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Povertà educativa

Le enormi disparità, i conflitti e la povertà in cui versa gran parte dell’umanità e, parimenti, l’ampia gamma di strumenti di cui disponiamo per migliorare la qualità della nostra vita, ci porta a credere che un numero infinitamente maggiore di persone possa vivere una vita più sana, dignitosa e gratificante. Non riteniamo questo un sogno sbagliato, ma un sogno non ancora realizzato.

L’accesso a un’educazione di qualità, equa e inclusiva – le Nazioni Unite la definiscono come Sustainable Development Goal 4 – è un acceleratore esponenziale e uno snodo sistemico per il conseguimento di questo e altri obiettivi: connette tra loro la dimensione ambientale, sociale ed economica e rende disponibili competenze e conoscenze, valorizzando localmente abilità uniche ed esclusive di ciascun individuo, non facilmente trasferibili o replicabili.

La garanzia di accesso a un’educazione di qualità indipendentemente dal luogo geografico, dall’età e dal genere è un’occasione di crescita e di potenziamento che permette di realizzare un percorso di vita dignitoso e significativo, per la singola persona e per la comunità.

Questi 10 dati di rilievo su questo drammatico fenomeno a livello globale:

  1. La povertà educativa non riguarda solo chi vive in stato di povertà assoluta o relativa, riguarda tutti i bambini e le famiglie che non hanno accesso ad un’educazione di qualità;
  2. Sebbene l’Italia sia un Paese sviluppato il livello di istruzione degli italiani è uno dei più bassi tra i Paesi dell’OCSE: la media degli adulti italiani ha raggiunto solo poco più di 10 anni di istruzione;
  3. In Italia abbiamo il numero più altro in Europa di giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano, che hanno quindi interrotto il loro percorso di crescita;
  4. La povertà infantile e la carenza educativa hanno una relazione intricata, secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, nel 2021 circa 1,3 milioni di bambini in Italia vivevano in condizioni di povertà assoluta;
  5. Un basso accesso ad opportunità educative di qualità influisce sulla capacità di creare una propria rete sociale, riduce le opportunità lavorative future, alimenta le ristrettezze economiche, l’insoddisfazione personale e la tensione sociale (https://www.minori.gov.it/it/minori/poverta-educativa);
  6. Una bassa qualità educativa è correlata con indici più alti in termini di limitazioni nelle proprie attività quotidiane e in termini di malattie (https://www.oecd-ilibrary.org/docserver/8c0c66b9-en.pdf?expires=1673603816&id=id&accname=guest&checksum=014993623279B85DB4F9957ABB42E145);
  7. Nei Paesi a basso e medio reddito già nel 2019 il tasso di povertà educativa era stimato al 57%, e nell’Africa subsahariana raggiungeva l’86%;
  8. A questo terrificante scenario dobbiamo aggiungere che i progressi globali contro la povertà educativa si erano già arrestati: tra il 2015 e il 2019 non si è registrata alcuna riduzione del fenomeno;
  9. A partire dalla fase post pandemica nei Paesi a basso e medio reddito, 7 bambini su 10 soffrono di povertà educativa cronica. Ciò significa che tutti i guadagni in termini di contrasto alla povertà educativa registrati dal 2000 al 2015 sono andati persi;
  10. Se non si prendono provvedimenti immediati, l’attuale generazione di studenti rischia di perdere 21.000 miliardi di dollari di guadagni nell’arco della vita in valore attuale, ovvero l’equivalente del 16% dell’attuale PIL mondiale.

I numeri della povertà educativa

 

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