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La nostra natura relazionale: l’isolamento mette a rischio la salute, la solitudine può darci benessere

Nella nostra epoca iper-connessa la solitudine viene a volte intesa come il nuovo lusso. Potersi sottrarre alla “reperibilità totale” che viviamo specialmente attraverso smartphone e social network è qualche cosa che non tutti possono permettersi. Chi per ragioni lavorative, chi affettive, chi di mindset. La solitudine è, in ogni caso, qualcosa di intenzionalmente ricercato. La solitudine diviene, allora, un fattore di crescita e ci aiuta a conoscere noi stessi e a mantenerci in contatto con la nostra dimensione più intima. Al di là delle pressioni sociali.

Qual è la differenza tra solitudine e isolamento?

Se è vero che la solitudine è divenuta bene raro, è altrettanto vero che l’iper-connessione nasconde ai nostri occhi l’isolamento sociale che tanti vivono. Mentre siamo presi dalla schermata del nostro smartphone che pullula di notifiche in rosso, potremmo dimenticare chi vive una difficile situazione di isolamento. Un isolamento subito, anziché scelto.

Le cause dell’isolamento sociale

Le ragioni dell’isolamento sociale possono essere complesse e variare da persona a persona. Tra i motivi più comuni vi sono disturbi mentali come depressione, ansia, fobie sociali o altre problematiche psicologiche, che possono limitare la capacità di una persona di interagire con gli altri e partecipare alla vita sociale. Altri fattori comuni sono le esperienze traumatiche o eventi stressanti come la perdita di una persona cara, la perdita del lavoro o il trasferimento in una nuova città. Inoltre, la discriminazione o l’emarginazione possono portare all’isolamento sociale, specialmente tra individui appartenenti a minoranze etniche, LGBTQ+ o altre comunità svantaggiate. Trasversalmente a queste categorie, si collocano poi le dinamiche generazionali con le loro problematiche. Le fasce più anziane della popolazione sono spesso quelle più esposte all’isolamento sociale. Con ricadute per il benessere mentale e fisico.

Isolamento e demenza

Il valore delle relazioni per la salute si evidenzia in età avanzata, con ricadute sul rischio di demenza. Così secondo uno studio di Akhter-Khan e colleghi dell’Università di Boston. I ricercatori hanno analizzato le rilevazioni su 2.880 adulti nell’arco di 3 anni. Ne è risultato che una maggiore solitudine percepita è correlata con un maggior rischio di demenza senile. Al contrario una “solitudine passeggera” rappresenta un fattore protettivo. A riprova della necessità di confrontarsi con la solitudine come stimolo alla crescita. La capacità di coltivare relazioni positive, senza timore di momenti con noi stessi, sembra essere la chiave del benessere.

Una competenza relazionale che non è ancora diffusa a sufficienza. Così emerge guardando a fenomeni come l’hikikomori.

L’isolamento come reazione alla pressione sociale: l’hikikomori

Si tratta di un fenomeno inizialmente osservato in Giappone, quindi riscontrato con sempre più frequenza nel mondo. Con hikikomori si intende l’attitudine di persone che si rilevano completamente dalla vita sociale. Per settimane, mesi, anche anni. Le cause che portano a questa reazione possono essere diverse e rientrano solitamente tra quelle comuni per l’isolamento. Ciò che si è osservato è come il fenomeno possa portare a sintomi di ansia, depressione, disfunzioni fisiche e problemi di salute correlati alla mancanza di attività fisica e di esposizione alla luce del sole. La relazione interpersonale è un bisogno globale dell’essere umano. Essa coinvolge la dimensione fisica così come quella psichica.

Stiamo ancora imparando a vivere insieme

I veloci mutamenti in corso ci mettono di fronte a grandi sfide relazionali. L’interdipendenza è divenuta fatto evidente agli occhi di chiunque. Ma vedere non significa ancora comprendere. Abbiamo creato straordinari strumenti per favorire le relazioni, ma gli strumenti in sé non sono garanzia e possono persino avere l’effetto opposto. Le tante conflittualità di cui facciamo esperienza, a tutti i livelli sociali, mostrano quanto ancora c’è da fare. Ci stiamo orientando all’accoglienza della diversità, creando una società globale davvero umana. Eppure, la nostra difficoltà nelle relazioni intergenerazionali mostra immediatamente quanto amore è ancora necessario. Un amore per noi stessi, come esseri umani nella loro complessità, un amore che si impara.

 

Bibliografia
  • Akhter-Khan, S. C., Tao, Q., Ang, T. F. A., Itchapurapu, I. S., Alosco, M. L., Mez, J., … & Qiu, W. Q. Associations of loneliness with risk of Alzheimer’s disease dementia in the Framingham Heart Study. Alzheimers Dement. 2021; 17 (10): 1619–27.
  • Corsano P., Majorano, M., Champretavy, L. (2006), Psychological well-being in adolescence: The contribution of interpersonal relations and experience of being alone, Adolescence, 41, 162, pp. 341-353
  • Takahiro A. Kato MD, Shigenobu Kanba MD, Alan R. Teo MD, (2019). Hikikomori : Multidimensional understanding, assessment, and future international perspectives, Psychiatry and Clinical Neurosciences, vol.73, issue 8, August 2019, https://doi.org/10.1111/pcn.12895

 

 

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