Essere genitori oggi: intervista al nostro Presidente Gianni Bernardi
Dalla PTM all’esperienza quotidiana: l’opportunità di crescere insieme
In occasione della Giornata Mondiale dei Genitori del primo giugno, intervistiamo il nostro Presidente Gianni Bernardi, nelle speciali vesti di papà di tre figli (di 21 mesi, 10 anni e 14 anni). La sua testimonianza ci offre spunti di riflessione sull’esperienzaEsperienza: perché tutto ciò che vivi ti cambia più di qu... Leggi, universale e al contempo unica, della genitorialitàLa genitorialità è un concetto ampio e complesso che si ri... Leggi, un’occasione per riflettere sulla preziosa opportunità di crescere insieme, bambini, adolescenti e adulti, in famigliaFamiglia: perché continua a plasmare chi siamo (anche quand... Leggi. L’intervista racconta il cambiamento della relazione coi figli durante l’adolescenza, l’equilibrio fra il desiderioLa forza invisibile che orienta le nostre scelte Il desideri... Leggi genitoriale di proteggerli e quello di riconoscere loro una crescente autonomia, la sfida della trasmissione dei valori e di sani stili di vita, come un uso consapevole delle tecnologie, il tutto nella cornice teorica e metodologica della Pedagogia per il Terzo MillennioPedagogia per il Terzo Millennio (PTM) è un metodo interdis... Leggi.
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TogglePriorità educativa
La progettualità di Fondazione Patrizio Paoletti è particolarmente dedicata ai bambini, adolescenti e famiglie. Come Presidente dell’Ente ma anche come padre, qual è, secondo te, la priorità educativa ai nostri giorni?
Abbiamo diverse priorità educative. Vorrei offrire la mia prospettiva di padre, in questo contesto. Penso che il nostro compito sia quello di aiutare e accompagnare i nostri figli in un mondo che cambia con grande velocità. Accompagnarli significa anche aiutare noi stessi ad essere in grado di vivere e di cambiare. Focalizzandoci sullo sviluppo delle competenze emotive. Come l’adattabilità, la resilienzaSecondo l'American Psychological Association, la resilienza ... Leggi, lo sviluppo di un pensiero criticoChe cosa succede nella nostra mente quando “pensiamo criti... Leggi, chiedendoci: Cosa ci serve davvero e di cosa, invece, possiamo fare a meno? Penso all’utilizzo di strumenti come il telefono e i social media, fra bambini, adolescenti e adulti: Quali di questi strumenti sono utili e quali possono essere dannosi, perché creano dipendenzaLa dipendenza psicologica è una condizione in cui una perso... Leggi e non ci fanno vivere bene o non portano alla realizzazione e alla pienezza?
Forse oggi essere genitori è più complicato di un tempo. Proprio perché al genitore stesso vengono richieste più competenze globali e generali di quelle che forse venivano richieste in precedenza. L’educazione dei bambini e adolescenti diventa una possibilità anche per gli adulti di acquisire maggiore consapevolezza di sé. Un’opportunità per le famiglie e per gli insegnanti. In Fondazione Patrizio Paoletti perseguiamo quattro sfide – dall’infanzia all’adolescenza, dall’età adulta e alla terza età. E per ognuna di queste c’è un’opportunità di crescita, come diciamo nella Pedagogia per il Terzo Millennio (PTM), di imparare ad imparare.
Il cambiamento della relazione genitore/figlio nell’adolescenza
Sei padre anche di una figlia adolescente. Qual è il segreto per passare serenamente dal ruolo di “papà supereroe” di una bambina a quello di padre di un’adolescente?
Non credo di avere un segreto. Anzi, magari se chi ci legge ce l’ha lo inviterei a condividerlo! Però posso raccontare un po’ della mia esperienza, del passaggio, comune a tanti, da una grande sintonia, perché il figlio o la figlia vede il papà come un supereroe e non mette in discussione la sua figura, ad un’età in cui invece mette fortemente in discussione la figura del padre, comincia a vederne i limiti, le diversità. E comincia un po’ a cadere il velo di idealizzazione della figura paterna, che si rivela un, tra virgolette, comune mortale. Quindi magari arrivano frasi di ribellione, atteggiamenti che possono a volte diventare ostili. O comunque critiche aperte e, in generale, delle spigolosità che prima non c’erano.
