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Toska: quando sentiamo la mancanza di qualcosa che non sappiamo nominare?

Emozioni dal mondo: dalla Russia un viaggio tra malinconia, desiderio e senso di vuoto

A volte ci capita di sentire che qualcosa manca, senza riuscire a capire esattamente che cosa. Non necessariamente una persona lontana, non un luogo preciso in cui vorremmo tornare, nemmeno un momento del passato da rivivere. Piuttosto, una sensazione difficile da afferrare: un misto di malinconia, inquietudine e desiderio, come se ci fosse una distanza tra la vita che stiamo vivendo e qualcosa verso cui vorremmo tendere. Nella lingua russa esiste una parola che può avvicinarsi a questa esperienza: тоска, toska. Esplorare la toska significa entrare nella cultura russa, ma anche interrogarci su qualcosa che riguarda tutti noi: il modo in cui riconosciamo e diamo un nome a ciò che sentiamo.

Origine e significato dell’emozione toska

Toska è una parola russa difficile da tradurre con un unico termine italiano. Può rimandare alla malinconia, alla nostalgia, al desiderio e a una sensazione di vuoto o oppressione.

La sua etimologia non è del tutto certa e sarebbe riconducibile a una radice proto-slava associata all’idea di oppressione o costrizione. Alla stessa famiglia appartiene il verbo russo тосковать (toskovat’), utilizzato per esprimere il sentire nostalgia o un desiderio intenso.

La difficoltà di traduzione non è soltanto una curiosità linguistica. Le parole con cui descriviamo le emozioni, infatti, non si sovrappongono perfettamente da una lingua all’altra.

L’uso contemporaneo del concetto di toska

La ricchezza di questa parola emerge anche osservando il modo in cui viene utilizzata. Si può parlare di toska po rodine, la nostalgia per la propria terra; di toska po prošlomu, riferita al passato; o ancora di toska po morju, il desiderio del mare. In questi casi esiste qualcosa verso cui il sentimento è diretto: un luogo, un tempo, un’esperienza.

Ma la toska può assumere anche contorni molto meno definiti. Ed è forse qui che diventa particolarmente interessante: possiamo sentire una mancanza anche quando non sappiamo darle un oggetto preciso.

La parola riesce così a tenere insieme esperienze che in italiano probabilmente descriveremmo utilizzando termini differenti: nostalgia, malinconia, desiderio, inquietudine.

Toska e cultura russa: quando un’emozione entra nella letteratura

La toska occupa un posto significativo anche nell’immaginario e nella letteratura russa, dove viene associata a esperienze come la solitudine, la lontananza, il desiderio e la ricerca di qualcosa che sembra impossibile raggiungere.

Non sorprende, allora, che questa parola sia diventata uno dei termini attraverso cui raccontare alcune sfumature dell’esperienza emotiva nella cultura russa.

Ma sarebbe riduttivo considerarla semplicemente un tratto della cosiddetta “anima russa”. Le emozioni hanno certamente una dimensione culturale, ma questo non significa che siano confinate all’interno di una cultura.

Il modo in cui le lingue organizzano semanticamente le emozioni presenta importanti variazioni culturali, ma anche strutture comuni. Una parola può quindi essere profondamente legata a una cultura e, contemporaneamente, permetterci di riconoscere qualcosa anche della nostra esperienza.



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Perché possiamo desiderare qualcosa senza sapere cosa ci manca?

La psicologia non identifica la toska come una categoria emotiva autonoma. Esistono però fenomeni studiati scientificamente che possono aiutarci a comprenderne alcune sfumature.

Uno dei più interessanti è il concetto tedesco di Sehnsucht, studiato in psicologia come life longing: un desiderio intenso rivolto verso condizioni o possibilità alternative della propria vita. Questa esperienza presenta diverse caratteristiche, tra cui la percezione dell’incompletezza della vita, l’immaginazione di condizioni ideali o irrealizzate e la presenza contemporanea di emozioni “positive” e “negative”.

Toska e Sehnsucht non sono sinonimi. Il confronto, però, ci suggerisce qualcosa di importante: possiamo provare un desiderio profondo non soltanto per ciò che abbiamo perduto, ma anche per ciò che non abbiamo ancora vissuto, per quello che avremmo potuto essere o per una possibilità difficile persino da definire.

A volte la mancanza guarda indietro, altre volte guarda avanti.

Toska, nostalgia e solitudine: sono la stessa cosa?

Toska viene spesso tradotta con “nostalgia”, ma la ricerca psicologica ci aiuta a capire perché i due concetti non vadano sovrapposti automaticamente.

La nostalgia è stata studiata come un’esperienza emotiva legata al proprio passato e caratterizzata da una combinazione di componenti positive e negative. I ricordi nostalgici coinvolgono frequentemente persone significative ed eventi importanti della propria vita.

Stati d’animo negativi e solitudine possono innescare la nostalgia e, a sua volta, questa può favorire connessione sociale, considerazione positiva di sé e affettività positiva.

La nostalgia, quindi, è descritta non semplicemente come tristezza per qualcosa che non c’è più, ma come un’emozione complessa, personale e profondamente sociale.

La toska può contenere nostalgia, ma si allarga verso una mancanza più indefinita, un desiderio che non trova necessariamente il proprio oggetto nel passato.

Quando la toska ci parla di ciò che desideriamo

C’è un’altra prospettiva attraverso cui possiamo guardare a questo sentimento: la mancanza può raccontarci qualcosa di ciò che per noi conta.

È stato osservato che questi desideri possono contribuire a dare una direzione allo sviluppo personale e ad affrontare la percezione dell’incompletezza della vita. Allo stesso tempo, quando diventano particolarmente frequenti e intensi, risultano associati a un minore benessere.

Questo non significa che la toska produca gli stessi effetti: sarebbe scorretto trasferire automaticamente i risultati ottenuti studiando un altro fenomeno psicologico. Il parallelismo ci permette però di formulare una domanda utile: cosa sta raccontando quella sensazione di mancanza? Forse il bisogno di una relazione o di appartenenza, di cambiamento o semplicemente la distanza che percepiamo tra dove siamo e dove vorremmo essere.

Ascoltare le emozioni non significa lasciarsi guidare sempre da esse, ma imparare a riconoscere le informazioni che possono portarci.

Dare un nome alla toska: le parole ci aiutano a comprendere ciò che sentiamo?

Una delle lezioni più affascinanti delle emozioni dal mondo è che conoscere una parola nuova può offrirci una prospettiva diversa sulla nostra stessa esperienza.

I significati attribuiti alle emozioni possono variare considerevolmente tra le famiglie linguistiche. Le parole con cui raccontiamo il nostro mondo emotivo non sono quindi semplici etichette perfettamente intercambiabili.

Conoscere la parola toska non significa necessariamente scoprire un’emozione che prima non esisteva dentro di noi. Può significare, piuttosto, trovare una nuova lente attraverso cui osservarla.

Ed è qui che linguaggio ed educazione emotiva possono incontrarsi. Imparare a distinguere le emozioni – una nostalgia da una tristezza, un desiderio da un senso di vuoto, una solitudine da quella strana mancanza che non sappiamo ancora spiegare – significa ampliare il vocabolario con cui possiamo chiederci: come sto?

A volte non avremo subito una risposta, ma trovare una parola può essere un primo passo per cominciare a cercarla.

Bibliografia
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Sitografia
  • Istituto di Cultura e Lingua Russa. (s.d.). Etimologia di “тоска” (https://www.facebook.com/photo/?fbid=893935992771454&set=a.559665912865132)
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