionale sulla longevità e la salute attiva, realizzato da Cerba HealthCare Italia, che ha coinvolto mille cittadini italiani, rappresentativi della popolazione per età, sesso e distribuzione geografica.

Secondo i dati raccolti, solo il 29,2% degli intervistati associa principalmente la longevità alla durata dell’esistenza. Per il 57,3% la longevità non è una semplice questione di anni aggiunti all’esistenza, ma di qualità di vita, mantenendosi in salute e benessere.

L’importanza della prevenzione

La quasi totalità degli italiani (90,2%) riconosce l’importanza della prevenzione, definendola molto o abbastanza rilevante per la propria salute. Il problema, tuttavia, sta nel tradurre questa consapevolezza in azioni concrete e costanti: appena il 23,5% delle persone dichiara di sottoporsi a controlli medici con regolarità, il 43,8% lo fa saltuariamente e quasi un terzo del campione (29,6%) si rivolge al medico solo quando avverte sintomi.

La responsabilità della prevenzione non è sempre chiara: più della metà degli intervistati (51,4%) non sa indicare chi dovrebbe occuparsi attivamente di promuovere la salute, rivelando la necessità di figure di riferimento chiare e di percorsi strutturati. Anche l’informazione sanitaria sta cambiando volto: medici e professionisti sanitari restano il punto di riferimento principale solo per il 30,5% del campione, mentre internet e social media raggiungono complessivamente il 41,2%, dimostrando il ruolo educativo delle nuove tecnologie e la loro responsabilità nella promozione di una salute globale.

Fra longevità e qualità di vita

invecchiare beneL’Organizzazione Mondiale della Sanità testimonia che l’età media continua ad aumentare velocemente: entro il 2030 una persona su sei, nel mondo, avrà compiuto sessant’anni. Si vive di più, ma si allunga anche una parte della vita con salute carente. Questo è ciò che emerge da uno studio effettuato sui dati dell’Osservatorio della salute globale dell’OMS, pubblicato su Jama Network Open. La ricerca testimonia che negli ultimi vent’anni è aumentato il divario fra gli anni vissuti in salute e la durata media della vita, passando da 8,5 anni nel 2000 a 9,6 anni in media nel 2019, con le donne con un divario medio di 2,4 anni in più rispetto agli uomini. Un ulteriore studio su 183 Paesi, pubblicato su Nature, conferma un andamento preoccupante, con proiezioni fino al 2100 che prevedono un continuo ampliamento del divario fra durata della vita in salute e durata media della vita, in tutte le regioni.

A impattare fortemente su questa differenza sono l’aspettativa di vita, il prodotto interno lordo e il carico delle malattie croniche non trasmissibili, come il diabete o i disturbi cardiovascolari. Gli Stati Uniti presentano il divario maggiore fra durata della vita in salute e lunghezza complessiva della vita, con 12,4 anni di differenza. In Italia sono 11 gli anni di salute precaria che, mediamente, ci aspettano in vecchiaia. Questa ricerca sottolinea l’urgenza di ideare piani sanitari ed educativi orientati alla prevenzione, al benessere e a sani stili di vita per una salute globale, per integrare longevità e qualità di vita.

Salute mentale e socialità

Per la salute dell’anziano le relazioni risultano fondamentali e rappresentano un fattore protettivo per il benessere psicologico. Secondo un report sulla salute mentale in età avanzata dell’OMS, emerge che un anziano su quattro soffre di isolamento sociale e solitudine, che aumentano il rischio di ansia e depressione. Il 14% degli adulti che hanno compiuto sessant’anni risulta colpito da una patologia mentale, la cui insorgenza è correlata a:

  • fattori di stress legati all’invecchiamento
  • declino delle capacità funzionali
  • eventuali problematiche economiche
  • sensazione di mancanza di un senso o scopo
  • demenze e patologie neurodegenerative, come le malattie di Alzheimer e Parkinson.

Per approfondire l’importanza della socialità, Fondazione Patrizio Paoletti mette a disposizione una videolezione sul fattore protettivo delle relazioni nell’età anziana, che puoi visionare gratuitamente qui.

Sani stili di vita per invecchiare in salute

Invecchiare bene lunghezza e qualità della vitaNel report, l’OMS sottolinea la necessità di supportare l’anziano nei propri bisogni, lavorando su accessibilità e sicurezza e promuovendo sani stili di vita, che comprendano una dieta sana, esercizio fisico e una buona connessione sociale. Sono parallelamente necessari gli spazi in grado di promuovere il benessere e favorire la compensazione delle capacità perdute, lo sviluppo di quelle residue e la felicità.

Il movimento ha un ruolo protettivo, per la salute fisica e mentale dell’anziano. Ne deriva la necessità di promuovere progetti di allenamento specifici o adatti anche all’età avanzata, come il Quadrato Motor Training. Questo programma di mindful movement ideato da Patrizio Paoletti ha dimostrato di incrementare le funzioni cognitive, la cognizione spaziale e la capacità di elaborazione delle informazioni, migliorando le condizioni neurodegenerative. La ricerca attesta che la pratica quotidiana del Quadrato Motor Training, per pochi minuti al giorno, è in grado di potenziare originalità e autoefficacia, sostenere la plasticità neurale e apportare significativi miglioramenti nell’integrità della sostanza bianca del cervello, che gioca un ruolo importantissimo nella trasmissione degli impulsi nervosi e nel coordinamento delle attività cognitive, sensoriali e motorie.

Per invecchiare bene è anche necessario ridurre lo stress e il più possibile l’esposizione all’inquinamento, che rischiano di accelerare l’invecchiamento e il ritmo biologico naturale, tramite meccanismi epigenetici e la produzione di radicali liberi, che danneggiano il DNA.

In una società che ha raggiunto enormi obiettivi per allungare la durata della vita, è necessario lavorare anche sulla qualità della stessa, investendo nell’educazione, che è la prima prevenzione, e sulla promozione di sani stili di vita. Parallelamente, abbiamo bisogno di superare una certa cultura del ritiro nell’età avanzata, valorizzando invece una lunga e sana vecchiaia come conquista evolutiva e l’anziano come parte fondamentale della famiglia e risorsa preziosa e indispensabile per la comunità, spesso impegnata in progetti solidali, educativi e nella trasmissione intergenerazionale di saperi, tradizioni e valori.

 

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Bibliografia
  • Garmany, A., & Terzic, A. (2024). Global healthspan-lifespan gaps among 183 World Health Organization member states. JAMA Network Open7(12), e2450241-e2450241.
  • Mental health of older adults – https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/mental-health-of-older-adults (Consultato nel novembre 2023)
Sitografia
  • https://www.nature.com/articles/s43856-025-01111-2
  • https://www.stateofmind.it/2024/04/stress-invecchiamento/
  • https://www.greenme.it/salute-e-alimentazione/salute/inquinamento-invecchia-danni-dna/
  • https://www.istat.it/produzione-editoriale/salute/
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