Credo che, in tutto questo, come diciamo in Fondazione, un aspetto importante sia da parte del genitore cominciare a riflettere in maniera attiva. Accettare che cosa sia l’adolescenza, il cambiamento in atto. Cercare di ricordarsi quali sono le diversità proprio nel cervello degli adolescenti. La scoperta anche un po’ tempestosa del mondo delle emozioniLe emozioni sono risposte psicofisiologiche complesse che ci... Leggi, i cambiamenti nelle loro priorità, come la maggior importanza che viene data agli aspetti sociali, agli amici, al mondo fuori casa, all’estetica. Nel comprendere e cercare di sapere che cosa accade è importante accettare il cambiamento e accompagnarlo. Lasciare che ci siano degli spazi più ampi di confronto e accettazione. Accettare che con la crescita ci siano delle diversità.
Una cosa che io cerco anche sempre di ricordare a me stesso e di mettere in campo e in pratica è il concetto di Mediazione, come lo diciamo in Pedagogia per il Terzo Millennio (PTM). Cercare di venire ad un punto di incontro. Che sia poi un punto di relazione tra due mondi, dove il mondo del genitore cerca di fare uno sforzo per andare verso il mondo dell’adolescente. Perché il mondo del genitore dovrebbe essere più in grado di contenere il mondo dell’adolescente. Sottolineando spesso questo aspetto di coabitazione, cioè di rispettoMolto più di una buona educazione C’è una scena che si r... Leggi reciproco, delle proprie necessità e proprie stanze. In modo che convivano insieme le mie e quelle di mia figlia. Sotto uno stesso spazio.
A volte faccio una battuta a mia figlia, quando lei lascia cose in giro, chiedendole: Ma tu saresti contenta se io ti lasciassi le scarpe in camera? No, ecco, allora cerchiamo di essere tutti rispettosi degli spazi personali e comuni. Questa semplice battuta ha per me e per noi un aspetto leggero ed educativo.
Equilibrio fra protezione e autonomia
Come gestisci l’equilibrio fra il desiderio di proteggere i tuoi figli e quello di dare loro uno spazio crescente di autonomia?
Bella domanda. Cerco di mettere in campo almeno i primi due pilastri della Pedagogia per il Terzo Millennio (PTM): Osservazione e Mediazione. Osservazione è cercare di prestare particolare attenzioneL'attenzione è un processo cognitivo complesso e multidimen... Leggi a ciò che cambia, alle esigenze che dimostrano, al cambiamento. Cercare di non vivere una memoriaLa memoria è una funzione cognitiva fondamentale che consis... Leggi. Io mi ricordo una cosa che ho capito a un certo punto, che è stato uno svelamento. A volte mi è capitato di dire “questa cosa non fatela”, perché non era appropriato.
Poi ho cambiato e cercato di comunicare che quella cosa si poteva fare o poteva essere tollerata fino a qualche anno fa, ma adesso forse no. Faccio spesso questa battuta: “Quando voi eravate piccoli e avevate uno, due, tre o quattro anni, vi si lasciava mangiare con le mani e andava tutto bene, però quando si ha dieci o dodici anni non necessariamente si deve più mangiare con le mani, per esplorare la dimensione del cibo”.
Questa battuta vuole essere da parte mia verso di loro un esempio per dire: capisco che ci sono delle necessità e che vogliate il vostro spazio di autonomia, cerchiamo quindi sempre (attraverso la Mediazione in PedagogiaPer capire cos’è la pedagogia, diamo una definizione di q... Leggi per il Terzo Millennio) di trovare un punto di incontro e di condividerlo. Con questa battuta, che è un esempio, voglio dire ai miei figli: “Anche tu, quando hai una richiesta, cerca di motivarla, di dire perché è importante per te. Perché magari, se mi spieghi perché per te è importante, io lo capisco anche meglio e quindi sono più con te. Sono più verso di te, più empatico. Ho meno pregiudizio”.
