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Perdita di memoria negli anziani: come riconoscerla e aiutare chi ne soffre?

Capire la perdita di memoria per accompagnare chi la vive

Una domanda ripetuta più volte, le chiavi che sembrano sparire continuamente, un appuntamento dimenticato. E, insieme alla preoccupazione, può arrivare quasi automaticamente un pensiero: e se fosse l’inizio di una demenza? La perdita di memoria nella terza età merita attenzione, soprattutto quando diventa frequente o comincia a interferire con la vita quotidiana. Ma perdere la memoria non significa necessariamente l’inizio della Malattia di Alzheimer. Le cause delle difficoltà mnemoniche possono essere diverse: oltre al naturale processo di invecchiamento, possono entrare in gioco stress, insonnia, depressione, carenze nutrizionali, alcuni farmaci, traumi e diverse condizioni patologiche. Per questo, quando qualcosa cambia, è importante non arrivare da soli a una conclusione, ma rivolgersi al medico per comprenderne l’origine. La prevenzione comincia anche da qui: conoscere, osservare e intervenire quando necessario.

Perdita di memoria negli anziani: quando dobbiamo preoccuparci?

Dimenticare occasionalmente dove abbiamo messo le chiavi o scordare un appuntamento può capitare anche durante un normale processo di invecchiamento. Diverso è quando le difficoltà diventano frequenti, persistenti e iniziano a compromettere le normali attività quotidiane.

Tra i cambiamenti ai quali prestare attenzione possono esserci, per esempio, crescenti difficoltà nello svolgere attività prima abituali, problemi nel riconoscere persone o luoghi familiari, difficoltà a concentrarsi, formulare giudizi o portare a termine un discorso.

In questi casi il primo passo non è formulare una diagnosi in famiglia, ma parlarne con il medico. Anche il caregiver può essere prezioso durante la visita: può infatti aiutare a ricostruire episodi della quotidianità che la persona anziana potrebbe non ricordare o avere difficoltà a descrivere.

Osservare senza allarmarsi, quindi, ma anche senza ignorare i cambiamenti: la salute prima di tutto.

Perdita di memoria, Mild Cognitive Impairment e demenza non sono la stessa cosa

Tra il normale invecchiamento cognitivo e la demenza esistono condizioni differenti. Una di queste è il Mild Cognitive Impairment (MCI), o deterioramento cognitivo lieve.

Secondo L’Istituto Superiore di Sanità, nell’MCI è presente un declino cognitivo rilevabile attraverso una valutazione neuropsicologica, ma l’autonomia funzionale è sostanzialmente preservata. La persona può impiegare più tempo per alcune attività, essere meno efficiente o commettere più errori.

Soprattutto, MCI non significa necessariamente demenza: alcune persone rimangono stabili, altre possono mostrare una regressione dei sintomi e altre ancora progrediscono verso una forma di demenza. Complessivamente, il tasso annuo di progressione riportato varia dal 5% al 15%, in funzione del contesto e dei criteri diagnostici utilizzati.

È una distinzione importante, perché ci ricorda quanto sia fuorviante associare automaticamente una difficoltà di memoria a una diagnosi. Un sintomo è qualcosa da comprendere, non un’etichetta da applicare.

Quando un anziano sta perdendo la memoria cosa può fare chi gli sta accanto?

Quando una persona cara comincia a dimenticare, l’attenzione può concentrarsi interamente sul ricordo: «Te l’ho già detto», «Prova a ricordare», «Come fai a non ricordarti?».

Eppure, per chi assiste una persona con difficoltà cognitive, l’obiettivo non dovrebbe essere sottoporla continuamente a una verifica delle proprie capacità.

Quando i problemi di memoria sono associati a demenza o Malattia di Alzheimer, le indicazioni rivolte ai caregiver suggeriscono piuttosto di favorire una comunicazione semplice, calma e rispettosa, lasciando alla persona il tempo necessario per comprendere e rispondere.

