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Sport per crescere - Coni

Sport per Crescere: lo sport come alleato per la prevenzione del disagio psicologico

Presentati al CONI i risultati dello studio promosso da Fondazione Ospedale Niguarda e Fondazione Patrizio Paoletti.

In un’età delicata come quella della preadolescenza, praticare sport significa molto più che allenare il corpo. L’attività sportiva può offrire ai ragazzi uno spazio di relazione, partecipazione e confronto, contribuendo al loro benessere psicologico e sociale. È questa la prospettiva al centro di Sport per Crescere. Sport e Salute Mentale per la Generazione Olimpica, il progetto promosso da Fondazione Ospedale Niguarda e Fondazione Patrizio Paoletti, che dopo la prima tappa lombarda è stato presentato a Roma presso la sede del CONI al Foro Italico.

Rafforzare le competenze

L’appuntamento romano ha rappresentato un passaggio importante nel percorso dell’iniziativa: partire dalle evidenze raccolte attraverso la ricerca per costruire un modello educativo e formativo destinato a essere diffuso e replicato su scala nazionale. L’obiettivo è rafforzare le competenze di educatori e allenatori e creare, insieme a famiglie, scuola, istituzioni e sistema sanitario, una rete capace di sostenere il benessere delle nuove generazioni. 

Una sfida che riguarda tutto il Paese

La presentazione di “Sport per Crescere” ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo sportivo, sanitario ed educativo, sottolineando la necessità di affrontare il disagio giovanile attraverso una prospettiva condivisa.

Ad aprire la giornata è stato Luciano Buonfiglio, Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, mentre a dare il via ai lavori è stato Riccardo Bertollini, Segretario Generale di Fondazione Ospedale Niguarda, che ha sottolineato l’impegno in prima linea dell’ente: “1.300 adolescenti tra gli 11 e i 14 anni hanno raccontato, attraverso i questionari analizzati dai professionisti dell’Ospedale Niguarda, quanto lo sport possa essere un alleato prezioso in un’età delicata come quella della crescita. Un lavoro reso possibile dalla collaborazione con CONI e Direzione Regionale Scolastica, e dal sostegno di Fondazione Cariplo e Fiera Milano. Nei nostri progetti le persone sono sempre al centro: oltre alla cura, c’è lo sport che cura”

Prendersi cura delle nuove generazioni

I lavori sono proseguiti con l’intervento istituzionale di Paola Frassinetti, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Istruzione e del Merito. Sono inoltre intervenuti Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera dei Deputati, e Federico Mollicone, Presidente della Commissione Sport della Camera dei Deputati

“La ricerca presentata oggi ci ricorda una cosa essenziale: prendersi cura delle nuove generazioni significa anche creare le condizioni perché possano crescere attraverso esperienze positive, relazioni e comunità. Lo sport, in questo senso, rappresenta uno straordinario strumento educativo e sociale, oltre che un presidio di benessere psicofisico. È un valore che la nostra Costituzione riconosce e che le istituzioni hanno il dovere di promuovere concretamente, soprattutto nei confronti dei più giovani. L’eredità di Milano-Cortina 2026 deve essere anche questa: trasformare l’entusiasmo suscitato dai Giochi in un investimento stabile sulle persone, sui territori e sulle opportunità di crescita dei nostri ragazzi. La collaborazione tra Parlamento, Governo, scuola, famiglie, mondo sportivo e sistema sanitario è la strada per costruire una vera alleanza educativa e fare dello sport una componente strutturale delle politiche di prevenzione e di promozione del benessere” ha commentato l’ On. Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera dei Deputati.

La visione alla base dell’iniziativa

La visione alla base dell’iniziativa è stata poi illustrata congiuntamente da Alberto Zoli, Presidente della Fondazione Ospedale Niguarda e Direttore Generale dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, e dai vertici della Fondazione Patrizio Paoletti, con un intervento del Fondatore e Presidente Onorario Patrizio Paoletti.

Ogni giorno per i nostri giovani è un momento di confronto con le loro più intime e profonde necessità, che devono trasformarsi in abilità. I giovani di oggi hanno bisogno di essere sostenuti, nutriti, ma anche guidati nella direzione di conoscere meglio se stessi. E quale elemento migliore dello sport per fare in modo che essi si confrontino con la difficoltà, con la necessità di sviluppare capacità di attenzione, di focalizzazione, di resilienza, per potersi, dopo ogni fallimento, rialzare più capaci di prima, con una volontà forgiata nello sforzo, nell’impegno, nel superamento del proprio limite, nel confronto con la difficoltà.

Il progetto che stiamo portando avanti pone l’accento proprio su un nuovo modello psicopedagogico, il modello sferico della coscienza, che vuole che l’individuo pensi a se stesso come un tutto in grado di confrontarsi con l’intero insieme della struttura sociale, famiglia, affetti, lavoro-finanza, materia e spirito, amicizia e collettività. Ed è proprio questo ultimo punto più fecondo in ambito educativo, grazie agli altri noi scopriamo e abbiamo l’opportunità di conoscere e definire meglio noi stessi”. (Patrizio Paoletti)

Nel corso della mattinata è emersa una visione condivisa: lo sport può diventare una componente strutturale delle politiche di prevenzione e promozione del benessere dei giovani. In questa prospettiva, anche l’eredità di Milano-Cortina 2026 può tradursi in un investimento duraturo sulle persone, sui territori e sulle opportunità di crescita delle nuove generazioni.

