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“Oggi chi è mio prossimo?”: la sfida della solitudine tra salute, comunità e responsabilità condivisa

Dall’incontro promosso da CEI, OMS Europa e Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa emerge una visione comune: salute come relazione, solidarietà e costruzione di comunità

Chi è oggi il nostro prossimo? In un tempo segnato da crisi sociali, trasformazioni tecnologiche e nuove fragilità, la risposta a questa domanda attraversa il tema della solitudine, sempre più riconosciuta come una questione sanitaria, sociale e culturale. È attorno a questa riflessione che si è svolto l’incontro “Oggi chi è mio prossimo / Today who is my neighbor?”, che ha riunito istituzioni sanitarie internazionali, rappresentanti ecclesiali e decisori pubblici. Tra i protagonisti dell’evento la sezione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa e la Conferenza Episcopale Italiana, in un dialogo che ha messo al centro il rapporto tra salute, relazioni e comunità.

La solitudine come sfida sanitaria e sociale

Nel suo intervento, il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha sottolineato come la solitudine rappresenti oggi una delle grandi sfide della sanità contemporanea. Non riguarda soltanto gli anziani – spesso soli dopo la perdita delle reti relazionali costruite nel corso della vita – ma coinvolge anche i giovani, sempre più esposti a fragilità emotive e psicologiche.

La diffusione delle tecnologie digitali, pur facilitando le connessioni, può talvolta accentuare l’isolamento e indebolire la qualità delle relazioni. I segnali sono evidenti: aumento dei disturbi psichici tra i giovani, crescita dei fenomeni di ritiro sociale e un’emergenza di salute mentale che richiede risposte strutturate.

Proprio con questa consapevolezza è stato adottato il nuovo Piano Nazionale per la Salute Mentale, che punta su prevenzione, diagnosi precoce e diffusione di una cultura capace di superare stigma e pregiudizi. Ma la solitudine non riguarda solo alcune fasce della popolazione. Tocca anche i malati cronici, le persone affette da malattie rare e, non di rado, gli stessi operatori sanitari, che affrontano quotidianamente situazioni di stress e burnout.



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Educazione e resilienza: l’esperienza di “Prefigurare il Futuro”

Proprio sul fronte della prevenzione del disagio e del rafforzamento delle competenze emotive nei più giovani si inseriscono anche esperienze educative che mettono al centro la relazione e la crescita interiore.

Dal 27 al 30 marzo, sulle colline del Subasio, si è svolta l’edizione residenziale di “Prefigurare il Futuro, il protocollo educativo promosso nelle scuole di tutta Italia da Fondazione Patrizio Paoletti. L’incontro ha riunito oltre 50 partecipanti tra studenti, genitori e insegnanti provenienti da diverse regioni, per tre giornate di lavoro immerse nella natura e dedicate al benessere emotivo e alla resilienza.

Guidati da un team interdisciplinare di psicologi e pedagogisti, i partecipanti hanno intrapreso un percorso esperienziale orientato all’incontro con l’altro, alla trasformazione dei limiti in risorse e alla progettazione di nuovi scenari di crescita personale e collettiva. Un’esperienza che mostra come educazione, relazione e consapevolezza possano diventare strumenti concreti per contrastare solitudine e fragilità, soprattutto tra le nuove generazioni.

I determinanti sociali della salute

La ricerca scientifica conferma sempre più chiaramente il legame tra solitudine e salute globale: isolamento sociale e fragilità relazionale sono associati a un aumento del rischio di depressione, ansia, declino cognitivo e malattie cardiovascolari. La salute, infatti, non dipende soltanto dall’efficacia delle cure o dall’organizzazione dei servizi sanitari. Fattori come il lavoro, il livello di istruzione, l’ambiente in cui si vive e la qualità delle relazioni rappresentano veri e propri determinanti sociali della salute.

