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Vitamina D

La Vitamina D

Un’alleata per una salute globale

La vitamina D è un elemento fondamentale per la nostra salute globale, essenziale per mantenere ossa e denti forti e un sistema immunitario efficiente. Scopriamo insieme perché è così importante e come assicurarci i giusti livelli, a tutte le età.

Vitamina oppure ormone?

La vitamina D è anche considerata un ormone, in quanto, in condizioni di latitudine favorevoli, la sua produzione inizia già a livello della cute, a partire da un precursore endogeno, il 7-deidrocolesterolo, che abbonda nella pelle. Per azione della luce solare, grazie ai raggi UVB, quest’ultimo viene convertito in colecalciferolo o vitamina D3, che è tuttavia solo la prima delle trasformazioni a cui questa molecola andrà incontro, e rappresenta ancora una previtamina. La vitamina D3 deve infatti essere sottoposta a due altre trasformazioni da parte dell’organismo: la seconda nel fegato, dove diventa calcifeDIolo (25-OH-D3), e la terza nel rene, che la trasforma nella forma metabolicamente attiva, il calciTRIolo (1,25(OH)2D3).

Vitamina D e Calcio

La vitamina D attiva agisce controllando i livelli di calcio nel sangue, agendo sul suo assorbimento e su eliminazione/deposito (principalmente dall’osso e dalle urine). Questo perché, come abbiamo già discusso in un precedente articolo, il calcio è un minerale vitale, coinvolto nella contrazione dei muscoli scheletrici e del cuore, nella trasmissione degli impulsi nervosi, nella regolazione della coagulazione, e in alcune reazioni metaboliche, e quindi i suoi livelli devono essere mantenuti entro un intervallo rigidamente costante e sicuro.

Oltre la salute dell’osso

La vitamina D non è importante solo per la salute dell’osso e dei denti, ma svolge un ruolo fondamentale per la salute globale. Bassi livelli di vitamina D sono stati associati a un rischio più elevato di mortalità per tutte le cause, Malattia di Alzheimer, ipertensione, schizofrenia e diabete di tipo 2 e la sua integrazione è stata associata a un rischio ridotto di mortalità per tutte le cause.

Inoltre, la vitamina D possiede proprietà antinfiammatorie e immunomodulatorie, riducendo l’attività delle citochine pro-infiammatorie come IL-6 e TNF-α e aumentando quella delle citochine antinfiammatorie come IL-10.

Sarebbe anche in grado di modulare la percezione del dolore attraverso il legame al suo recettore presente nel Sistema Nervoso Centrale. Una recente metanalisi suggerisce che la vitamina D potrebbe essere quindi utile anche nella fibromialgia, una situazione clinica molto comune e caratterizzata, tra gli altri sintomi, da dolore cronico.

Dove si trova?

La vitamina D è contenuta negli alimenti di origine animale grassi, quindi chi limita o elimina dalla propria dieta questi cibi, come ad esempio i vegetariani, è considerato a rischio di carenza. È però riportato che lo stato della vitamina D sarebbe influenzato principalmente dall’integrazione, dal grado di pigmentazione della pelle e dalla quantità e dall’intensità dell’esposizione solare.

La vitamina D quindi non si ottiene in quantità sufficienti dalla dieta (nemmeno dal latte materno!), e in molte regioni del Pianeta la latitudine non è favorevole per la prima conversione a livello cutaneo, che comunque richiede un certo tempo di esposizione al sole, circostanza difficilmente ottenibile in molte attività lavorative.

Il risultato è che la carenza di vitamina D è attualmente molto diffusa nella popolazione, ed è stata paragonata a una vera pandemia.

Raccomandazioni

Una recente pubblicazione ad opera di un gruppo di esperti suggerisce l’integrazione empirica di vitamina D:

  • per bambini e adolescenti di età compresa tra 1 e 18 anni per prevenire il rachitismo nutrizionale e per il suo potenziale di ridurre il rischio di infezioni delle vie respiratorie;
  • per i soggetti di età pari o superiore a 75 anni per il suo potenziale di ridurre il rischio di mortalità;
  • per le donne in gravidanza per il suo potenziale di ridurre il rischio di preeclampsia, mortalità intrauterina, parto pretermine, parto prematuro e mortalità neonatale;
  • per i soggetti con prediabete ad alto rischio per il suo potenziale di ridurre la progressione verso il diabete.
  • per le persone non in gravidanza di età superiore a 50 anni per le quali è indicata la vitamina D, viene suggerita l’integrazione tramite somministrazione giornaliera di vitamina D, piuttosto che l’uso intermittente di dosi elevate.

Le raccomandazioni per la popolazione italiana della SINU Società Italiana di Nutrizione Umana, relative all’assunzione giornaliera di vitamina D, in forma di vitamina D3, sono di:

  • 400 UI nel primo anno di vita
  • 600 UI fino a 75 anni
  • 800 UI oltre i 75 anni

Tuttavia, non raramente questi dosaggi potrebbero essere insufficienti, ed è consigliato di rivolgersi al proprio medico per una valutazione più scrupolosa, che dovrebbe includere anche il dosaggio dei livelli di paratormone.

Conclusioni

Concludendo, quindi, la vitamina D in forma di supplemento potrebbe essere necessaria per la gran parte della popolazione. La vitamina D va assunta quotidianamente, evitando le macrodosi e i boli, e la modalità che ne favorisce il miglior assorbimento è quella in forma liquida, sul pane spalmato di olio o crema di frutta secca o semi, in quanto in così si aumenta l’assorbimento dei grassi (e quindi anche della vitamina D, che è liposolubile).


Luciana BaroniLuciana Baroni è Neurologo, Geriatra, Fisiatra, Nutrizionista esperta in alimentazione a base vegetale. Socio fondatore e Presidente in carica di S.S.N.V. Ideatrice del metodo del PiattoVeg.
IG @dr_luciana.baroni

 

 

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