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Ricostruire attraverso l’educazione: la testimonianza di Maria Teresa Cesaroni, direttrice della Scuola di Circo Corsaro a Scampia

Quando si parla di Scampia, una delle prime immagini che vengono in mente sono i grandi complessi residenziali in cemento, costruiti tra gli anni ’60 e ’70, che prendono il nome di “Vele”, proprio per la forma triangolare di queste costruzioni. Le Vele di Scampia nel corso degli anni sono diventate il simbolo del degrado di questo quartiere. Eppure, se si guarda bene oltre le Vele, oltre al degrado e si inizia a buttare giù i pregiudizi su questo quartiere come sono stati buttate giù le Vele nel corso degli anni, una dopo l’altra, si può vedere una Scampia fatta di persone e di associazioni che cercano di ricostruire.

Ricostruire, metaforicamente, dalle macerie di un quartiere che per tanto, troppo tempo è stata abbandonato dalle istituzioni locali che, come ci dice Maria Teresa Cesaroni, direttrice della Scuola di Circo Corsaro, “non investono per contrastare la povertà e non investono nemmeno nella cultura, se non in eventi che possiamo chiamare a fuoco d’artificio, cioè che hanno una grande risonanza mediatica, ma durano un tempo molto breve e limitato”.

Tra le associazioni che si impegnano a “ri-costruire”, attraverso progetti educativi ci sono Fondazione Patrizio Paoletti, APD Circo Corsaro e New Life For Childrenin collaborazione con le Educative territoriali “La voce dei Luoghi” e “L’approdo di Gulliver”. Proprio dalla loro collaborazione è nata la Scuola di Circo Corsaro. In vista della sesta Giornata Mondiale dell’Educazione abbiamo fatto alcune domande alla direttrice della scuola, Maria Teresa Cesaroni.

Per la tua esperienza, che valore ha l’educazione nella vita dei ragazzi che incontri? E come si riesce a convincere un ragazzo o una ragazza che ci sono alternative alla “strada”?

L’educazione è fondamentale nella vita di tutti i ragazzi e le ragazze, in un quartiere dove la povertà educativa è molto presente, ovviamente. Il supporto educativo è fondamentale per essere da guida, da esempio e di ispirazione per le vite dei giovani e delle giovani che crescono e che hanno bisogno anche di modelli diversi da quelli che, purtroppo, sono la maggioranza o comunque in grande quantità nel quartiere dove la scolarizzazione è molto bassa. Il numero degli abbandoni scolastici è altissimo. C’è carenza di lavoro e molte persone vivono ai limiti della legalità e le condizioni culturali e sociali sono al limite.

L’educazione, quindi, è fondamentale per guidare e ispirare i giovani e le giovani. Un’alternativa alla “strada”? Io direi non solo alla strada, perché la narrazione della strada è una narrazione un po’ antica. I ragazzi, oggi, non sono solo in strada, dove compiono azioni illegali, ma sono spesso chiusi in casa, annullati con dei mezzi tecnologici di cui abusano, chiusi nelle loro stanze, anche perché è un quartiere che non offre alternative educative. Non c’è un cinema, una piazza di incontro o una biblioteca dove stare con i compagni e le compagne a fare attività, se non quelle che le associazioni si inventano e propongono.

Come si fa? Si offre qualcosa con un forte valore che loro riconoscono e il circo, nel mio caso, ha una fortissima capacità attrattiva. Il circo lo amano tutti perché dà la possibilità di sognare. Molto spesso vengono proposte attività orientate all’avviamento al lavoro, quindi l’intenzione è che i ragazzi poi trovino un lavoro. Quello del lavoro è una preoccupazione, sì, ma è anche giusto dare spazio al gioco, al sogno, all’immaginazione, alla possibilità creativa.

Ti occupi di arti circensi. Il movimento gioca un ruolo importante nell’apprendimento anche degli aspetti emotivi e relazionali?

Nel circo, attraverso il movimento che ha un ruolo fondamentale, lavoriamo a supporto del grande assente quando si parla di attività motorie ovvero l’empatia. Quando si parla di attività motorie molto spesso si parla di sport e lo sport è qualcosa di competitivo, dove qualcuno cerca di primeggiare su qualcun altro. Nel circo, invece, non c’è la competizione, ma c’è solo l’aspetto relazionale dove ognuno cerca di trovare il suo spazio e comunicare il proprio essere attraverso l’uso del proprio corpo. 

Cesaroni_Scampia“A piccoli passi” è il titolo dello spettacolo che avete messo in scena a maggio, un titolo significativo. I ragazzi e le ragazze, in un momento storico in cui si vuole tutto e subito, stanno facendo loro questo concetto?

Rispondo a questa domanda dicendo che questo “tutto e subito”, questa velocità, questa richiesta costante che viene fatta ai bambini e alle bambine è stata una denuncia fatta proprio da loro. Il tutto è nato da un’improvvisazione di una bambina in cui raccontava il gioco lento fatto a casa con la sua amica e il feedback di tutti i compagni e le compagne che subito dopo raccontavano di quanto benessere il racconto avesse generato in loro. Da questo episodio abbiamo iniziato a lavorare sull’importanza della lentezza, del riappropriarsi del tempo personale e quindi dell’importanza di fare le cose a piccoli passi.

 Maria Teresa Cesaroni, direttrice della Scuola di Circo Corsaro a Scampia

Ci racconti un aneddoto significativo per far capire a chi ci legge la vita quotidiana di un progetto come questo?

Da anni lavoriamo sull’empatia a 360° e non intendiamo solo quella tra umani, ma anche l’empatia con la natura, gli animali e con quello che ci circonda. Questo tipo di empatia la chiamiamo intelligenza ecologica e tutti i nostri operatori e operatrici sono formati per avere gli strumenti specifici per lavorare su questo tipo di intelligenza.

Una volta, il teatro dove svolgiamo l’attività era chiuso, eravamo tutti lì fuori e non ci facevano entrare, per cui ci siamo ritrovati a dover fare le nostre prove all’aperto. Ci ritroviamo in natura e proponiamo di andare sul prato e qui succede l’inaspettato: sia alcuni ragazzi che alcune operatrici locali non volevano toccare l’erba perché dicevano che l’erba era sporca e preferivano rimanere sul cemento, aggiungendo che erano allergici all’erba. Questo episodio ci ha fatto capire come il “deficit da natura”, la mancanza di zone verdi, in quartieri periferici pieni di cemento, sia un’emergenza grande. Da lì abbiamo iniziato a fare un percorso sull’intelligenza ecologica, sul contatto con la natura e sul rispetto degli animali, tutto questo sempre… a piccoli passi.

Per finire, la cosa più bella che un ragazzo o una ragazza del progetto ti ha mai detto?

Alla fine del percorso che abbiamo fatto sul contatto con la natura e sul rispetto degli animali, dopo l’estate, alcuni ragazzi e ragazze mi hanno detto che hanno attivato una rete territoriale per salvare gli animali abbandonati e mi hanno fatto vedere tutte le foto. E una ragazza mi ha detto che ha smesso di mangiare la carne e si è resa conto, nel tempo, del beneficio emotivo che questa cosa le aveva apportato.

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