Aggiungo che tendo a cercare di ricordare a me stesso che di pericoli veramente pericolosi magari non ce ne sono così tanti e che, coltivando tutti un certo tipo di attenzione e di buonsenso, i figli possono starne fuori. Ricordo le prime volte in cui mia figlia prendeva l’autobus da sola, noi le dicevamo “Mi raccomando stai attenta, andrà tutto bene, però tu presta attenzione intorno a te”.
I contenuti di Fondazione Patrizio Paoletti
Ti è mai capitato di condividere con i tuoi figli dei contenuti che abbiamo creato in Fondazione Patrizio Paoletti (come EduKit o articoli)? Quanto pensi sia importante fornire ai ragazzi strumenti pratici, per aiutarli ad affacciarsi nel mondo degli adulti?
Sì, sì, mi è capitato. Lo facciamo quasi su base regolare: per esempio, l’EduKit delle emozioni sugli adolescenti, tanti articoli del portale e tutta una serie di contenuti, di Glossario e di news che riguardano la salute mentaleSecondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, la salute m... Leggi e il disagio degli adolescenti. Mia figlia è molto interessata a questa problematica. Credo che in generale ci sia una maggiore consapevolezza di che cosa sia il benessere, la salute mentale e che ruolo giochi nella crescita, da parte degli adolescenti di oggi. Mia figlia dice che ha avuto diversi amici che hanno avuto delle difficoltà, legate, per esempio, al bullismoSebbene non esista una definizione di bullismo universalment... Leggi o alla difficoltà di integrarsi in alcuni ambienti, in alcune circostanze. Di tutto questo abbiamo spesso parlato e condiviso.
Penso sia veramente fondamentale accendere e incrementare il livello di consapevolezza e autoconsapevolezzaIl termine autoconsapevolezza (a volte utilizzato come sinon... Leggi in tutti questi temi negli adolescenti, nei giovani e negli adulti. Parlarne aiuta a comprendere meglio che cosa sia quella situazione, quella emozione, quella dinamica. Ultimamente mi è piaciuto molto e ho condiviso in casa la rubrica Emozioni dal mondo. Perché fa proprio vedere ed esalta la nominalizzazioneLa nominalizzazione indica il processo di trasformazione in ... Leggi delle emozioni. Il fatto che un’emozione viene riconosciuta in una cultura e ha una particolare rilevanza. Quando si accende un faro, questo non può fare altro che illuminare la situazione e farti vedere ciò che va e anche ciò che non va, ma ciò che non va allo scopo di potersene prendere curaPerché la parola “cura” è molto più complessa di quan... Leggi.
Nel linguaggio della Pedagogia per il Terzo Millennio il percorso è Osservazione, Mediazione, Traslazione e Normalizzazione. E la capacità di gestire in maniera più appropriata, produttiva e adeguata una situazione diventa in qualche modo una nuova norma e, quando qualcosa è abbastanza normale, non è più un problema.
Il vocabolario degli adolescenti
Oggi gli adolescenti usano parole come pov, bro, cringe. Come ti muovi nel vocabolario di tua figlia? Pensi che sia importante imparare a conoscere il significato di queste parole?
Io mi muovo ascoltando il dizionario di mia figlia. E cercando di scoprire il significato delle parole che non conoscevo ed usavo. Anche se non voglio essere chiamato “Bro”, loro lo sanno e ci scherzano sopra. Mi piace accettare comunque il loro linguaggio, perché penso faccia parte della loro identitàIdentità: la trama invisibile che tiene insieme chi siamo L... Leggi, percorso e codice di espressione. Lo vedo come un’apertura e spero che sentire che il loro modo di esprimersi è accolto in casa, non è censurato né guardato con sospetto, chiaramente con una Mediazione, dal punto di vista della Pedagogia per il Terzo Millennio, li faccia sentire accolti nel cambiamento. Credo che questo sia un aspetto importante.
Ho un figlio piccolo di un anno e mezzo e, quando non riesce a fare qualcosa, piange, si frustra e ci rimane male. Ecco, da un certo punto di vista, alcune cose non cambiano molto, crescendo. Si diventa un po’ più grandi. L’espressione non è così estrema come il pianto. Ma c’è comunque una tempesta emotiva, per cose che per i nostri figli adolescenti sono importanti. Accettare e rispettare anche la differenza di percezione penso sia importante per loro per sentirsi accolti. Per sentire che rimane una continuità del rapporto figlio-genitore.
