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Welfare culturale e Neurodegenerazione

Al via con questo articolo a una serie dedicata al rapporto tra cultura e malattie neurodegenerative

Giorgia Marchionni, tra gli ideatori del progetto AIDA (Alzheimer patients Interaction through Digital and Arts), dà il via con questo articolo a una serie dedicata al rapporto tra cultura e malattie neurodegenerative. Per una nuova idea di benessere.

Il concetto di benessere è molto complesso e, per essere davvero tale, deve coinvolgere tutti gli aspetti dell’essere umano. In ambito psicologico una definizione tra le più complete si deve a Carl Rogers. Lo psicoterapeuta  padre del counseling, negli anni Quaranta è stato il primo ad intendere il benessere full functioning, cioè come funzionamento completo della persona. Portiamo la riflessione sui soggetti che dovrebbero essere i fautori della promozione della salute, ossia i sistemi istituzionali connessi, per favorire la salute stessa. È auspicabile che siano i sistemi istituzionali i primi a collaborare e strutturarsi per poter ideare e proporre pratiche di carattere innovativo. E questo al fine di offrire quotidianamente delle proposte che diventino leva sociale ed economica. Riuscendo così a superare la frammentarietà degli interventi e puntare ad azioni di sistema. 

Approcci istituzionali al benessere attraverso il welfare culturale

Il recente interesse nei confronti del welfare culturale in Italia – già  molto diffuso in altri paesi europei, soprattutto in Gran Bretagna e nei Paesi Scandinavi – non dovrebbe destare stupore. Anzi, i concetti alla base di esso, ossia salute, qualità della vita e benessere, sono gli stessi obiettivi che ritroviamo in tutte le agende politiche. La differenza riguarda il mezzo attraverso il quale raggiungerli. La “sfida educativa” sta nel riuscire a considerare le arti e la cultura come fonti importanti del benessere umano, integrandole nelle pratiche politiche di welfare e quindi nelle politiche sociali e nella salute pubblica.

Sembra che ci si stia indirizzando a raccogliere questa sfida, attraverso il riconoscimento dell’importanza degli aspetti culturali del benessere globale tanto che, la Nuova Agenda Europea della Cultura 2030 adottata nel maggio 2018, indica come pilastri delle prossime decadi i crossover culturali. Per crossover culturali si intendono le relazioni sistemiche e sistematiche con altri ambiti di policy, un tempo debolmente interconnessi, in primis quello tra cultura e benessere. 

La necessità di formazione degli operatori

Creare un dialogo tra i diversi attori della società, è sicuramente uno dei nodi più difficili da sciogliere. Perché c’è bisogno di superare barriere concettuali, linguistiche e di pensiero da parte di tutti i settori protagonisti. Per superare tali problematiche si fa ancora più forte la necessità di rendere gli operatori dei diversi campi i primi protagonisti delle attività, fornendo loro attraverso corsi di formazione, workshop, convegni e seminari, quelle soft skills che andranno poi a fare la differenza nel momento dell’attività vera e propria. Il welfare culturale non è solo un investimento che migliora la qualità della vita delle persone, ma produce anche “effetti macro-economici rilevanti” sul sistema sanitario nazionale, ad esempio, abbattendo le spese di cura e ospedalizzazione per gli anziani o per alcune patologie. 

Secondo il Report “Culture for Health”, presentato presso la Commissione Europea nel novembre 2022, le soluzioni che integrano il welfare culturale nella salute pubblica hanno dimostrato di avere un elevato rapporto di ritorno sull’investimento (ROI) (1 a 14 in media, 1 a 27 per gli interventi a livello nazionale).

Prevenzione e stili di vita

Perciò, nella prospettiva di benessere culturale, più che altro, grande importanza viene data al tema della prevenzione e dell’attenzione allo stile di vita e alle sue disfunzioni, in linea con una concezione della salute non solo come semplice assenza di patologie, ma come piena capacità di espressione individuale basata sul connubio tra mente e corpo, che si traduce anche in una migliore resilienza contro i fattori di stress ambientale e gli agenti patogeni, rifacendosi quindi al concetto biopsicosociale della salute.

