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I determinanti psicosociali della salute globale

Benessere psicologico, equità e connessioni per il nostro benessere

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non semplicemente come l’assenza di malattia. Questa concezione testimonia che la salute globale non è una questione solo medica. Parliamo di un fenomeno multidimensionale, che abbraccia ogni aspetto della nostra esistenza. Ed è correlato profondamente ai determinanti psicosociali, come il benessere psicologico, l’equità sociale e la rete relazionale.

Cosa sono i determinanti psicosociali?

I determinanti psicosociali sono quei fattori non biologici che influenzano il nostro stato di salute globale, come:

  • lo stress cronico,
  • il sostegno sociale,
  • il senso di controllo sulla propria vita,
  • le condizioni lavorative,
  • le relazioni affettive,
  • lo status socioeconomico.

I determinanti psicosociali possono contribuire allo sviluppo di patologie. Ma anche al mantenerci in salute, con un impatto spesso più significativo dei nostri stessi geni o delle nostre abitudini alimentari.

Lo stress cronico

Tra i determinanti psicosociali più studiati c’è lo stress cronico, ossia quella tensione costante, che spesso deriva da situazioni stressogene prolungate, come un lavoro precario, relazioni conflittuali, difficoltà economiche persistenti, discriminazione sociale.

Quando il nostro sistema nervoso rimane in allerta per periodi prolungati, si innesca una cascata di reazioni biologiche. Il cortisolo aumenta, si indebolisce il sistema immunitario, si altera la pressione sanguigna, si modificano i pattern del sonno.

Lo stress cronico è stato associato a un’ampia gamma di patologie, dalle malattie cardiovascolari ai disturbi gastrointestinali, dalla depressione alle malattie autoimmuni. La dimensione sociale dello stress è particolarmente rilevante. Sentirsi socialmente isolati o percepire di avere uno status sociale basso può generare uno stress tanto reale quanto quello derivante da una minaccia fisica, con conseguenze misurabili sulla salute.

Il capitale sociale: l’importanza delle relazioni

Le ricerche degli ultimi decenni hanno dimostrato con coerenza che avere relazioni sociali solide e significative è uno dei più potenti predittori di salute globale e longevità, paragonabile all’effetto del non fumare o dell’esercizio fisico regolare.

Il sostegno sociale agisce su molteplici livelli:

  • a livello psicologico, fornisce un senso di appartenenza, aumenta l’autostima e riduce la percezione di stress;
  • a livello pratico, le reti sociali offrono aiuto concreto nei momenti di bisogno;
  • a livello biologico, le relazioni positive influenzano i nostri sistemi ormonali e immunitari, con effetti misurabili sulla salute cardiovascolare e sulla capacità di guarigione.

Non impatta soltanto la quantità di relazioni, ma anche la loro qualità. L’amicizia, infatti, è un vero e proprio tesoro per il nostro benessere psicofisico e per il nostro cervello.

Fondazione Patrizio Paoletti e NIVEA Connect collaborano nel progetto “Insieme oltre l’isolamento – un modello integrato per il benessere mentale dei giovani”, pensato per prevenire e contrastare l’isolamento sociale tra i ragazzi e le ragazze, con un approccio multidisciplinare che integra neuroscienze, psicologia, pedagogia e didattica.

Sentire di avere il timone della propria vita

Un altro determinante psicosociale cruciale è il locus of control, ovvero la percezione di avere controllo sulla propria vita e sulle circostanze che la caratterizzano, di essere protagonisti della nostra esistenza. Chi sente di poter influenzare gli eventi che lo riguardano tende ad avere migliori risultati di salute rispetto a chi si sente impotente o in balia del destino.

Questo principio trova conferma in numerosi contesti. I lavoratori che hanno autonomia e capacità decisionale nel proprio lavoro mostrano tassi più bassi di malattie cardiovascolari rispetto a chi svolge mansioni ripetitive senza margini di scelta. I pazienti che partecipano attivamente alle decisioni sulla propria cura tendono ad avere esiti migliori. Gli anziani che mantengono un senso di agency nella propria vita quotidiana vivono più a lungo e con migliore qualità.

Il senso di controllo non significa negare la realtà o credere di poter controllare ogni aspetto dell’esistenza, ma piuttosto la convinzione di poter influenzare almeno alcuni elementi importanti della propria vita attraverso le proprie azioni e di avere sempre a disposizione una scelta nei vari frangenti e sfide della vita.

Fondazione Patrizio Paoletti allena il locus of control, la consapevolezza e le competenze emotive e relazionali degli studenti, attraverso il protocollo “Prefigurare il Futuro”, dedicato alle scuole italiane e volto al benessere degli adolescenti, delle famiglie e di tutta la comunità educante.