Scarica il report: risultati, voci e prospettive per educare alla Salute GlobaleNel vasto e sfaccettato panorama della salute globale, la de... Leggi.
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OSSERVATORIO ADOLESCENZA
Uso problematico dei social media
L’Organizzazione Mondiale della Sanità denuncia il rischio di un uso problematico dei social media per l’11% dei giovani. In quanto adulti e genitori, come possiamo mettere in atto una buona Osservazione e Mediazione, i primi due pilastri della Pedagogia per il Terzo Millennio (PTM) di Patrizio Paoletti, al fine di monitorare l’utilizzo di questi strumenti e orientare gli adolescenti, senza tuttavia privarli della necessaria autonomia per crescere?
Questo è un tema caldissimo. In casa nostra si è cominciato a proporlo quando mia figlia aveva dieci anni. Perché tanti nella sua classe cominciavano ad avere il cellulare. Noi ce la siamo cavata con un “Troppo presto”. E più o meno siamo andati avanti. Poi, quando è andata in prima media, ha insistito tantissimo. Perché diceva che sarebbe stata l’unica a non averlo: “Volete davvero farmi essere l’unica che non ce l’ha?”. Da lì è cominciata una Mediazione. Un tiro alla fune quotidiano su come, che cosa, quando e con chi utilizzare il cellulare. Noi all’inizio abbiamo utilizzato regole abbastanza chiare, come attivare il controllo parentale e chiarire tutta una serie di cose che non erano permesse.
Fino a quando è andata al liceo, per esempio, abbiamo dato limiti sull’utilizzo dei social media. Con l’impegno nel cercare di farle capire che le cose che condivide anche con i suoi amici e con le sue amiche possono poi entrare in un mondo che è molto più vasto di lei. E quindi di portare molta attenzione a che cosa condivide in termini di contenuti, parole, immagini. In generale, abbiamo cercato di limitare le regole per puntare a un utilizzo un po’ più condiviso ed empatico, con l’Osservazione, chiedendoci: “A che cosa ti serve?”.
Il messaggio è: “Cerca di non passare ore sprecate a scrollare e invece cerchiamo di arrivare a delle regole che siano condivise e che possono essere accettate da entrambi”. A volte, questo comporta degli scontri. Perché noi ci accorgiamo o lei stessa si accorge che ha perso un sacco di tempo online e, quindi, magari cerchiamo di rimediare, proponendole per esempio di non usare il cellulare la sera, fino a una certa ora. Anche lei stessa si accorge e lo dice che si fa prendere la mano, quello che noi chiameremmo una dipendenza. Cerchiamo di navigare questa linea, un po’ come chi cammina su un filo e a volte cerca di mantenere la rotta condivisa. Non conosco ricette magiche che funzionino. Se non cercare di mantenere una certa presenza e una certa comunicazione con i figli. Per far sì che questo rimanga uno strumento e che non li possieda.
Cosa impariamo dall’essere genitori e dai nostri figli
Il terzo pilastro della Pedagogia per il Terzo Millennio descrive l’importanza della Traslazione, ossia il processo che ci permette di continuare a “imparare ad imparare”, trasferendo le conoscenze da un ambito all’altro della nostra vita. Qual è la cosa più bella che hai imparato diventando padre, magari che ti hanno insegnato proprio i tuoi figli, e che stai applicando in altri ambiti della tua vita?
Io sicuramente ho imparato a non essere più al centro della scena. Mi è stato abbastanza chiaro quando è nata mia figlia e poi anche quando sono nati gli altri figli hanno rinforzato questa percezione. Fino al momento prima, in qualche modo, mi sembrava sempre di essere al centro del mio mondo e invece adesso i figli erano diventati i primi attori, quelli da Oscar, i protagonisti, io in qualche modo ero diventato il coprotagonista e comunque avevo lasciato lo spazio della scena. E non era per niente una cosa brutta. Da un certo punto di vista è stata una delle più belle esperienze di empatiaL'empatia è un'abilità fondamentale che ci consente di ent... Leggi che ho avuto e anche di mitigazione e di gestione dell’ansiaL'ansia è una risposta emotiva caratterizzata da sentimenti... Leggi, perché non ero più io al centro. Questo mi ha dato una maggiore capacità di gioire anche per i successi degli altri.
