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Terza età: vincere l’ageismo per la crescita della società

Riscoprire il valore degli anziani

“La patologia principale della vecchiaia è l’idea che ne abbiamo” ha scritto lo psicoanalista James Hillman. Il pensiero collettivo tende a dipingere le persone anziane come individui in declino, privi di qualità apprezzabili, bisognosi di cure e di sostegno economico. Queste rappresentazioni della senescenza, lungi dal rispecchiare la realtà, sono manifestazioni di ageismo, termine che designa l’insieme di pregiudizi, stereotipi e discriminazioni rivolti alle persone esclusivamente in base alla loro età anagrafica.

Che cos’è l’ageismo?

L’ageismo colpisce anche i giovani, giudicati spesso aprioristicamente immaturi, infantili, irresponsabili, ma soprattutto gli over65. Secondo gli ultimi dati raccolti da Eurobarometro, infatti, il 42% della popolazione anziana europea è stata vittima di questo tipo di emarginazione.

Nel 2024 è stato presentato presso il Parlamento Europeo il Manifesto Europeo contro l’Ageismo, documento redatto da organizzazioni appartenenti al mondo sociale e culturale, finalizzato a sollecitare le istituzioni nell’adozione di strategie concrete, volte a garantire uguaglianza di diritti per tutte le età.

Tuttavia, sconfiggere l’ageismo richiede in primis una profonda trasformazione della coscienza collettiva, che sappia guardare la senilità sotto la sua reale luce.

Ageismo: luoghi ed effetti della discriminazione

L’ageismo investe vari aspetti dell’esistenza. A livello sanitario, gli anziani vengono spesso esclusi dalla possibilità di usufruire di cure sperimentali, ricevendo un’assistenza di qualità inferiore rispetto ai pazienti più giovani, mentre in ambito lavorativo molte aziende escludono i lavoratori più maturi dai programmi di assunzione perché giudicati poco produttivi.

Nel contesto sociale e familiare i senescenti vengono spesso ignorati, estromessi dalle decisioni quotidiane, diventando talvolta oggetto di battute sulla funzionalità del loro cervello, sul loro aspetto o sul modo di vestire.

L’ageismo è spesso associato a:

  • difficoltà nella realizzazione di un invecchiamento attivo
  • minore aspettativa di vita
  • recupero più lento dagli infortuni e dalle condizioni di disabilità
  • declino cognitivo più rapido

La persistente emarginazione può indurre gli anziani a introiettare idee negative sulla propria persona, maturando una forma di ageismo autodiretto che induce all’isolamento, aumentando il rischio di malattia coronarica, diabete e depressione.

Quali sono le radici della discriminazione?

In “Ageismo” il professor Trabucchi riconduce il fenomeno alla trasformazione dei costumi avvenuta negli ultimi decenni. Il mondo dei media, scrive l’autore, “impone la logica del non invecchiare come un processo doveroso”. Oggi vige:

Il primato del fattore biologico e del fattore economico che, gettando sullo sfondo tutti gli altri valori, connettono la vecchiaia all’inutilità. […] Conta solo il singolo, mentre perde significato la relazione con l’altro.

Tra le teorie psicologiche che spiegano l’origine dell’ageismo, spicca la Teoria della gestione del terrore. Secondo questa teoria, la consapevolezza della propria mortalità fomenta nell’individuo forte angoscia, inducendo le persone più giovani a emarginare inconsciamente gli anziani i quali, a causa del proprio declino fisico e agli stereotipi che identificano la senilità con la perdita di facoltà, evocano involontariamente l’idea della morte.



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Le facoltà uniche del cervello maturo

Numerose ricerche scientifiche sono concordi nel sostenere che prestazioni cognitive come attenzione, memoria e rapidità mentale restino soddisfacenti anche durante la terza età, mentre l’intelligenza cristallizzata, costituita dai saperi sviluppati durante la vita, può addirittura aumentare.

