Accessibility Tools

Passa al contenuto principale

Tesori del cervello: le dinamiche di gruppo

Cosa sono il groupthink e la sincronia neurale

L’essere umano è un animale sociale: ogni volta che ci troviamo in un gruppo (che sia una riunione di lavoro, una squadra di calcio o un pubblico a un concerto), il nostro cervello smette di funzionare come un’unità isolata e reagisce alla presenza di altri. Percezione, giudizio e attività neurale vanno incontro a una riorganizzazione in base a chi ci circonda e quale attività stiamo svolgendo. Le neuroscienze sociali, disciplina relativamente giovane, hanno iniziato a mappare le dinamiche di gruppo con strumenti sempre più sofisticati (in particolare lhyperscanning). Permettendoci sia di osservare l’allineamento tra  più comportamenti, sia di misurare cosa succede nel nostro sistema nervoso dal punto di vista fisiologico.

Cosa succede nel cervello quando siamo in gruppo

Quando entriamo in un contesto sociale si attivano contemporaneamente numerosi circuiti cerebrali. La corteccia prefrontale mediale contribuisce a valutare le intenzioni degli altri e a prevederne il comportamento. Mentre la giunzione temporo-parietale è coinvolta nella cosiddetta “teoria della mente”, ovvero la capacità di attribuire pensieri e stati mentali alle altre persone. A queste si aggiungono regioni come l’amigdala, che monitora rapidamente eventuali segnali di minaccia, e il sistema della ricompensa, che risponde positivamente quando riceviamo approvazione o cooperazione dagli altri.

È proprio questo sistema di ricompensa a suggerire l’origine evolutiva dei comportamenti sociali e a spiegare la nostra predisposizione al gruppo. Essere accettati dal gruppo attiva circuiti dopaminergici analoghi a quelli coinvolti in altre forme di ricompensa (come cibo, sesso etc). Mentre l’esclusione sociale può attivare aree cerebrali associate anche all’elaborazione del dolore fisico, come la corteccia cingolata anteriore. Il nostro cervello si è evoluto per stare assieme. Molto prima della nascita delle città, della scrittura o delle istituzioni moderne, la sopravvivenza dei nostri antenati dipendeva dalla capacità di collaborare, comunicare e coordinarsi con gli altri membri della comunità all’interno di unità sociali.

Questa continua valutazione del contesto sociale influenza anche processi apparentemente individuali. Numerosi esperimenti dimostrano che la presenza di altre persone modifica attenzione, memoria, percezione del rischio e perfino il modo in cui interpretiamo stimoli visivi o morali. Facendoci prendere anche degli abbagli. Nei classici sulla conformità sociale ai partecipanti viene chiesto di giudicare la lunghezza di alcune linee davanti a un gruppo di attori che, di proposito, forniscono risposte palesemente sbagliate: circa tre partecipanti su quattro finiscono per allinearsi almeno una volta al giudizio errato della maggioranza.

Inizialmente questo fenomeno è stato attribuito alla pressione sociale che ci porta a conformarci. Ma più recenti analisi tramite neuroimaging hanno suggerito una vera e propria alterazione della percezione. Quando i soggetti si allineavano al gruppo, l’attività cerebrale si accendeva non nelle aree del ragionamento logico, ma in quelle occipitali e parietali, coinvolte nell’elaborazione visiva e spaziale. È come se il giudizio della maggioranza modificasse il modo in cui il cervello elabora l’informazione percettiva, non solo la risposta dichiarata.

Groupthink: quando la coesione manda in cortocircuito il pensiero critico

Se il desiderio di coesione può modificare il nostro comportamento a livello individuale, il groupthink è la versione collettiva del fenomeno portato alle estreme conseguenze. Il termine fu coniato dallo psicologo Irving Janis per descrivere una serie di decisioni politiche da parte dei membri degli organi di sicurezza americani che poi si rivelarono disastrose, ma che furono approvate perché nessuno di loro voleva apparire fuori dal coro. Nel groupthink il desiderio di unanimità di un gruppo sovrasta la valutazione realistica delle alternative disponibili – ci si autocensura nel nome della coesione, tralasciando dubbi, criticità e altri fattori che porterebbero a un’analisi più razionale.

