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Chiedere scusa o perdono

Chiedere scusa o chiedere perdono?

Che cos’è il vero perdono e perché è importante

Chiedere scusa e chiedere perdono fanno parte di una sana gestione e cura della rete sociale, personale e lavorativa. Il perdono è una di quelle parole che sono molto più facili da pronunciare che da vivere davvero, in profondità, nel nostro mondo interiore. Può diventare una bandiera di un’apparente consapevolezza, un tema di cronaca e di dibattito religioso, nonché oggetto di trattative emotive, che non sempre ne colgono la preziosa essenza. Il vero perdono non è dimenticare la sofferenza né giustificare i torti, ma è un processo benefico in primis per chi riesce a sperimentarlo.

Chiedere scusa e chiedere perdono: le differenze

Seppure possano sembrare la stessa cosa, chiedere scusa e chiedere perdono si differenziano molto.

Quando chiediamo scusa

Se arreco un piccolo danno a una persona, senza volere o intenzione, chiedere scusa è ciò che la mia coscienza e le convenzioni sociali mi suggeriranno subito di fare, come un piccolo rito automatico e riparativo. L’intento positivo è quello di cercare di ristabilire un’armonia sociale, sottolineare il valore della persona a cui ho arrecato un seppur piccolo danno, favorendo la reciproca e condivisa tolleranza dell’errore e dello sbaglio, non previsto né voluto, quale parte naturale del vivere.

Chiedere scusa è spesso anche un espediente comunicativo, per seminare concordia e prevenire il conflitto, riconoscendo il valore dell’altra persona, dei suoi tempi e spazi.

Quando è meglio chiedere perdono

Quando invece, per esempio, la lingua corre più forte dell’autoregolazione emotiva e diciamo cose che fanno male, seppur sapendo, in quel preciso momento, che quelle parole possono ferire, dovremmo piuttosto imparare a chiedere perdono.

Chiedere perdono è un’ammissione di colpevolezza, che richiede introspezione e coraggio: l’intento non è solo ristabilire l’equilibrio sociale ed emotivo, né soltanto di sottolineare il valore del benessere dell’altro, ma anche quello di dimostrare una rinnovata consapevolezza in merito a un comportamento eticamente sbagliato e a un errore intrinseco che, fin dal principio, poteva essere evitato.

Il perdono non si pretende, ma può solo essere chiesto, accettando al contempo la piena responsabilità delle proprie azioni e le conseguenze.

La vera natura del perdono: la metafora della casa

Chiedere perdono a volte può sembrare una richiesta di facile ed edulcorata cancellazione del danno arrecato e subìto, per “fare come se nulla fosse successo”. Per comprendere bene il perdono possiamo usare la metafora di una casa, che può rappresentare molte cose, anche il benessere psicoemotivo. Se qualcuno volontariamente brucia la mia casa, non è possibile fare “come se niente fosse successo”, perché la casa è bruciata, non è più accessibile per com’era.

Il perdono riconosce pienamente la perdita, non la nega. Non significa chiudere gli occhi di fronte all’errore o alla sofferenza, ma è invece riconoscere pienamente il valore di ciò che abbiamo perso, onorare la cenere e ciò che resta, osservare la persona che ha in mano il fiammifero del nostro dolore e infine vivere la vera essenza del perdono, che è, nella metafora della casa, scegliere consapevolmente di rinunciare a bruciare a nostra volta la casa dell’altra persona che ci ha feriti, trasportati dall’istinto di vendetta e superficiale desiderio di ripagare con la stessa moneta ciò che abbiamo sofferto. Il perdono è la piena consapevolezza che bruciare la casa dell’altro non ci riporterà indietro la nostra casa e non ci porterà vero bene e vera gioia. Significa scegliere un comportamento non reattivo, di fronte al torto, ma consapevole, orientato e intenzionale.

Il perdono non è negare, nascondere o giustificare

Allo stesso tempo, tuttavia, il perdono non è omertà, non è nascondere il danno, magari perché è troppo doloroso o difficile riconoscerlo, ripararlo e riportare equilibrio nei rapporti. Il perdono non è tantomeno giustificare un’azione: un’azione non giusta non può essere giustificata. Semmai può essere contestualizzata, in qualche misura capita, ma non resa giusta. Perdonare non è rinunciare alla giustizia, nel piccolo e nel grande.

Nei casi di cronaca o violenza, parlare di facile perdono, in modo superficiale, può essere fuorviante e controproducente, perché è in primis assolutamente necessario agire per proteggere se stessi e gli altri da qualsiasi atto violento, anche tramite la denuncia e le vie legali, perché la violenza è sempre sbagliata, senza eccezioni, ed è importantissimo educare al rispetto fin dall’infanzia e adolescenza.

È sempre possibile perdonare?

Nei casi gravi il perdono è possibile? Generalizzare il perdono non è possibile, perché è un vissuto intimo, irriducibile e che va ben oltre la singola parola, con connessioni importanti con dimensioni esistenziali e anche di spiritualità personale. Possiamo dire che, anche nei casi gravi, è possibile perdonare, ma questo non significa assolutamente dimenticare il dolore, far finta di niente o non far valere il proprio diritto fondamentale alla vita, alla sicurezza e alla salute.