Quando i miei figli hanno imparato a camminare, dicevano le prime parole, andavano a scuola, crescevano, avevano preso un bel voto, erano soddisfatti di una cosa che avevano fatto, avevano avuto successo in una cosa, piccola o grande, erano tutti grandi momenti in cui ero molto felice per loro e poi è stato per me più facile celebrare ed essere felice del successo degli altri, è stato più sincero traslare questo senso di empatia, questo senso di felicitàLa felicità rappresenta uno stato emotivo caratterizzato da... Leggi per loro anche negli altri, gli amici, i colleghi, le persone che conoscevo.
Quali sono i valori che desideriamo trasmettere come base
Il quarto pilastro della Pedagogia per il Terzo Millennio ci insegna la Normalizzazione, ossia il consolidamento delle competenze, che permette un progressivo allargamento dei nostri orizzonti di crescita. Qual è il valore più importante che stai insegnando ai tuoi figli, che sta mettendo radici nei loro comportamenti, “normalizzandosi” e diventando così una base per nuove evoluzioni e sviluppi?
Il dare un senso all’esistenza. Spesso in casa ci accade di parlare di cose di senso, per esempio se una scelta sia più o meno sensata, non sensata per i parametri comuni, ma per noi stessi. Quindi in qualche modo cerchiamo di definire dei valori, che possono essere universali, come la felicità, il rispetto, l’empatia, il benessere proprio e degli altri, la realizzazione personaleLa realizzazione personale, pur essendo un termine comunemen... Leggi, la consapevolezza delle proprie aspirazioni. Per poi portare queste riflessioni nelle comunitàChe cos’è una comunità e perché ci plasma anche quando ... Leggi, nelle loro classi, nei loro amici, con molta leggerezza. Penso che questo sia l’insieme di valori che considero importanti e che poi in qualche modo sono anche i miei, che cerco di tenere come guida, come faro.
Un messaggio per noi stessi
Se potessi inviare un messaggio nel passato a te stesso, appena diventato papà, cosa ti diresti?
Questa è impegnativa. Quando sono diventato papà, non saprei dire che cosa pensassi o se pensassi molto al futuro. Mi sembrava una cosa molto grande, non so quanto ero preparato, per una cosa così grande… Pensavo: “Vedrai che un passo dopo l’altro andremo bene”. Quindi oggi mi direi: “Vai, è un’esperienza bellissima, sicuramente tanto grande, con responsabilità e tantissime soddisfazioni, un percorso tanto speciale”. Mi ricordo un documentario che parlava delle balene. In inglese “crescono” si dice grow, un po’ come “crescono le piante”. Ecco, le balene crescono i loro figli per vent’anni, prima di lasciarli andare, al contrario di tante altre specie animali, dove i figli diventano grandi presto. Ecco, questa idea di accompagnare i figli nella crescita è un’esperienza bellissima, che rende il percorso dell’esistenza molto, molto, molto speciale.
Un augurio per tutti i genitori
Qual è l’augurio più bello che vuoi fare a tutti i genitori in questa giornata speciale?
Ci sono tante cose che vorrei augurare e forse, se potessi sceglierne uno o due, direi: un augurio di tanta consapevolezza. Consapevolezza di essere importante, di avere un ruolo bello e fondamentale e (nel frattempo qui stanno arrivando tutti i figli…), di farlo con serenitàLa serenità è uno stato di calma interiore e di equilibrio... Leggi, il più possibile liberi dai timori, dalle paure, che a volte possono essere presenti. Mi lancerei, se posso: quando io sono diventato papà, mi ricordo che iniziai a intenerirmi di più anche nei confronti degli altri bambini e ho pensato che forse si diventa poi un papà per tutti. Anche avere forse questa bella consapevolezza che ci si espande, forse più di quello che si pensava, è una bellissima cosa da celebrare oggi.
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