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Dalla ricerca lombarda a un modello nazionale

Il progetto nasce da uno studio promosso da Fondazione Ospedale Niguarda e realizzato attraverso la raccolta e l’analisi di questionari rivolti a oltre 1.200 ragazzi tra gli 11 e i 14 anni del territorio lombardo. I risultati permettono di osservare la relazione tra frequenza dell’attività sportiva e diversi indicatori di benessere psicologico e sociale.

I dati si inseriscono in uno scenario più ampio: in Italia, il 40% degli adolescenti abbandona la pratica sportiva entro i 14 anni. La continuità dell’esperienza sportiva diventa quindi una questione importante non soltanto dal punto di vista motorio, ma anche educativo e sociale.

È proprio a partire da questa evidenza che “Sport per Crescere” guarda alla costruzione di un modello di riferimento da estendere progressivamente all’intero territorio nazionale.

Il progetto adotta una prospettiva di capacity building, intesa come rafforzamento delle competenze educative degli adulti che accompagnano i ragazzi nel loro percorso sportivo. Educatori, allenatori e famiglie possono infatti contribuire in modo significativo alla costruzione di contesti capaci di favorire motivazione, relazioni positive e partecipazione.

L’obiettivo è mettere a disposizione modelli didattici e formativi scalabili, in grado di essere replicati in altri territori e di sostenere una vera alleanza educativa. L’ambiente sportivo può così diventare un contesto favorevole alla prevenzione e un fattore protettivo rispetto a isolamento, ritiro sociale e demotivazione.

Su questo versante è intervenuta Elena Perolfi, Direttrice Programmi Didattici e Formativi nazionali di Fondazione Patrizio Paoletti, con un contributo dedicato alla dimensione didattica e alla formazione degli adulti.

La prospettiva educativa si è integrata con quella clinica grazie agli interventi di Laura Zoppini, Direttrice Sociosanitaria, Mauro Percudani, Direttore della Psichiatria, e Aglaia Vignoli, Direttrice della Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda.

Cosa raccontano i dati

I risultati dello studio mostrano differenze significative tra i ragazzi che praticano sport in modo assiduo, cioè tre o più volte alla settimana, e i coetanei meno attivi.

Meno solitudine e tristezza. Tra i praticanti assidui, il 4,9% risulta significativamente meno solitario, rispetto al 9,0% dei coetanei meno attivi. Anche gli indicatori legati a infelicità e tristezza sono inferiori: l’8,1% riferisce di sentirsi infelice o triste e di piangere facilmente, contro il 16,9% degli altri ragazzi.

Più concentrazione e integrazione. Il 30,9% dei ragazzi che praticano sport riesce a rimanere concentrato fino a terminare i propri compiti, rispetto al 20,0% dei coetanei meno attivi. Anche l’accettazione da parte del gruppo dei pari risulta maggiore: 54,9% contro 34,7%.

Meno disagi fisici e maggiore sicurezza. Tra i praticanti assidui si registra una minore incidenza di mal di testa, mal di stomaco e nausea: 6,9% contro 9,5%. Inoltre, il 16,8% riferisce di sentirsi nervoso o insicuro di fronte a situazioni nuove, rispetto al 24,2% dei ragazzi meno attivi.

Nel loro insieme, questi dati evidenziano la relazione tra pratica sportiva e diversi aspetti del benessere psicologico e sociale, offrendo indicazioni utili per orientare future strategie educative e formative.

Formare chi accompagna la crescita

I risultati della ricerca rappresentano quindi un punto di partenza. La sfida è trasformare le evidenze in strumenti concreti per chi quotidianamente accompagna bambini e ragazzi nella pratica sportiva.

Un allenatore o un educatore, infatti, non è soltanto la persona che insegna una disciplina. È anche un adulto di riferimento, inserito in un contesto nel quale i ragazzi sperimentano relazioni, regole, collaborazione, successi e difficoltà.

Per questo la formazione assume un ruolo centrale nel modello proposto da “Sport per Crescere”. Rafforzare le competenze degli adulti significa aumentare la capacità degli ambienti sportivi di sostenere i ragazzi, riconoscere eventuali segnali di difficoltà e promuovere esperienze positive.

La prospettiva è dunque quella di uno sport educativo, capace di dialogare con la scuola, le famiglie, le istituzioni e il sistema sanitario. Una rete nella quale ciascun soggetto possa contribuire alla promozione del benessere e alla prevenzione del disagio.

Dallo sport alla comunità

La presentazione romana di “Sport per Crescere” segna così un nuovo passaggio nel percorso del progetto: dalle evidenze raccolte in Lombardia alla costruzione di un modello pensato per essere diffuso su scala nazionale.

L’obiettivo non è soltanto favorire la pratica sportiva, ma creare le condizioni perché lo sport possa esprimere pienamente il proprio potenziale educativo e sociale. In questo senso, investire nella formazione di chi lavora con i ragazzi significa investire anche nella qualità dei contesti nei quali le nuove generazioni crescono.

Lo sport può diventare così un luogo in cui allenare non solo capacità fisiche, ma anche relazioni, fiducia, partecipazione e risorse personali. Un’esperienza quotidiana che, se sostenuta da competenze educative adeguate, può contribuire a costruire comunità più attente al benessere dei giovani.

“Sport per Crescere” parte da questa consapevolezza per guardare al futuro: trasformare i risultati della ricerca in un modello condiviso e replicabile, capace di mettere in rete sport, educazione, scuola, famiglie, istituzioni e salute.



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