Lavoro e salute: se l’occupazione diventa preoccupazione

Il lavoro occupa una parte sostanziale della nostra vita adulta e rappresenta un potente determinante psicosociale della salute. Non è solo una questione di reddito, ma di come il lavoro viene organizzato e vissuto.
>Condizioni lavorative sfavorevoli, caratterizzate da alte richieste e basso controllo, mancanza di riconoscimento, insicurezza occupazionale, squilibrio tra impegno e ricompensa, una vischiosità fra tempo professionale e personale, mobbing o discriminazione sono tutti fattori che aumentano il rischio di problemi di salute sia mentale che fisica.

Un lavoro che offre autonomia, opportunità di crescita, riconoscimento, relazioni positive con colleghi e superiori, e un buon equilibrio tra vita professionale e personale può essere invece una fonte di benessere, identità e realizzazione personale.

Le disuguaglianze sociali: se la salute non è democratica

Le disuguaglianze regionali, sociali ed economiche creano quello che gli epidemiologi chiamano “gradiente sociale della salute”. In quasi tutti i Paesi, chi si trova ai livelli più bassi della scala socioeconomica ha una salute peggiore e una vita più breve rispetto a chi sta ai livelli più alti, con una tendenza che vale per ogni gradino della scala.

Questo gradiente non dipende solo dall’accesso alle cure mediche o da comportamenti malsani. Le disuguaglianze sociali generano stress cronico, limitano il senso di controllo, riducono l’accesso a reti sociali di supporto, espongono a condizioni lavorative e abitative più precarie. In altre parole, la posizione sociale si incorpora letteralmente nei nostri corpi, influenzando la nostra biologia, anche da un punto di vista epigenetico, e la nostra salute.

Fondazione Patrizio Paoletti investe in programmi psicoeducativi nei territori a maggior rischio sociale: con il progetto “Oltre le Periferie” , dedicato ai quartieri di Scampia a Napoli e di Tor Bella Monaca a Roma, offre supporto di psicologia comunitaria e attività per il potenziamento delle risorse e delle competenze, per prevenire la dispersione scolastica, la violenza e il disagio; l’impegno dell’Ente è anche a livello internazionale, per esempio con i progetti in Kenya e in Brasile, dedicati alla tutela del benessere dell’infanzia e al contrasto della povertà educativa.

Verso un benessere integrato: ripensare la salute

Riconoscere l’importanza dei determinanti psicosociali della salute significa comprendere che le nostre scelte individuali si inseriscono in contesti più ampi che le facilitano o le ostacolano, influenzando a loro volta le nostre scelte e stili di vita.

A livello individuale

A livello personale, possiamo coltivare pratiche che rafforzano i fattori protettivi: investire nelle relazioni significative, sviluppare strategie di gestione dello stress come la mindfulness o l’attività fisica, cercare ambienti lavorativi più salutari, partecipare a comunità e gruppi che offrano un benefico senso di appartenenza.

A livello condiviso

A livello collettivo e istituzionale, è necessario un cambio di paradigma che riconosca la salute come fenomeno sociale oltre che individuale. Politiche che promuovono condizioni lavorative dignitose, che riducono le disuguaglianze, che favoriscono la coesione sociale e che creano ambienti urbani vivibili favoriscono la giustizia sociale e offrono veri e propri interventi di sanità pubblica.

Oltre la biologia

I determinanti psicosociali ci ricordano che la salute non è un fatto puramente biologico o individuale, ma emerge dall’interazione continua tra mente, corpo e ambiente sociale. Ogni relazione che coltiviamo, ogni piccola conquista di autonomia, ogni momento di connessione autentica con gli altri contribuisce a costruire il nostro benessere.

Comprendere questi meccanismi significa consolidare la consapevolezza di quali sono le leve del benessere su cui possiamo effettivamente agire. La salute globale si costruisce giorno dopo giorno. Nelle piccole e grandi scelte che facciamo, ma anche nelle strutture sociali che insieme creiamo, abitiamo e, in qualche modo, diventiamo.

Prenderci cura della nostra salute significa anche prenderci cura delle relazioni, del senso di scopo, della qualità della nostra vita lavorativa e sociale. Significa riconoscere che siamo esseri profondamente sociali, e che il nostro benessere è inseparabile dal benessere delle comunità in cui viviamo.

Bibliografia
  • Chandola, T., Britton, A., Brunner, E., Hemingway, H., Malik, M., Kumari, M., … & Marmot, M. (2008). Stress lavorativo e malattia coronarica: quali sono i meccanismi?. European heart journal , 29 (5), 640-648.
  • Stojanovich, L., & Marisavljevich, D. (2008). Stress as a trigger of autoimmune disease. Autoimmunity reviews7(3), 209-213.
Sitografia
  • https://health-inequalities.eu/it/glossary/social-gradient-or-the-socio-economic-gradient-in-health/ 
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