In una società come quella italiana, tra le più longeve al mondo con un’aspettativa di vita superiore agli 83 anni, queste dinamiche assumono un peso crescente. L’aumento delle malattie croniche e delle condizioni di disabilità rende necessario ripensare il modello di assistenza sanitaria, integrando sempre di più dimensione sanitaria e dimensione sociale.

Una sanità di prossimità

Tra le risposte messe in campo negli ultimi anni emerge il rafforzamento dell’assistenza territoriale: case della comunità, potenziamento dell’assistenza domiciliare e sviluppo della medicina di prossimità. L’obiettivo è costruire un sistema sanitario sempre più vicino alle persone, capace non solo di curare ma anche di prevenire l’isolamento sociale e accompagnare i cittadini nei momenti di maggiore fragilità.

Oggi oltre un milione e mezzo di over 65 riceve assistenza domiciliare in Italia, mentre nuovi progetti sperimentali stanno sviluppando l’uso della telemedicina, in particolare per gli over 80, con l’obiettivo di prevenire il deterioramento cognitivo, migliorare l’aderenza terapeutica e contrastare l’isolamento. Accanto a questo, cresce l’attenzione per l’healthy aging, l’invecchiamento in buona salute, attraverso prevenzione, innovazione tecnologica e medicina personalizzata.

Prendersi cura di chi cura

Un’altra dimensione della solitudine riguarda gli operatori sanitari. Medici, infermieri e professionisti della salute vivono spesso condizioni di forte pressione lavorativa e, in alcuni casi, sono esposti a episodi di violenza. Nel 2025 sono state registrate quasi 18.000 aggressioni nei confronti del personale sanitario, tra violenze fisiche e verbali. Un fenomeno che ha portato all’introduzione di nuove misure di tutela, ma che richiede soprattutto un cambiamento culturale fondato sul rispetto e sulla fiducia.

Rafforzare l’umanizzazione delle cure – oggi riconosciuta anche nei livelli essenziali di assistenza – significa ricordare che la medicina non è soltanto una prestazione tecnica, ma un incontro tra persone.

La salute come ponte di solidarietà

La prospettiva internazionale è stata portata da Hans Henri Kluge, direttore regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo Kluge, l’Europa vive una fase di “permacrisi”, una turbolenza permanente segnata da tensioni economiche, sociali e geopolitiche. In questo contesto, sistemi sanitari forti rappresentano uno strumento fondamentale di resilienza sociale. Un sistema sanitario equo impedisce, ad esempio, che una persona debba scegliere tra comprare cibo o acquistare medicine.

Tra le sfide globali emergono la violenza contro le donne, definita dall’OMS una vera crisi sanitaria, l’aumento dei disturbi mentali tra i giovani e il crescente impatto del cambiamento climatico sulla salute, fenomeno che sta generando anche nuove forme di ansia climatica.

Comunità che si prendono cura

Di fronte a queste sfide, la risposta non può essere soltanto sanitaria. Serve un impegno collettivo capace di ricostruire comunità più solidali e inclusive. In Italia un ruolo fondamentale è svolto dalle famiglie, dai caregiver e dal vasto mondo del volontariato e del terzo settore, che ogni giorno offrono ascolto, vicinanza e accompagnamento a chi vive situazioni di fragilità.

Per questo diventa sempre più importante integrare istituzioni pubbliche, professionisti della salute, organizzazioni civiche e realtà ecclesiali in una rete capace di intercettare i bisogni prima ancora che emergano nei circuiti istituzionali.

Chi è il nostro prossimo oggi

Il messaggio che emerge dall’incontro promosso da CEI, OMS Europa e Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa richiama il cuore della parabola evangelica del buon samaritano: farsi prossimo significa riconoscere l’altro e non voltarsi dall’altra parte di fronte alla fragilità. In questa prospettiva la salute non è soltanto assenza di malattia, ma una responsabilità condivisa che coinvolge istituzioni, comunità e singole persone. Perché costruire società più sane significa, prima di tutto, costruire relazioni più umane.

 

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