Il perdono può significare, per esempio, che la persona che ha sofferto, coi suoi tempi e modi, riesce a ricominciare ad andare avanti nella propria esistenza, supportata da una valida rete sociale e, quando utile, da professionisti della salute, scoprendo che il rancore si fa ogni giorno più piccolo, lasciando spazio a nuove emozioni, sentimenti, sogni e obiettivi, senza più istinto di vendetta.

Il perdono non è tanto far pace con la persona che ci ha feriti, con la quale potremmo comunque scegliere di non avere più contatti, ma far pace con la vita: è un doppio sguardo, di vera presenza, nel presente, consapevole verso il passato e aperto al bene del futuro.

Perdonare noi stessi

A volte la persona più difficile da perdonare siamo proprio noi stessi. Scelte che forse non ripeteremmo oggi, strade che non abbiamo preso e ce ne siamo pentiti, piccoli fallimenti percepiti lungo la via, rimorsi e rimpianti: sono tutti piccoli nodi che possono diventare un peso, se non siamo in grado di accoglierci pienamente, consapevoli che le nostre capacità di discernimento e spirito critico cambiano, si evolvono e crescono durante tutta la vita, e capaci di perdonarci, senza punirci con un autogiudizio rigido che non lascia spazio per imparare davvero, come un insegnante troppo severo, che finirà per censurare anche il miglioramento.

Superare l’errore è imparare dall’errore

Anche qui, il perdono non è far finta di non vedere il proprio errore, è proprio il contrario: vederlo pienamente, riconoscere le conseguenze e poi imparare dall’errore, trasformando il peso in una nuova risorsa, in una luce che illumina le nuove scelte che ci aspettano. Allora l’errore non è più la pietra d’inciampo sulla quale siamo caduti, ma si trasforma in un gradino, per sollevare il nostro passo e permetterci di guardare meglio all’orizzonte.

Perdonare se stessi è importante quanto perdonare gli altri, esattamente com’è importante trattarci con la stessa accettazione, gentilezza e amorevolezza con cui desideriamo trattare gli altri ed essere trattati.

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L’importanza di chiedere scusa e perdono nelle amicizie

Imparare a chiedere scusa e perdono è un ingrediente fondamentale per una sana e forte amicizia, così come in una relazione di coppia. Nessun rapporto è completamente immune da incomprensioni, parole dette nel momento sbagliato o errori involontari. Ciò che distingue un’amicizia solida è anche la capacità di riconoscere i propri sbagli con umiltà e di accogliere quelli dell’altro con generosità.

Chiedere perdono sinceramente, senza trovare scuse, significa mettere da parte l’orgoglio per preservare qualcosa di molto più prezioso: il legame con una persona a cui teniamo. Allo stesso modo, perdonare è un gesto di liberazione per noi stessi, che ci permette di lasciar andare il risentimento e di ricostruire fiducia, gioia e serenità.

Nelle amicizie autentiche, scusarsi e perdonarsi reciprocamente sono dimostrazioni di maturità emotiva e di un affetto abbastanza profondo da superare i momenti difficili. Scusarci e perdonarci rafforza gli affetti, rientrando nelle tre parole chiave che Papa Francesco consigliò ai nuclei familiari:

Le tre parole per l’armonia della famiglia: permesso, grazie, scusa.

Il perdono è coraggio e salute

Perdonare e chiedere perdono sono quindi due atti di profondo coraggio e non di debolezza, perché prevedono la piena disponibilità a riflettere sul proprio e altrui comportamento, a cercare riparazione dove possibile, a ristabilire l’equilibrio, a sottolineare il valore di sé e dell’altro e dei diversi vissuti emotivi, nonché la scelta intenzionale di guardare al futuro, non come conseguenza reattiva del passato, ma come frutto della consapevolezza, che ha radici non solo nel passato ma, soprattutto, nelle nostre risorse per affrontarlo.

I benefici scientificamente provati

Il potere della riconciliazione con la vita è stato scientificamente correlato a un maggiore senso di benessere, una migliore accettazione di sé e capacità di affrontare le sfide, uno spostamento dell’attenzione verso i lati positivi della vita, il miglioramento delle relazioni d’amicizia e delle funzioni cognitive, con meno incidenza di stress, pensieri negativi, disturbi alimentari.

Educare al vero perdono è contribuire a costruire relazioni più sane, autentiche, equilibrate, dove si costruisce e si ricostruisce insieme e dove la direzione è un costante miglioramento, verso dinamiche più funzionali e una crescente serenità, felicità e persino momenti di vera pronoia, che è il frutto di una fiducia che si consolida strada facendo.

Una porta di benessere

Il perdono è una vera porta per il benessere e per la salute globale, che non si forza mai, ma si apre solo dall’interno, liberando prima chi ha sofferto e poi anche chi attende sulla soglia, sinceramente consapevole di avere sbagliato e di voler riparare. Ed è un tornare a respirare a pieni polmoni la vita, riscoprendosi anche più luminosi, perché ogni ferita di cui ci prendiamo cura si fa feritoia e finestra che fa passare la luce, quella interna e quella del mondo che ci circonda.

Il perdono è tornare a vedere la bellezza, fuori e dentro di noi.

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Bibliografia
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