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Emozioni, 5 chiavi per i genitori

Patrizio Paoletti, nel suo libro Alla scoperta delle emozioni, analizza con profondità il rapporto genitori-figli e la delicata gestione delle emozioni e del comportamento durante le fasi dello sviluppo. Questo percorso di crescita emotiva non è solo una responsabilità, ma anche una necessità educativa che va accolta con coscienza per assicurare ai nostri figli un’esistenza piena e consapevole.

Quante volte ci è capitato di giustificare un comportamento “sopra le righe” di nostro figlio con la frase: “lui è fatto così che ci posso fare”? E quante volte ci è capitato di usare la stessa formula per giustificare le nostre stesse azioni?

Accettare che il carattere di una persona sia una buona giustificazione spesso produce un atteggiamento di de-responsabilizzazione molto pericoloso. L’educazione passa necessariamente attraverso l’acquisizione di una capacità di autogestione. E’ necessario riuscire a educare ed educarci ad acquisire nuove abilità sociali, facendo in modo che le spinte negative del temperamento siano trasformate: convertire ciò che è distruttivo in costruttivo, per noi e per gli altri. Come si può compiere questo passo? Attraverso la gestione delle emozioni.

Nei primi anni 90, gli psicologi Peter Salovey John D. Mayer hanno definito per la prima volta il concetto di intelligenza emotiva, inteso come la capacità di relazionarsi agli altri, di provare sentimenti ed empatia e, soprattutto, di controllare le emozioni negative. Uno dei più conosciuti esperti di intelligenza emotiva oggi è lo psicologo statunitense Daniel Goleman, il quale sostiene che riconoscere le proprie emozioni, saperle gestire e provare empatia siano le capacità che influenzano maggiormente la vita dell’uomo. Ci sono evidenze scientifiche secondo le quali l’intelligenza emotiva influisce in maniera determinante sulle probabilità di successo di una persona e, in particolar modo, sulla sua felicità ed è davvero entusiasmante sapere che l’intelligenza emotiva si può insegnare ai bambini!

 


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Innanzitutto è fondamentale insegnare loro a riconoscere le emozioni, prima mossa strategica perchè il bambino impari a gestirle: riconoscerle assegnando loro un’etichetta e catalogandole. Lo psicologo dello sviluppo John Gottman, con il suo testo “Intelligenza emotiva per un figlio”, ci fornisce preziose indicazioni pratiche a riguardo. Egli identifica quattro macrocategorie-tipo di genitori, distinte in base alle diverse modalità di relazione che essi instaurano con le emozioni dei figli. Secondo Gottman esistono:

– Genitori noncuranti: che sminuiscono, ridicolizzano o ignorano le emozioni negative dei figli
– Genitori censori: che rimproverano e puniscono i figli per le espressioni eccessive dei loro sentimenti negativi
– Genitori lassisti: che accettano le emozioni negative dei figli dimostrandosi empatici, ma non riescono a porre dei limiti al loro comportamento, dunque a guidarlo
– Genitori allenatori emotivi: simili ai genitori lassisti, ma al loro contrario in grado di parlare del sentimento, di insegnare ad etichettarlo e a trovare una soluzione

Gottman, basandosi sui risultati di ricerche scientifiche condotte su centinaia di famiglie, identifica 5 capacità vincenti del genitore allenatore:

1. sa identificare le differenti emozioni del bambino
2. sa riconoscere nelle emozioni un’opportunità di intimità e di insegnamento
3. ascolta con empatia e convalida i sentimenti del figlio
4. insegna al bambino le parole necessarie a definire le emozioni che prova
5. pone dei limiti alla manifestazione comportamentale dettata dall’emozione negativa e offre delle soluzioni che il bambino possa comprendere e accettare

Sono queste le 5 mosse strategiche alla base dell’allenamento emotivo. I punti più interessanti e delicati di questo passaggio sono, senza dubbio, il primo e il quinto. Saper riconoscere le emozioni del bambino significa essere consapevoli, innanzitutto, delle proprie, e ciò non è affatto scontato! I primi ad allenanarsi emotivamente, allora, devono essere proprio gli educatori. In secondo luogo è importante comprendere che nel porre limiti al comportamento del bambino è necessario fargli comprendere la distinzione tra il sentimento provato, che è perfettamente normale, e i comportamenti accettabili o meno che ne possono derivare. E’ perfettamente normale essere arrabbiato con un amico, ma non è accettabile tirargli i capelli!

Gli studi condotti da Gottman dimostrano che i bambini cui i genitori-allenatori hanno insegnato ad essere emotivamente intelligenti riescono a concentrarsi meglio e sanno calmarsi più rapidamente quando si agitano. Anche in caso di situazioni molto difficili, quali la separazione dei genitori o la morte di una persona cara, i bambini emotivamente intelligenti riescono a superare più agevolmente la crisi. Da queste ricerche è risultato addirittura che nel periodo adolescenziale i ragazzi allenati emotivamente riescono più facilmente ad evitare comportamenti autodistruttivi, quale ad esempio l’uso di sostanze stupefacenti.

Soltanto con quest’azione pedagogica, l’allenamento emotivo, potremo rispondere plasticamente ai comportamenti errati dei nostri figli e intervenire per guidarli idoneamente, potremo finalmente affermare: “lui è fatto così, ma io posso fare molto!”

 


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