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Intervista a Tal D. Ben-Soussan, direttrice del RINED: la ricerca neuroscientifica come guida al benessere psicofisico

L’Istituto di Ricerca in Neuroscienze, Educazione e Didattica (RINED) è parte della Fondazione Patrizio Paoletti (FPP), una fondazione italiana iscritta all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIUR). L’obiettivo principale della RINED, e di FPP in generale, è quello di individuare nuovi modelli teorici e pratici di conoscenza che promuovano la salute e il benessere cognitivo, fisico, psicologico ed emotivo dall’infanzia alla vecchiaia. Vi presentiamo oggi un’intervista a Tal D. Ben-Soussan, neuroscienziata formatasi presso l’israeliana Bar-Ilan University e ormai da due decadi direttrice del RINED.

Perché fare neuroscienze e ricerca in generale?

Innanzitutto, perché capire i meccanismi di funzionamento del cervello in relazione al nostro benessere o alla nostra sofferenza fisica, emotiva e cognitiva può aiutare a creare strategie di crescita. Se sai quali percorsi e onde cerebrali sono collegati a specifici stati mentali puoi attivarli volontariamente, scegliendo lo stato che desideri.

Può fare un esempio?

Certo, per esempio è il caso della meditazione e dell’esercizio fisico. Oggi sappiamo quali onde cerebrali (milioni di neuroni che sparano insieme, lavorando in collaborazione) sono collegate a diversi tipi di stati e a diversi tipi di meditazione. Quindi se vogliamo essere più concentrati, ci sono tecniche per questo, lo stesso se vogliamo essere più rilassati. Se ciò che si vuole raggiungere è un maggiore senso di unità con il mondo, con le altre persone, con la natura e aumentare anche l’empatia, possiamo essere molto fiduciosi al riguardo, nella nostra capacità di comprendere i meccanismi cerebrali. Non è solo una questione teorica, può avere ricadute concrete utili a cambiare la propria vita. Personalmente, credo molto nelle neuroscienze applicate, ciò che sappiamo e ciò che miriamo a scoprire dovrebbe servire e di fatto serve alla società tutta.

Abbiamo ancora molto da scoprire. Abbiamo iniziato più di 20 anni fa, con partecipanti sani con i quali esaminavamo gli effetti sulla cognizione di una meditazione in movimento appositamente progettata da Patrizio Paoletti, il Quadrato Motor Training (QMT). C’è voluto un po’ di tempo perché la comunità medica e molti ricercatori cogliessero il nesso, e nel corso degli anni abbiamo dimostrato come l’attivazione di alcune parti del cervello (come il cervelletto) e il passaggio a frequenze più lente di attivazione sinaptica possano aiutare sia in diverse abilità cognitive, come la cognizione spaziale e la creatività, sia per il benessere emotivo.

Abbiamo poi esteso la ricerca alle difficoltà di apprendimento, dimostrando un miglioramento della lettura, della cognizione spaziale e temporale anche nella dislessia e nelle difficoltà di apprendimento più gravi. Negli ultimi anni abbiamo avviato promettenti collaborazioni con diverse università e ospedali, lavorando anche con i pazienti affetti da Alzheimer con risultati simili.

La prossima settimana finalmente implementeremo la ricerca anche con i pazienti affetti da Parkinson, con il mio meraviglioso team molecolare (le dottoresse Sabrina Venditti dell’Università Sapienza e Micaela Caserta e Loredana Verdone del CNR, che hanno lavorato con me negli ultimi 10 anni) e il professor Carlo Quattrochi. Uniremo due linee di indagine, quella sui cambiamenti neuroanatomici e quella sui cambiamenti molecolari a seguito del QMT in persone affette da Parkinson. C’è ancora molto da studiare e contesti in cui è necessario supportare le persone che soffrono di diverse disabilità motorie e cognitive, ed eventualmente anche emotive. Le nostre scoperte, anni fa, hanno evidenziato una crescente comprensione del valore dell’interazione tra attività fisica, emozioni positive e autoregolazione.

È per questo che ha dedicato gli ultimi 20 anni di ricerca e attività alla Fondazione Patrizio Paoletti e all’istituto di ricerca RINED?

Sì decisamente, uniamo il perseguimento della conoscenza accademica con la sua applicazione a diversi campi e popolazioni del tessuto sociale. Oltre a condurre studi all’avanguardia in laboratorio, li conduciamo anche sul campo, esaminando e insegnando agli studenti universitari. Conduciamo anche studi online, per esempio, esaminando la connessione tra il benessere delle persone, il movimento (come la danza) e la percezione dello spazio. Conduciamo conferenze per la comunità scientifica e per il grande pubblico (Come i prossimi Fechner Day e ICONS).

Ha un ultimo messaggio per i nostri lettori?

Sì, se sentite di essere come bloccati da qualche parte nella vostra vita e volete venirne fuori, o se semplicemente volete migliorare un certo aspetto della vostra vita, dovreste avere una mappa – questa mappa può anche essere rappresentata dal vostro cervello. È l’antica metafora del labirinto e ora abbiamo la bellissima opportunità di esaminarla cautamente con diversi strumenti affascinanti, rappresentati dai cambiamenti elettrofisiologici nel cervello, nel sistema immunitario e persino nel DNA.

Mi sento privilegiata per aver avuto l’opportunità di indirizzare e orientare le mie conoscenze accademiche e la mia curiosità verso queste linee di ricerca e poter contribuire alla loro continua espansione a livello mondiale, in termini di temi e metodi.

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