Secondo il neuropsicologo Elkhonon Goldberg, con l’età il cervello subisce una progressiva trasformazione che porta l’individuo a utilizzare maggiormente l’emisfero sinistro rispetto a quello destro, maturando una particolare saggezza fatta di emotività, empatia e intuizione. Ciò rende gli anziani figure preziose, in grado di favorire la coesione all’interno dell’ambiente lavorativo, nonché individui dediti al volontariato e alla relazione di cura rappresentando, di fatto, una forma di welfare. Nel contesto familiare sono spesso i nonni ad accudire i nipoti, svolgendo commissioni al posto dei figli, ai quali destinano spesso parte della propria pensione e permettendo loro di dedicarsi alla carriera lavorativa.

Anziani, formatori del domani

Il pensatore Ortega y Gasset afferma che la società può reggersi e progredire solo grazie alla presenza di tre generazioni: i giovani, i maturi e gli anziani. Come scrive la Ricercatrice Barbara Baschiera:

I senescenti sono inclini a quella relazione personale che è il fondamento dell’etica, a quell’atteggiamento che ignora la dimensione utilitaristica del vivere. Sono detentori di valori affettivi, morali e religiosi che rappresentano una risorsa indispensabile per l’equilibrio della società.

 La saggezza degli anziani svolge un ruolo formativo, perché invita alla riflessione sul significato della vita e può “trasferire alle altre generazioni le esperienze fondamentali per la crescita responsabile di ogni individuo”.

La vecchiaia è un concetto riferibile anche all’intera umanità. Il filosofo Hegel ha elaborato la metafora per cui “la civetta, sacra a Minerva, Dea della sapienza, esce sul far della sera”, intendendo che solo a giornata conclusa è possibile comprendere cosa sia stato davvero realizzato. Il filosofo Giuseppe Gembillo ha esteso la metafora a livello sociale, sostenendo che un popolo può comprendere sé stesso solo nel tempo:

Solo dopo che, come popolo, è diventato sufficientemente “anziano”, può guardarsi indietro per valutare il percorso fatto.

Bibliografia
  • AA.VV. (1991), L’anziano attivo, Fondazione Giovanni Agnelli, Torino.

  • AA.VV. (2005), Rapporto Sanità 2005. Invecchiamento della popolazione e servizi sanitari, Il Mulino, Bologna.

  • Baschiera B. (2008), Oltre le età. Prospettive di sviluppo del potenziale formativo degli anziani, Tesi di dottorato in Scienze della cognizione e della Formazione, Università Cà Foscari Venezia.

  • Baschiera B. (2007), Senso e valore del talento nell’anziano, in Margiotta. U., Porrotto G. (a cura di), 1° Rapporto sulla Ricerca Educativa e Formativa in Italia, Mazzanti Editori, Venezia.

  • Beauvoir S. de (1971), La terza età, Einaudi, Torino.

  • Cesa-Bianchi M. (1987), Psicologia dell’invecchiamento, La Nuova Italia Scientifica, Roma.

  • Cesa-Bianchi M. (1998), Giovani per sempre? L’arte di invecchiare, Laterza, Bari-Roma.

  • Goldberg E. (2005), Il paradosso della saggezza. Come la mente diventa più forte quando il cervello invecchia, Ponte alle Grazie, Milano.

  • Hillman J. (2000), La forza del carattere, Adelphi, Milano.

  • Trabucchi M. (2025), Ageismo, Il Margine, Trento.

Sitografia
  • https://umbertogalimberti.feltrinellieditore.it/quando-essere-vecchi-significava-saggezza/
  • https://www.stateofmind.it/ageismo/
  • https://www.who.int/publications/i/item/9789240020504
  • https://www.erickson.it/it/mondo-erickson/ageismo-una-discriminazione-invisibile-che-riguarda-tutti
  • https://journalofethics.ama-assn.org/article/ageism-source-global-mental-health-inequity/2023-10
  • https://www.insalutenews.it/in-salute/eta-fattore-discriminante-nelle-cure-degli-anziani-nasce-il-primo-manifesto-mondiale-contro-lageismo-sanitario/
  • https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9021500/
  • https://www.kabulmagazine.com/wp-content/uploads/2018/06/KABUL-magazine-Jeff-Greenberg-e-Jamie-Arndt-La-teoria-della-gestione-del-terrore.pdf
  • https://www.scuoladipitagora.it/_filespdf/AS22_9791256130467.pdf 
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