Il welfare culturale è un tema di notevole rilevanza anche in relazione alla questione dell’invecchiamento della popolazione e al calo delle nascite. Fenomeni che  interessano l’Italia in modo particolare, se si consdiera il cosiddetto inverno demografico del paese. Secondo dati ISTAT si sono verificate nella prima metà del 2023, 3.500 nascite in meno rispetto allo stesso periodo del 2022, mentre il numero medio di figli per donna è stato di 1,22. 

La promozione del welfare culturale ha ricadute anche sui molti problemi sociali legati alle disabilità, infatti questo è riconosciuto come fattore di inclusione e di empowerment per persone con disabilità anche gravi e per persone in condizioni di marginalizzazione o svantaggio. Avendo chiaro che il concetto di disabilità abbraccia il rapporto tra la persona e il suo ambiente di riferimento, l’educazione, il lavoro e le attività sociali sono gli ambiti sui quali le istituzioni e la società civile devono impegnarsi poiché rappresentano momenti di fondamentale importanza per la vita di ognuno di noi. Perciò è necessario sviluppare servizi che rispondano a tali necessità, sicuramente sfruttando le risorse offerte dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), ma anche lavorando sull’utilizzo dei musei e del patrimonio culturale per fini di inclusione sociale e miglioramento della qualità della vita.

 

Bibliografia
  • Rogers, C. R. (1961). “On Becoming a Person: A Therapist’s View of Psychotherapy.” London: Constable.
  • World Health Organization. (2002). “Active Ageing: A Policy Framework.” A contribution of the World Health Organization to the Second United Nations World Assembly on Ageing. 
  • Seligman, M. E. P., & Csikszentmihalyi, M. (2000). “Positive Psychology: An Introduction.” American Psychologist, 55(1), 5-14.
  • Peterson, C., & Seligman, M. E. P. (2004). “Character Strengths and Virtues: A Handbook and Classification.” Washington, DC: American Psychological Association. 
  • Stuckey, H. L., & Nobel, J. (2010). “The Connection Between Art, Healing, and Public Health: A Review of Current Literature.” American Journal of Public Health, 100(2), 254-263.
  • Cohen, G. D. (2006). “Research on Creativity and Aging: The Positive Impact of the Arts on Health and Illness.” Generations, 30(1), 7-15. 
  • European Commission. (2018). “A New European Agenda for Culture.” 
  • ISTAT. (2023). “Rapporto annuale 2023. La situazione del Paese”.

 

Giorgia Marchionni - European Grants International Academy | LinkedInGiorgia Marchionni è Coordinatrice e Project Manager del CRHACK LAB. Dopo la laurea triennale in Beni e Attività Culturali (Università degli Studi di Perugia), ha conseguito la laurea magistrale in Management dei Beni culturali (Università degli Studi di Macerata) e il dpiloma presso la Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici (Università degli Studi di Macerata). Lavora a progetti nazionali ed internazionali nell’ambito del Patrimonio Culturale, accessibilità e inclusione, come ACCEASY-Easy to Read, Easy to Access che che mira ad aprire il patrimonio culturale alle persone con disabilità intellettiva e di usare il patrimonio culturale strumento per promuovere l’inclusione sociale.

AIDA- Alzheimer patients Interaction through digital and Art, che mira a creare una metodologia per aiutare le persone con da Alzheimer e i loro caregiver, utilizzando l’arte e il digitale.ArteMIA-L’Arte come Mezzo per l’Inclusione e l’Accessibilità che ha l’obiettivo di creare una guida museale realizzata da persone con disabilità cognitive. Inoltre, è attivamente coinvolta in attività incentrate sulla promozione del Patrimonio Culturale.

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