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L’urgenza della pace

Mentre bombardamenti e scontri armati continuano in Ucraina, dai Paesi di tutto il mondo arrivano appelli per chiedere che si fermi l’aggressione militare russa. Bambini, donne e uomini stanno perdendo la vita ora dopo ora, sono già un milione le persone in fuga dal Paese. L’ambasciatore ucraino all’Onu, Sergiy Kyslytsya, ha parlato di “genocidio” nel suo intervento all’assemblea straordinaria (Ansa).

L’immane devastazione prodotta da questi accadimenti e tutto quello che ne deriva costringe gli abitanti di tutto il mondo a confrontarsi con eventi-minacce che possono mettere a rischio il futuro di tutti. Inoltre, sono migliaia le situazioni di conflitto nel resto del mondo tra sommosse, scontri armati, proteste, violenze contro civili e attentati (Armed Conflict Location & Event Data Project, 2021). La pandemia ha acuito i focolai di crisi, facendo esplodere violenza e ribellione in gran parte del globo. Esplodono case e scuole, decine di migliaia di bambini ucraini stanno affrontando la morte di familiari e amici e la fuga, vivendo esperienze devastanti che avranno effetti anche a lungo termine gravissimi per la loro salute mentale e psicologica.

Insieme all’invio di risorse di prima necessità siamo fin da ora impegnati nelle delicate azioni di accoglienza e sostegno ai profughi giunti nelle nostre terre, e siamo pronti ad accogliere e supportare, ad ogni livello, i molti che ancora giungeranno.

Da oltre 20 anni infatti la mission della Fondazione Paoletti è coltivare la pace, promuovendola come valore assoluto. Questa visione ispira il nostro agire in ogni contesto, anche in situazioni estreme, di frontiera, per creare concretamente le condizioni necessarie alla ricostruzione e allo sviluppo. Oggi come sempre siamo vicini alle comunità colpite da guerre e calamità naturali con progetti sociali e programmi educativi che hanno l’obiettivo di promuovere la resilienza umana, la consapevolezza, il benessere personale e comunitario e la pace come valore assoluto da coltivare. Per dettagliare come Fondazione Paoletti opera nei contesti di difficoltà in Italia e nel Mondo clicca qui.

L’emergenza senza precedenti che stiamo attraversando oggi ci chiama a comprendere l’urgenza che il mondo diventi consapevole della necessità della pace: occorrono compassione, gentilezza e speranza, insieme ad azioni risolute, di fronte a queste sfide comuni. Come scriveva il grande poeta Hölderlin: “Là dove cresce il pericolo, cresce anche ciò che salva”. Se il rischio più grande è che gli individui si sentano impotenti e si de-responsabilizzino rispetto agli eventi in corso, la forza più grande è la possibilità della cooperazione, che nasce dalla consapevolezza comune che insieme si può essere realmente più forti. Così, se immane è in questo momento la manifestazione di forze distruttrici, numerosi sono anche i gesti di individui e gruppi a favore della pace, da parte di un’umanità che fortemente cerca la coesistenza.

La chiave di volta risiede nell’educazione alla pace, come impegno individuale e di insieme: dobbiamo divenire capaci di non perdere noi stessi nel mezzo di questi conflitti, di non perdere la nostra sensibilità al nostro e all’altrui dolore, dobbiamo divenire capaci di creare ponti e spazi di pace dentro di noi, nel nostro ambiente e nelle nostre famiglie e comunità. Da questi luoghi di pace interiori si può giungere ad una pace davvero duratura e universale, nella consapevolezza che ogni vita umana è sacra e inviolabile. La pace, ancor prima di essere una condizione esteriore, è una condizione interiore, non si pone in primo luogo al mondo, ma a ciascuno in se stesso.

L’atto costitutivo dell’UNESCO recita: “Poiché le guerre nascono nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che vanno costruite le difese della pace”. Il passaggio fondamentale è, come ha detto Rita Levi Montalcini, educare noi stessi, i bambini e gli adolescenti, all’uso dei pre-frontali, dell’area valutativa del nostro cervello. Più impareremo a trovare quello spazio tra sollecitazione e risposta, che diventa il nostro momento di consapevolezza, più saremo in grado di cambiare il corso della storia.

Per migliorare il mondo che ci circonda, infatti, dobbiamo prima di tutto cambiare la percezione che abbiamo di noi stessi e assumere un altro punto di vista, prendendo consapevolezza delle nostre risorse interiori e diventando in prima persona agenti del cambiamento, uomini e donne di pace.

Che cosa è davvero importante per noi come specie? Una vita sostenibile, superando gli archetipi e i modelli sociali insostenibili che ci sono stati trasmessi, come il vecchio paradigma “mors tua, vita mea”, comprendendo che il mondo ha bisogno di un nuovo paradigma, l’unico che continuerà a garantirci un futuro: “vita tua, vita mea”.
Il fuoco che non deve quindi cessare è quello della fiaccola della pace che, accesa nelle menti e nei cuori di un’umanità nuova, è in grado di illuminare e portare speranza anche nelle ore più buie della storia, per superarle e guardare oltre.

In questi anni la Fondazione, insieme alle concrete azioni di sostegno alla collettività, ed in particolare nella persona del suo presidente Patrizio Paoletti, ha contribuito alla costruzione di network tra istituzioni ed individui per promuovere la pace, tessendo relazioni tra Premi Nobel, scienziati, filosofi e imprenditori, attraverso la conference internazionale 21 Minuti – I saperi dell’eccellenza. Vogliamo rivivere con voi i preziosi video-contributi sul valore della pace di Mairead Corrigan – Maguire, Betty Williams e Patrizio Paoletti, riconoscendone l’attualità e il dono immenso che rappresentano per tutti coloro che desiderano essere attori del cambiamento.

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