Come comunicare con una persona anziana che ha problemi di memoria

Soprattutto in presenza di deterioramento cognitivo o demenza, alcuni piccoli accorgimenti possono rendere la comunicazione più semplice e ridurre frustrazione e confusione. Può essere utile:

  • parlare lentamente e con calma, utilizzando frasi brevi, chiare e dirette;
  • mantenere un contatto visivo amichevole e prestare attenzione anche al linguaggio non verbale;
  • lasciare alla persona il tempo necessario per rispondere, senza interromperla o completare immediatamente le sue frasi;
  • evitare di correggere continuamente errori e ripetizioni;
  • ascoltare attivamente e mostrare interesse per ciò che la persona sta cercando di comunicare;
  • riconoscere le emozioni espresse, anche quando il racconto o la ricostruzione dei fatti non sono accurati;
  • ridurre rumori e distrazioni, creando un ambiente tranquillo che faciliti la conversazione;
  • adattare progressivamente il proprio modo di comunicare alle capacità della persona.

In altre parole, comunicare non significa verificare quanto una persona ricorda ma, piuttosto, continuare a costruire una relazione anche quando le parole, i ricordi o i tempi della conversazione cambiano.



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Stimolare la memoria senza trasformarla in un test

Anche le attività quotidiane possono offrire occasioni per mantenere attive le capacità cognitive e sostenere il benessere della persona.

Tra le proposte riportate dalle fonti dedicate alla perdita di memoria nella terza età troviamo la lettura, la scrittura, i giochi da tavolo, la musica e l’utilizzo di album e fotografie familiari.

Fotografie, oggetti e musica possono inoltre diventare strumenti per facilitare la comunicazione con una persona affetta da demenza: permettono di partire da qualcosa di familiare, dalla sua storia e dalle sue esperienze, invece di chiedere semplicemente di “ricordare”.

La differenza sta anche nel modo in cui proponiamo queste attività. Un album di fotografie può diventare l’occasione per stare insieme e raccontarsi, invece di una sequenza di domande come «Chi è questa persona?» o «Ti ricordi dove eravamo?». Stimolare non significa mettere alla prova.

Relazioni e socialità fanno parte della cura

La persona che comincia a perdere alcuni ricordi continua ad avere una storia, preferenze, emozioni e bisogno di relazioni.

Per questo anche hobby e occasioni di socialità possono avere un ruolo importante nella quotidianità. Mantenere, per quanto possibile e compatibilmente con le condizioni della persona, attività piacevoli e relazioni interpersonali significa anche contrastare l’isolamento e sostenere la partecipazione.

Lo stesso ISS adotta una prospettiva che non si limita ai soli sintomi cognitivi: tra gli ambiti considerati figurano interventi riabilitativi, cognitivi, psicoeducativi e psicosociali, mentre tra gli esiti rilevanti sono inclusi il benessere e la qualità della vita sia delle persone con MCI o demenza sia dei loro caregiver.

La salute, anche quando parliamo di memoria, non riguarda quindi soltanto una singola funzione cognitiva. Comprende autonomia, emozioni, ambiente e relazioni.

Per il caregiver ripetere la stessa risposta molte volte, gestire un appuntamento dimenticato, vedere cambiare alcune capacità di una persona che conosciamo da una vita… Assistere qualcuno che presenta un deterioramento cognitivo può comportare un carico importante.

Chiedere sostegno, informarsi e acquisire strumenti per comunicare e affrontare la quotidianità non significa quindi occuparsi meno della persona cara. Significa riconoscere che la relazione di cura coinvolge entrambe le persone.

Bisogna conoscere la perdita di memoria per prendersi cura dell’anziano al meglio

Una dimenticanza non è una diagnosi. E nemmeno un deterioramento cognitivo lieve conduce necessariamente alla demenza.

Quando però la memoria cambia in maniera persistente o le difficoltà iniziano a interferire con la quotidianità, rivolgersi a un professionista permette di indagarne le cause e individuare il percorso più appropriato.

Nel frattempo, chi vive accanto a una persona che perde la memoria può fare qualcosa di altrettanto importante: comunicare con pazienza, rispettarne i tempi, sostenerne per quanto possibile l’autonomia, mantenere vive attività e relazioni e non trasformare ogni dimenticanza in un errore da correggere.

Perché prendersi cura della memoria non significa soltanto cercare di conservare i ricordi ma continuare a riconoscere la persona, le sue emozioni, le sue relazioni e la sua dignità, anche quando ricordare diventa più difficile.

Educazione è salute: comprendere ciò che accade ci aiuta a prenderci cura di noi e delle persone che amiamo con maggiore consapevolezza.

Sitografia
  • https://www.fatebenefratelli.it/blog/tecniche-di-comunicazione-efficaci-con-anziani-affetti-da-demenza-una-guida-pratica
  • https://www.realsalus.it/blog/perdita-memoria-anziani-cause-rimedi/
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