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Dall’invidia alla crescita

Come la Self-compassion trasforma il confronto in motivazione

Silenziosa, difficilmente confessabile, l’invidia è una passione triste perché, parafrasando Spinoza, conduce alla diminuzione di sé e non arreca alcun piacere in chi la patisce. Provare invidia significa soffrire per il bene dell’altro, a fronte del quale sembra campeggiare, schiacciante, l’imperfezione del proprio essere. Diffusa in tutte le epoche e culture, presente talvolta già nell’infanzia, l’invidia trova terreno particolarmente fertile nella contemporaneità. La filosofa Elena Pulcini ravvede nella società attuale, infatti, una forte componente competitiva, spesso sottintesa, che fomenta l’invidia in adulti e giovanissimi. La Self-compassion, trasformando il rapporto con sé stessi e favorendo lo sviluppo di una personalità forte e meno dipendente dall’approvazione sociale, non elimina direttamente l’invidia, ma può trasformare il terreno emotivo da cui questa trae origine, trasformandola in motivazione costruttiva.

Anatomia di una passione triste, l’invidia e le sue caratteristiche

Studi neuropsicologici suggeriscono come provare invidia attivi, al contempo, sia la corteccia mediale prefrontale, collegata alla capacità di valutare obiettivi e opportunità, sia l’amigdala, area connessa a senso di minaccia e paura. Ciò mostra quanto questo stato d’animo sia complesso e ambiguo, fonte di sensazioni contrastanti che vanno dal desiderio, all’ansia, all’evitamento.

Pulcini ravvede nell’invidia il sintomo di un io fragile, che avverte la diminuzione del proprio valore nel confronto con l’altro. In questo senso l’invidia si configura come un’affezione dell’animo di tipo relazionale, che trova fondamento nell’uguaglianza e condivisione di beni.

Già nel XIX secolo lo storico De Tocqueville, parlando dei mali della democrazia, definiva l’invidia un vizio democratico. Essa, come conferma Pulcini:

“Si amplifica tanto più siamo uguali, perché diventiamo incapaci di sopportare la benché minima differenza o privilegio… se siamo uguali, perché lui/lei sì e io no?”.

Ciò che l’altro è o possiede, inoltre, deve rappresentare un bene a cui l’invidioso aspira, giudicandolo importante per la costruzione della propria identità, che si tratti di aspetto fisico, ricchezza, ruolo sociale o doti intellettuali e personali.

La società attuale, evidenzia Pulcini, basata sul mito dell’homo oeconomicus e dei suoi valori, in primis l’utile declinato come ricchezza, prestigio sociale e affermazione di sé, legittima l’invidia, fomentandola anche attraverso i talent show: “Nei talent la parola d’ordine è sii te stesso e vincerai… Tale competitività indiretta si trasforma nell’invidia”, diffusa anche sui social dove, soprattutto tra gli adolescenti, a rendere interessante un contenuto non è il suo valore intrinseco, ma l’approvazione che può ricevere.

Invidia e metamorfosi del rapporto con sé stessi

Per Pulcini vincere l’invidia significa fare un esercizio di autenticità, coltivando la propria differenza e “ritirando la proiezione sull’altro, interrompendo la spirale del desiderio mimetico” per donare cura e affetto alla propria singolarità.

Su questa scorta la Self-compassion, elaborata dalla psicologa Kristin Neff, permette di creare con sé stessi un rapporto di tipo validante, basato su gentilezza, comprensione e sostegno. Questo costrutto psicologico si fonda su tre componenti che, applicati all’invidia, possono interrompere il circolo vizioso fatto di confronto-autocritica-invidia-sofferenza:

  • mindfulness: riconoscere quello che si prova nel momento presente, senza identificarsi con le emozioni né soffocarle: “Sto provando invidia in questo istante, mi sento inferiore e a disagio”.
  • umanità comune: ricordare che il senso di inadeguatezza e il confronto sono esperienze condivise da tutti: “Molte persone provano emozioni simili. Essere vulnerabili al confronto sociale fa parte della condizione umana”. Questo modo di pensare riduce il senso d’isolamento che spesso accompagna l’invidia.
  • gentilezza verso sé stessi: anziché attaccarsi con giudizi quali “non valgo abbastanza”, assumere un atteggiamento comprensivo: “Posso migliorare e il mio valore non dipende dal confronto”, spostando l’attenzione dalla competizione alla cura di sé.

La Self-compassion agisce anche a livello fisiologico, stimolando il cosiddetto sistema di cura dei mammiferi, collegato a sensazioni di sicurezza e connessione, facilitando il buon funzionamento delle aree cerebrali connesse a regolazione emotiva ed empatia.

Come evidenzia Neff, il risultato della Self-compassion è un Io rafforzato, meno dipendente dal confronto sociale e dal bisogno di sentirsi superiore. Tale condizione permette di guadagnare una prospettiva nuova, nella quale l’invidia può trasformarsi in una forte motivazione alla crescita personale.

La metamorfosi dell’invidia in motivazione

Lo psicologo Niels Van de Ven distingue l’invidia in malevola e benevola. L’invidia maligna nasce dalla convinzione che la propria inferiorità rispetto all’altro sia definitiva e incolmabile. Diversamente, ritenersi in grado di colmare lo svantaggio induce a vedere nell’altro un individuo meritevole e ispirante, rendendo il confronto una sfida costruttiva. In tal caso, l’invidia si configura come istanza benevola, proiettata al miglioramento.

Lo studio di Van de Ven associa la forma maligna dell’invidia a condizioni di bassa autostima e senso d’inferiorità. In questa prospettiva, la Self-compassion crea le condizioni psicologiche per una personalità fiduciosa nelle proprie capacità, in grado di trasformare l’invidia in una motivazione orientata a quel proficere di cui parlavano i filosofi Stoici, ossia il costante avanzamento verso la versione migliore di sé.

Bibliografia
  • Spinoza, B. (1677), Etica dimostrata secondo l’ordine geomentrico, trad. it. a cura di Emilia Giancotti, Roma, Editori Riuniti, 1988
  • Miceli, M. (2012), L’invidia, Bologna, Il Mulino
  • Pulcini, E. (2011), Invidia, la passione triste, Bologna, Il Mulino
  • Tocqueville, A. 2014, La democrazia in America, Torino, UTET
  • Smith, R., (2008), Envy: Theory and Research, New York, Oxford University Press
Sitografia
  • https://iris.unito.it/bitstream/2318/1592541/4/15-15-invidia_R_4aperto.pdf
  • https://thesis.unipd.it/retrieve/149cfeff-65ad-4006-a1a0-28a5839e8aaf/TESI%20MAGISTRALE%20GALLETTA.pdf
  • https://www.frontiersin.org/journals/psychology/articles/10.3389/fpsyg.2020.01683/full
  • https://www.taylorfrancis.com/chapters/edit/10.4324/9781315564296-1/compassion-paul-gilbert
  • https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jclp.21923
  • https://www.researchgate.net/publication/26256430_Leveling_Up_and_Down_The_Experiences_of_Benign_and_Malicious_Envy
  • https://bpspsychub.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/papt.12319
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35961039/
  • https://www.santagostino.it/magazine-psiche/invidia/
  • https://www.riza.it/psicologia/articoli/invidia-significato-cos-e-sintomi-e-come-superarla/?srsltid=AfmBOooGlsISfOKld-erf70f4BwrugpZ-AdnVWf-su4tfCPOselARJIh
  • https://psycnet.apa.org/record/2009-07991-013 
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