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Smart Working: come proteggere il benessere e la produttività?

Sei esercizi per coltivare salute ed equilibrio, anche da remoto

Il passaggio dal lavoro in ufficio allo smart working non è stato solo un cambiamento logistico, ma una vera e propria rivoluzione sociale. Secondo i dati ISTAT, nel 2019 solo il 4,8% degli italiani lavorava da remoto ma, secondo il Censimento permanente del 2023, il numero di persone che ha sperimentato qualche forma di lavoro da remoto nel mese precedente la rilevazione è salito al 13,8%. Coinvolgendo, quindi, poco meno di 3,4 milioni di persone. Se la pandemia da Covid-19 aveva spinto l’accelerazione sullo smart working come strategia d’emergenza, adesso siamo in una fase di stabilizzazione. Ma come impatta lo smart working sul nostro benessere psicologico e la produttività?

La nuova sfida dei “confini liquidi”

La sfida più grande dello smart working è la gestione dello spazio e del tempo. Quando l’ufficio entra in casa, i confini tra “io lavoratore” e “io privato” diventano permeabili. Da una parte, sperimentiamo il rischio di una “reperibilità costante”, che erode i tempi di recupero. Dall’altra, lavorare da casa ci offre maggiore libertà per la gestione degli impegni personali e familiari. E ci educa a dare una struttura autonoma alla giornata, spingendoci alla responsabilità e all’autoregolazione, che possono rafforzare il senso di agency e di autoefficacia.

Verso uno stile di vita sostenibile

L’Istat evidenzia come lo smart working abbia ridefinito i periodi di attività e riposo, riducendo parallelamente anche tempi e costi degli spostamenti. Verso uno stile di vita più sostenibile, per la persona e per il Pianeta. Il tempo risparmiato nei viaggi può diventare un’opportunità preziosa, se consapevolmente utilizzato per la cura di sé o per la relazione con i figli. E può significare per le aziende maggiore liquidità da investire nei propri progetti.

I dati mostrano tuttavia che l’Italia si muove a due velocità: il Lazio (21,5%), la Lombardia (18,6%) e il Piemonte (14,5%) corrono verso lo smart working. Mentre il Mezzogiorno resta spesso sotto il 10%. Questa frammentazione territoriale, che si unisce alle disuguaglianze regionali, ci ricorda che il benessere dipende anche dalle infrastrutture digitali e dalla cultura manageriale del territorio.

L’Italia nel contesto europeo

Nonostante i passi avanti, l’Italia è ancora lontana dalla media europea dei lavoratori che lavorano almeno metà del tempo in smart working (5,9% nel nostro Paese contro il 9,1% in EU). E in particolare dai picchi di Finlandia (22,2%) e Irlanda (21,8%).

Il passaggio al lavoro da remoto richiede un profondo salto di paradigma. E una rivoluzione culturale: passare dal controllo alla fiducia, responsabilità e orientamento ai risultati. Si tratta di un processo educativo che coinvolge sia il datore di lavoro che il dipendente, basandosi sulla trasparenza e consapevolezza.



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Rischi e benefici dello smart working

Se lo smart working può avere un impatto positivo sulla sostenibilità ambientale e individuale, nasconde anche dei rischi di cui tenere conto. Secondo il Rapporto Gallup, i dipendenti che lavorano esclusivamente da remoto, sarebbero esposti a maggior rischio di stress, rabbia, tristezza e solitudine.

Sul benessere dei lavoratori da remoto pesano in primis la reperibilità e iperconnessione, dovuta alla labilità dei confini con la vita privata, ma anche la necessità di un aggiornamento continuo correlato alla tecnologia, nonché le sfide di comunicazione coi colleghi, che può risultare più complessa se gestita sempre tramite filtri digitali. Ma i lavoratori da remoto temono anche di soffrire la solitudine, di stare eccessivamente chiusi in casa, di lavorare troppo oppure di non riuscire a concentrarsi.

