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Giornata internazionale della solidarietà umana: verso il nuovo paradigma “Vita tua, vita mea”

Si celebra oggi 20 dicembre la Giornata internazionale della solidarietà umana, istituita dalle Nazioni Unite nel 2005 per implementare lo spirito di condivisione tra le popolazioni di tutto il mondo. Si tratta di un tema di fondamentale importanza soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo.

Quando parliamo di solidarietà, facciamo riferimento a tutta una serie di valori che comprendono la gentilezza, la tolleranza, l’uguaglianza e la condivisione. La solidarietà rappresenta un legame forte tra gli uomini e le nazioni, perché ci fa riconoscere tutti appartenenti ad un unico nucleo che per crescere nel modo migliore deve saper accogliere e proteggere ogni individuo, riconoscendo quanto il valore di ciascuno sia importante per il benessere della collettività.

Purtroppo oggi, come afferma Patrizio Paoletti, dal già drammatico paradigma “Mors tua, vita mea” (in cui la nostra vita era vincolata alla nostra capacità di sopprimere o opprimere l’altro), sembra essere passati a “Mors mea, mors tua” (in cui tutti coloro che subiscono, desiderano far subire). Questo nuovo paradigma non è sostenibile per il futuro dell’umanità, perché porterebbe inevitabilmente all’estinzione della specie umana.

Affinché le nostre esistenze continuino ad essere sostenibili per l’insieme, il nuovo paradigma da adottare deve essere “win – win”, “vincere – vincere: in altre parole, “Vita tua, vita mea”. Oggi, cioè, dobbiamo essere pronti ad affermare che solo nel rispetto della vita dell’altro può esserci prosperità per tutti. Entrare in questo nuovo paradigma dà vita ad un processo rivoluzionario dentro di noi. Sentiamo che il nostro destino non è semplice sopravvivenza, ma è immergerci in una vita piena, dove una nuova sensibilità ci porterà ad agire in modo sostenibile, qualsiasi sia la nostra sfera di influenza. Solo nell’ascolto dell’altro e nell’empatia con l’altro, riusciamo a immaginare un futuro sostenibile e migliore per tutti quanti noi.

Sempre secondo le parole di Paoletti, mettere al centro la consapevolezza ci permette di sviluppare dentro di noi sensibilità, entusiasmo, energia. In definitiva una nuova visione della nostra storia. Si tratta di una storia in cui non siamo soli, ma che è fatta del nostro prossimo. Capire questo è importante, anzi irrinunciabile, affinché la nostra specie in crisi non soccomba ma anzi faccia un salto evolutivo. Un avanzamento che, come affermava Rita Levi Montalcini, significa entrare nell’utilizzo dei prefrontali valutativi. Passare da una vita reattiva, che ci vede imprigionati nel bisogno di reagire e di rispondere sempre all’ultimo impulso, a una vita riflessiva, dove noi siamo in grado di aprirci alla vita ascoltando le nostre istanze più intime e profonde.

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