Il peso delle emozioni: come gestire il carico emotivo nello sport
Le emozioni incidono sulla prestazione sportiva
Per un atleta tutto si concentra in pochi gesti tecnici: anni di allenamento, sacrifici, fatica, gioie, paure e speranze corrono sul filo che separa vittoria e sconfitta, rappresentando un carico emotivo capace di incidere sull’esito della prestazione, tanto quanto preparazione e condizione fisica.
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ToggleSport e salute mentale
Nel suo ultimo rapporto, l’Osservatorio Valore Sport ha evidenziato i numerosi benefici dell’attività sportiva, quale strumento di prevenzione delle principali patologie croniche e viatico del benessere psicofisico, proponendo politiche atte a sensibilizzare il Paese, tra i più sedentari dell’OCSE, sull’importanza di svolgere attività fisica regolarmente.
D’altra parte, soprattutto quando si parla di agonismo, l’esperienza sportiva può risultare emotivamente complessa. Uno studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine, infatti, suggerisce che quasi il 17% degli atleti d’élite soffre di disturbi mentali, in primis ansiaL'ansia è una risposta emotiva caratterizzata da sentimenti... Leggi e depressioneLa depressione è un disturbo caratterizzato da una tristezz... Leggi, a causa dell’eccessiva ricerca di perfezionismo, della paura di fallire o di deludere le aspettative degli altri.
Distinguere il proprio valore personale dal risultato agonistico e trasformare le emozioni in energie favorevoli alla prestazione sono la chiave per vivere lo sport nella sua essenza, esplicata nelle parole del cestista Giannis Antetokounmpo in seguito alla sconfitta della sua squadra:
Nello sport non esiste fallimento. Esistono giorni in cui vinci e giorni in cui impari.
Emotività e sport, binomio inscindibile?
Secondo la letteratura psicoanalitica, la forte intensità emotiva vissuta dallo sportivo scaturisce dai significati psichici inconsciamente attribuiti alla competizioneLa competizione è una delle attitudini più pervasive della... Leggi e alle persone di riferimento. Lo sport rappresenta il palcoscenico sul quale definire l’immagine di sé e la pauraLa paura è un’emozione primaria che si attiva in risposta... Leggi di perdere deriva dal fatto che la gara, lungi dall’essere un semplice confronto con l’avversario, è il terreno simbolico nel quale confermare agli altri e a sé stessi il proprio valore personale.
Il pubblico assume il volto di un giudice simbolico del quale si teme il giudizioGiudizio: perché il nostro cervello non smette mai di valut... Leggi, l’allenatore rappresenta spesso una figura paterna dalla quale si desidera approvazione, così come forte è il bisogno di corrispondere alle sue aspettative e a quelle di genitori, partner, figli, affetti verso i quali si sente il dovere di restituire una vittoria quale risarcimento per il tempo sottratto, gli investimenti fatti e il sostegno ricevuto.
Scopri come riconoscere e gestire le emozioni nell’età adulta per migliorare il tuo benessere emotivo e relazionale.
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LE EMOZIONI DEGLI ADULTI
Ritrovare l’equilibrio: riconquistare il valore personale
Lo psicoterapeuta Alberto Cei afferma che:
La prestazione sportiva non definisce il valore della persona, ma solo il livello di abilità espresso in quel momento.
Per alleggerire il proprio carico emotivo, l’atleta deve separare psicologicamente la propria identitàIdentità: la trama invisibile che tiene insieme chi siamo L... Leggi dalla pratica sportiva, coltivando le varie sfaccettature del sé.
Farlo significa vivere con consapevolezza il proprio ruolo di figlio, amico, partner, genitore, in modo che la sconfitta sportiva, quando presente, colpisca solo un’area esistenziale, lasciando intatta l’autostimaIl termine autostima indica, letteralmente, la valutazione d... Leggi e permettendo di guardare all’errore da una prospettiva tecnica, utile a migliorare la prestazione futura.
La famigliaFamiglia: perché continua a plasmare chi siamo (anche quand... rappresenta un’ancora emotiva fondamentale: assumere un atteggiamento non giudicante e mantenere lo stesso comportamento, indipendentemente dall’esito delle competizioni, consentono all’atleta di gestire meglio la pressione, superare momenti difficili e tenere alta la motivazioneLa motivazione: un punto di vista scientifico La motivazione... Leggi.
Soprattutto nel caso degli atleti più giovani, la psicologiaLa psicologia è la scienza che esplora la mente, le emozion... Leggi dello sport raccomanda ai genitori di non sovrapporsi all’allenatore, premiare l’impegno piuttosto che il risultato e sottolineare come ciò che conti davvero non sia la vittoria, ma mantenere un comportamento rispettoso dell’avversario e delle regole del giocoIl gioco non è solo un'attività di svago, ma un elemento f... Leggi.
Allenatore e atleta, un rapporto bidirezionale
Gli psicologi Sophia Jowett, Lew Hardy e David Cockerill hanno individuato le caratteristiche che rendono ottimale ed efficace la relazione tra allenatore e atleta, riassumendole nel modello delle 3C:
- Closeness (vicinanza emotiva): un coach che non colpevolizza, infonde sicurezza e corregge senza umiliare riduce nell’atleta il carico mentale, liberando risorse cognitive a favore della prestazione
- Co-orientation (obiettivi comuni): condividere metodo di lavoro e obiettivi favorisce nell’atleta la sensazione di partecipare al progetto sportivo senza subirlo
- Complementarity (complementarità dei ruoli): l’allenatore guida e fornisce feedback costruttivi, l’atleta ascolta, prova, restituisce feedback. L’autorità è riconosciuta ma non imposta
Regolare le emozioni: il modello IZOF
Le emozioni non devono essere tacitate, ma trasformate in proprie alleate. Secondo lo psicologo Yuri Hanin, ogni atleta ha un proprio “dosaggio emotivo ottimale” che gli consente di affrontare la prestazione sportiva nel modo più proficuo possibile. Non esistono emozioni buone o cattive, ma funzionali o disfunzionali rispetto alla performance. Se alcuni atleti, per esempio, performano meglio con livelli più alti di rabbiaLa rabbia rappresenta una delle emozioni primarie più poten... Leggi, altri necessitano di più calmaLa calma è uno stato emotivo di tranquillità e pace. Da un... Leggi.
Hanin ha sviluppato il modello IZOF (Individual Zone of Optimal Functioning), metodo utile a individuare il perimetro emotivo ideale. Consapevolizzare le emozioni sperimentate durante le prestazioni migliori e peggiori, identificarne l’intensità e costruire un grafico permette di stabilire l’intervallo di attivazione emotiva entro cui l’atleta risulta maggiormente performante.
Stabilito il quadro, lo sportivo può ricorrere a strategie atte a entrare nella propria personale zona IZOF, come ascoltare musica energizzante nel caso si necessiti di maggiore attivazione, o fare esercizi di respirazione se il livello d’ansia deve essere abbassato. Perché, come ha detto il tennista Roger Federer:
Le farfalle nello stomaco non se ne vanno mai. Devi solo imparare a farle volare in formazione.
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