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Cos’è la pratica R.A.I.N. e cosa significa “prendere un tè con Mara”?

Come la mindfulness può aiutarci a gestire le emozioni

Le emozioni possono diventare la causa della nostra sofferenza nel momento in cui ci identifichiamo con esse. Una poesia di Rumi ci ricorda che le emozioni vanno accolte come dei visitatori nella locanda della nostra coscienza. Se ad esempio siamo colti da rabbia, il dialogo interiore dovrebbe passare da “io sono rabbioso” a “la rabbia mi sta visitando”. La disidentificazione dall’emozione ci libera dalla sofferenza. Scopriamo insieme l’invito di Buddha a “prendere un tè con Mara” e i benefici della pratica mindfulness R.A.I.N. per il benessere emotivo.

Una poesia da meditare

Una bellissima poesia di Rumi, intitolata “La casa per gli ospiti”, esprime a pieno come noi esseri umani dovremmo rapportarci alle emozioni.

Questo essere umani è come una casa per gli ospiti.
Ogni mattino c’è un nuovo arrivo.

Una gioia, una tristezza, una cattiveria,
una momentanea consapevolezza
arriva come un ospite inatteso.

Accoglili, e intrattienili tutti!
Anche se sono una folla di dolori,
che violentemente spazza via dalla tua casa ogni mobilio,
tratta ogni ospite con rispetto, comunque.
Forse sta facendo spazio
per prepararti a qualche nuova gioia.

Il pensiero oscuro, la vergogna, la malizia.
Incontrali sulla porta sorridendo e invitali a entrare.

Sii grato per chiunque arrivi,
perché ciascun ospite ti è stato mandato
come guida dall’aldilà.

— Jellaludin Rumi

Buddha e la figura mitologica di Mara

Il Buddha storico, il Principe Siddharta Gautama, aveva dato un nome preciso alle sue emozioni difficili. Mara è la figura mitologica buddhista che incarna i veleni mentali, l’illusione e gli ostacoli spirituali che impediscono l’illuminazione. Considerato il distruttore o il re del desiderio, Mara era l’incarnazione di questi stati, e celebre è la frase con cui il Buddha si rivolgeva a Mara ogni volta che il distruttore si presentava alla sua ‘locanda’:

“Entra pure Mara, prendiamoci del tè insieme”.

Anche noi dovremmo imparare a prenderci un tè con Mara. Il tutto sembra semplice quando in sostanza non lo è. Le emozioni sono stati psicologici complessi che comportano tre componenti distinte: un’esperienza soggettiva, una risposta fisiologica e una risposta comportamentale.

La meditazione mindfulness può essere un potente alleato nell’aiutarci a comprendere l’aspetto somatico e fisiologico delle emozioni, operando come un radar per prevenire gli effetti a cascata di esperienze soggettive che hanno prodotto una percezione inizialmente negativa (Vedana) e una risposta fisiologica stressante.

Come le emozioni influenzano la nostra vita

Diverse ricerche comprovano come le emozioni abbiano una forte influenza nella nostra vita, soprattutto per il fatto che noi esseri umani spesso facciamo delle scelte a seconda di come ci sentiamo. Prendiamo decisioni a seconda che ci sentiamo felici, arrabbiati, tristi, ansiosi, annoiati o frustrati.

Se ci lasciamo trasportare troppo dal flusso emotivo, un tè con Mara potrebbe diventare un macigno nello stomaco che non se ne va più via, destabilizzando la nostra vita con scelte in contrasto col nostro benessere interiore.

La consapevolezza del nostro stato emotivo interno, l’essere presenti a come la nostra mente e il nostro corpo reagiscono a fenomeni esterni, ci aiuta a trovare calma interiore e stabilità, riducendo ansia e stress.



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Conoscere la fisiologia delle emozioni

Nuovi studi sulla fisiologia delle emozioni comprovano che ogni emozione ha una risposta somatica precisa, e la percezione di questi cambiamenti fisiologici innescati dalle emozioni potrebbe svolgere un ruolo chiave nello sviluppare consapevolezza emotiva.

La maggior parte delle emozioni è associata a sensazioni di attività elevata nella zona del torace, con cambiamenti nella respirazione e della frequenza cardiaca. Stati di ansia e paura provocano sensazioni fisiche involontarie del sistema nervoso simpatico in attacco o fuga, generando forti palpitazioni, una sensazione di stringimento del petto o dello stomaco, tensione muscolare, tremori e respirazione accelerata e superficiale.

Le sensazioni di diminuzione dell’attività degli arti sono una caratteristica distintiva della tristezza, mentre le sensazioni nell’apparato digerente e nella regione della gola sono state riscontrate principalmente nel disgusto. A differenza di tutte le altre emozioni, la felicità è associata a sensazioni intensificate in tutto il corpo.

La mindfulness per la consapevolezza emotiva

La mindfulness intesa come consapevolezza del momento presente, può essere anche intesa come un antidoto contro la paura, aiutandoci a individuare la paura in anticipo: prima di lasciarci travolgere dall’influenza della paura, c’è un modo per affrontarla senza perdere noi stessi. Siamo veramente in una situazione di pericolo, oppure stiamo semplicemente creando un film su una semplice risposta percettiva inizialmente negativa?

L’ascolto attento delle sensazioni corporee legate alle nostre emozioni ci aiuta anche a ‘uscire dal film’ che ci siamo inventati e a tornare nel presente.

Esistono studi che dimostrano che la mindfulness sia in grado di indurre una risposta calmante nell’amigdala – un sistema fondamentale legato alla paura situato nella parte limbica del nostro cervello – che si attiva e si intensifica in presenza di emozioni negative.

Con la mindfulness identifichiamo ogni emozione negativa e così facendo, l’amigdala si attiva meno, si riduce e si calma.

L’intelligenza emotiva, che dovrebbe essere introdotta nelle scuole, è la capacità di riconoscere e identificare le proprie emozioni e di conseguenza capire ciò che provano gli altri.  Una maggiore comprensione delle emozioni può portare a migliori capacità di comunicazione, relazioni più soddisfacenti e capacità di affrontare le difficoltà in modo più sano.

La pratica R.A.I.N.

Uno dei maggiori strumenti della mindfulness per affrontare le emozioni negative è la pratica di R.A.I.N., acronimo inglese per Recognize – riconsci  Allow – Accetta   Investigate – Investiga  Nourish – nutri.

  • Il primo step è riconoscere l’emozione che stiamo vivendo: il solo fatto di dare un nome alla nostra emozione, calma il sistema nervoso centrale.
  • Il secondo step è quello di accettare quel che è: se sono sopraffatta dalla tristezza, sono in grado di accettarmi per quel che sto attraversando in questo momento, invece che giudicarmi e fustigarmi per non essere felice adesso?
  • Il terzo step è quello somatico: investigare dove si trova l’emozione nel corpo e l’aspetto fisiologico di quel che proviamo.
  • Il quarto step è il nutrimento, assieme alla non-identificazione: se la tristezza mi sta visitando, ci prendo un tè assieme e provo a nutrirmi con frasi affermative come “anche questo passerà”, “che io possa essere felice”, “qualsiasi emozione io stia provando, possa io accogliere anche questa con compassione”.

La mindfulness non è una panacea per bypassare le emozioni, ma semplicemente una capacità di cui possiamo usufruire in qualsiasi momento per aiutarci a gestirle meglio e a vivere una vita più serena.

Bibliografia
Sitografia
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