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Sisu la forza silenziosa che ci spinge oltre le difficoltà

Sisu: la forza silenziosa che ci spinge oltre le difficoltà

Emozioni dal mondo: come troviamo la forza interiore quando pensiamo di non averne più

Ci sono momenti in cui pensiamo di essere arrivati al limite. Abbiamo provato, insistito, cercato soluzioni. Siamo stanchi, scoraggiati e magari anche spaventati. Eppure, proprio quando ci sembra di non avere più risorse, qualcosa ci permette di fare ancora un passo. Si tratta di una forma di determinazione profonda che emerge di fronte alle difficoltà, quando ciò che abbiamo normalmente a disposizione sembra non bastare più. In Finlandia si chiama sisu.

Origine e significato di sisu

La parola sisu deriva da una radice finlandese legata all’idea di ciò che è “interno” o “dentro”. Nel corso del tempo il suo significato si è trasformato: la ricerca storica mostra che già nel XIX secolo il termine iniziò a essere associato alla popolazione finlandese e a qualità come tenacia e coraggio, mentre l’espressione “sisu finlandese” era in uso almeno dalla fine dell’Ottocento.

È però soprattutto nel Novecento che il concetto assume un forte valore identitario, legandosi in particolare, alla capacità della popolazione di affrontare periodi estremamente difficili.

Cosa significa sisu dal punto di vista psicologico?

Una delle prime ricerche sistematiche sul concetto è stata condotta nel 2024 dalla ricercatrice Emilia Elisabet Lahti su un campione composto prevalentemente da persone finlandesi. Secondo la sua analisi, il nucleo del sisu consiste nella capacità di andare oltre i limiti che pensavamo di avere accedendo a riserve di energia che normalmente rimangono inutilizzate.

Per questo non coincide esattamente con la resilienza o con la perseveranza. Queste ultime possono descrivere processi che si sviluppano nel tempo; il sisu riguarda in particolare ciò che accade nel momento dell’avversità, quando serve trovare l’energia necessaria per agire nonostante la situazione sembri superarci.

L’uso contemporaneo del sisu

Oggi sisu continua a far parte del linguaggio e dell’immaginario finlandesi, ma ha progressivamente oltrepassato i confini nazionali.

Il concetto viene utilizzato per parlare della capacità di affrontare sfide personali, professionali e collettive e ha suscitato anche un crescente interesse nella ricerca sul benessere e sulla forza mentale.

Nel 2022, un gruppo di ricercatori finlandesi ha sviluppato persino una Sisu Scale, uno strumento pensato per misurarne scientificamente le diverse componenti.

È un passaggio interessante: una parola profondamente legata a una specifica cultura diventa uno strumento attraverso cui interrogarsi su un’esperienza molto più universale. Che cosa ci permette di continuare quando le circostanze diventano difficili?

Questo non significa, naturalmente, che ogni persona finlandese possieda una speciale e innata capacità di resistere alle avversità. Sarebbe uno stereotipo. Il valore del sisu sta piuttosto nel mostrarci come una comunità possa riconoscere, nominare e trasmettere un certo modo di affrontare le difficoltà. La parola è finlandese; l’esperienza che descrive, invece, può riguardare tutti noi.

Trovare risorse oltre i propri limiti con il sisu

Uno degli aspetti più interessanti del sisu è proprio la differenza tra i nostri limiti reali e quelli che percepiamo come tali.

Emergono tre componenti positive del concetto: una perseveranza straordinaria davanti alle difficoltà, la capacità di passare all’azione anche quando le probabilità sembrano sfavorevoli e l’accesso a una sorta di energia latente.

Il sisu non ci dice quindi che non abbiamo limiti, ci invita piuttosto a riconoscere che non sempre sappiamo in anticipo dove si trovano.

Nello studio che ha portato allo sviluppo della Sisu Scale, il cosiddetto beneficial sisu, cioè la sua componente positiva, è risultato associato a un maggiore benessere e a minori sintomi depressivi.

Non si tratta dunque di diventare letteralmente “inarrestabili”, ma di imparare a non considerare automaticamente la sensazione di “non farcela” come la prova che davvero non possiamo fare un altro passo.

Anche il sisu ha un lato oscuro?

La forza, però, ha bisogno anche della capacità di fermarsi. Ed è forse questo uno degli aspetti più sorprendenti emersi dalla ricerca sul sisu: può esisterne anche una forma dannosa.