Uno studio australiano dimostra i benefici dello smart working, correlati a  autonomia, riduzione dello stress e migliore conciliazione fra lavoro e vita in famiglia. Tuttavia, anche in questo caso, emerge che una modalità mista, con alcuni giorni in ufficio e altri in remoto, è preferibile.

Sei passi per un benessere smart

Per trasformare il lavoro agile in una vera occasione di crescita, evoluzione e salute, è importante gestirlo attraverso piccole azioni consapevoli e quotidiane:

  1. Gestione dello spazio: se possibile, possiamo dedicare un angolo specifico della casa al lavoro, dandogli una sua identità “professionale”, per evitare che il lavoro si radichi simbolicamente nei luoghi del riposo o del relax. Se invece il divano è per noi il posto più comodo dove lavorare, possiamo scegliere piccoli riti per aprire e chiudere la giornata di lavoro.

  2. Ritualità: i piccoli “riti di passaggio” per iniziare e finire la giornata ci aiutano a segnalare alla mente che l’attività è cambiata e che si passa dalla “modalità lavoro” alla “modalità casa” e viceversa. Perfetta è una passeggiata all’aperto oppure un momento di meditazione, ma possono aiutare, dando un forte segnale cognitivo, anche un cambio di vestito, una tisana calda, l’apertura e chiusura di un programma o un semplice spostamento consapevole dell’agenda.

  3. Le pause per la concentrazione: in casa le distrazioni possono essere svariate, dalla lavatrice al corriere, dal figlio che gioca all’improvviso appetito che richiama verso il frigo. Per moderare le distrazioni è utile programmare delle pause consapevoli e rigeneranti, alternando sessioni di lavoro focalizzato a momenti di stacco, possibilmente lontano dagli schermi.

  4. Diritto alla disconnessione: non dobbiamo confondere la flessibilità con la disponibilità illimitata. Dopo una certa ora, è giusto disattivare le notifiche o non rispondere alle email, per preservare l’ecologia della mente e diffondere buone prassi nell’ambiente aziendale. Dall’altra parte, è anche giusto che la famiglia non consideri il lavoratore in smart working sempre disponibile, semplicemente perché è fisicamente a casa. Bisogna imparare a tutelare il nostro spazio mentale, trovando un equilibrio fra responsabilità domestiche e professionali.

  5. Connessione reale: lo smart working può aumentare il rischio di isolamento, è quindi importante programmare intenzionalmente momenti di socialità reale, per nutrire il bisogno primario di appartenenza e connessione umana.

  6. Movimento: un altro importante rischio del lavoro da remoto è la sedentarietà. Per contrastarla, è opportuno riservarci tempo per l’attività fisica, che può essere praticata anche durante l’orario di lavoro. Per esempio, se una riunione o telefonata non ci richiede necessariamente di essere seduti, magari per prendere appunti, possiamo farla camminando: il beneficio sarà per il nostro corpo ma anche per il nostro cervello, che si orienterà a una maggiore creatività e gestione dello stress.

In un mondo che vive una profonda trasformazione tecnologica, coltivare benessere individuale e collettivo non implica necessariamente tornare al passato, ma piuttosto imparare ad abitare il presente con consapevolezza, integrando la sapienza accumulata pazientemente dalle culture alle opportunità dell’innovazione. In questo senso, lo smart working è ovviamente un nuovo modo per produrre, ma può diventare anche uno strumento per progettare una vita più armoniosa e sana.

Sitografia
  • https://www.istat.it/comunicato-stampa/smart-working-da-necessita-a-nuovo-stile-di-vita/
  • https://www.infodata.ilsole24ore.com/2025/12/04/lo-smart-working-fa-bene-alla-salute-mentale-il-primo-studio-ventennale-che-non-considera-gli-anni-di-pandemia/
  • https://www.unobravo.com/post/digitalizzazione-lavoro-rischi-salute-mentale 
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