Quando la determinazione diventa ostinazione cieca, possiamo continuare a insistere anche quando sarebbe necessario cambiare strada. Possiamo ignorare i segnali di stanchezza, rifiutare consigli o aiuto e pretendere troppo da noi stessi e dagli altri.

La Sisu Scale distingue infatti tra beneficial sisu e harmful sisu. Quest’ultimo comprende possibili conseguenze negative sulla capacità di ragionare, su sé stessi e sulle altre persone. Livelli più elevati di questa forma dannosa sono stati associati a minore benessere e a maggiori livelli di stress generale, stress lavorativo e sintomi depressivi.

È una distinzione importante soprattutto quando parliamo di salute mentale e benessere emotivo.

Essere forti non significa resistere a qualsiasi costo e chiedere aiuto non significa arrendersi. A volte il vero atto di coraggio consiste proprio nel riconoscere che abbiamo raggiunto un limite e abbiamo bisogno degli altri.

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Come coltivare il sisu nella vita quotidiana

Il sisu emerge soprattutto davanti alle difficoltà e non esiste una formula scientificamente validata che permetta semplicemente di “attivarlo” a comando. Possiamo però usare questo concetto come una lente attraverso cui osservare il nostro modo di reagire alle sfide.

Di fronte a qualcosa che ci sembra troppo difficile, possiamo provare a concentrarci sul prossimo passo possibile, invece che sull’intero percorso. Possiamo ricordare situazioni passate nelle quali abbiamo affrontato qualcosa che inizialmente credevamo superiore alle nostre capacità. E possiamo imparare a tollerare una certa quota di fatica e incertezza senza interpretarla immediatamente come un segnale che dobbiamo rinunciare.

Ma coltivare un sisu sano significa anche sviluppare consapevolezza: sto perseverando perché questa strada è importante per me oppure perché non riesco ad accettare di fermarmi?

Educazione emotiva significa anche questo: imparare a riconoscere ciò che proviamo, comprendere le nostre risorse e i nostri limiti e scegliere quando continuare, quando cambiare direzione e quando chiedere sostegno.

La forza che scopriamo quando ne abbiamo bisogno

Prima o poi capita a tutti di pensare: “Non ce la faccio più”.

Il sisu ci offre però una prospettiva diversa: quello che percepiamo come il confine delle nostre possibilità non coincide necessariamente con il punto in cui finiscono davvero le nostre risorse.

Talvolta possiamo scoprire dentro di noi una forza inattesa. Altre volte quella forza consiste nel rivolgerci a qualcuno e dire: “Ho bisogno di aiuto”.

Perché essere forti non significa affrontare tutto da soli ma anche imparare a capire quando fare ancora un passo e quando permettere a qualcuno di camminare accanto a noi.



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Bibliografia
  • Lahti, E., (2019). Embodied fortitude: An introduction to the Finnish construct of sisu. International Journal of Wellbeing, 9(1), 61-82.
  • Helminen, T. (2024). Kansallisen sisun jäljillä: Kirjallisia kuvauksia ja tulkintoja suomalaisesta sisusta 1700-luvun alusta 2000-luvulle [Sulle tracce del sisu nazionale: descrizioni e interpretazioni letterarie del sisu finlandese dall’inizio del XVIII secolo al XXI secolo]. University of Eastern Finland. (https://erepo.uef.fi/server/api/core/bitstreams/b81acfa2-1bce-4960-83d7-53089a0be9af/content)
  • Henttonen, P., Määttänen, I., Makkonen, E., Honka, A., Seppälä, V., Närväinen, J., García-Velázquez, R., Airaksinen, J., Jokela, M., & Lahti, E. E. (2022). A measure for assessment of beneficial and harmful fortitude: Development and initial validation of the Sisu Scale. Heliyon, 8(11), e11483.
Immagini
  • https://unsplash.com/it/foto/uomo-che-raggiunge-le-mani-in-alto-preso-di-giorno-Ls3yexjyRpk
  • https://unsplash.com/it/foto/ragazzo-con-giacca-rossa-M6eh-MW9z94
  • https://unsplash.com/it/foto/un-uomo-con-una-maglietta-gialla-che-tiene-una-racchetta-da-tennis-TQw_mmfVL1k
  • Foto di Lucas Canino su Unsplash

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