Non si tratta di stupidità individuale. Gruppi composti da persone intelligenti e con buone intenzioni possono comunque arrivare a decisioni collettive irrazionali, proprio perché la coesione del gruppo finisce per pesare più della qualità dell’analisi. Si tratta di un fenomeno insidioso perché, dall’interno, è quasi indistinguibile da un genuino allineamento di squadra. Raramente un gruppo si accorge di essere caduto nel groupthink prima che la decisione abbia già prodotto danni.

Avere una opinione diversa dal gruppo ci porta a pensare di essere in errore anche quando non lo siamo: studi di risonanza magnetica funzionale hanno mostrato che scoprirsi in disaccordo con gli altri attiva un segnale di errore nella corteccia cingolata rostrale. Questa regione si attiva quando commettiamo uno sbaglio oggettivo e ce ne accorgiamo – inoltre si sperimenta una riduzione di attività nello striato ventrale, area chiave nei circuiti di ricompensa. Il cervello tratta il disallineamento dal gruppo come tratterebbe un errore fattuale, e l’atto di adeguarsi alla maggioranza produce invece un rinforzo positivo. Studi sull’amigdala (la zona del cervello deputata alla reazione al pericolo) hanno evidenziato un correlato neurale del disagio provato nell’assumere una posizione indipendente rispetto al gruppo: dissentire, dal punto di vista del cervello, può assomigliare a un pericolo reale.



  • IL CERVELLO CHE CAMBIA

    Una video-lezione sulla neuro-plasticità per capire come allenare la mente a trasformarsi, apprendere e crescere a ogni età.

    "*" indica i campi obbligatori

    Dati Anagrafici*

La sincronia cerebrale nelle attività collettive

Se la tendenza del nostro cervello ad allinearsi a quelli altrui può portarci sulla strada sbagliata, può anche generare elevatissimi livelli di sintonia. E permetterci di svolgere attività collettive al meglio delle nostre possibilità. Grazie alla tecnica dell’hyperscanning — la registrazione simultanea dell’attività cerebrale di più persone tramite elettroencefalografia (EEG) o spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso (fNIRS) — la ricerca è oggi in grado di osservare in tempo reale come cervelli di due o più individui siano in grado di funzionare “simultaneamente” quando svolgono la stessa attività. Questo fenomeno è evidente in attività di gruppo in cui è necessaria molta coordinazione ma la comunicazione verbale non è sempre possibile o costante – come ad esempio musica e sport.

In uno studio su coppie di pianisti impegnati a eseguire una melodia in duetto, i ricercatori hanno osservato che le oscillazioni corticali dei due musicisti si accoppiavano in modo significativamente più marcato rispetto a coppie create a posteriori e che non avevano mai suonato realmente insieme. A dimostrazione che il coordinamento neurale riflette un’autentica interazione in corso e non è un semplice artefatto dello stimolo condiviso. Anche il pubblico non è immune a questo fenomeno: uno studio condotto durante un concerto dal vivo di un quartetto di chitarristi ha rilevato un aumento della sincronia anche tra gli spettatori, legato al piacere emotivo condiviso e al senso di vicinanza tra le persone presenti.

Studi su contesti di squadra sportiva mostrano che il grado di accoppiamento neurale tra i membri di un team è associato positivamente sia ai processi affettivi e comportamentali della collaborazione, sia alla performance complessiva del gruppo. Alcuni studi hanno inoltre identificato un vero e proprio correlato neurale dello stato di “flow di squadra”, quella sensazione di totale immersione e coordinamento che si prova in un gruppo ben affiatato. Una maggiore sincronia interviene quando c’è un feedback (soprattutto se positivo) dal proprio compagno di squadra o di orchestra.

Ciò che questi studi suggeriscono, nel loro insieme, è che la coordinazione tra individui — che si tratti di suonare, giocare insieme o semplicemente prendere una decisione in coppia — non è soltanto un fatto comportamentale osservabile dall’esterno. Ma è anche direttamente tracciabile nell’attività neurale del cervello. La socialità umana, insomma, non si esaurisce nello scambio di segnali tra individui separati ma è in grado di superare, in alcuni casi, le barriere fisiche tra cervelli.

Bibliografia
  • Berns, G. S., Chappelow, J., Zink, C. F., Pagnoni, G., Martin-Skurski, M. E., & Richards, J. (2005). “Neurobiological Correlates of Social Conformity and Independence During Mental Rotation.” Biological Psychiatry, 58(3), 245–253.
  • Chen, J., Wu, Y., Tong, G., Guan, X., & Zhou, X. (2016). “Neural signatures of social conformity: A coordinate-based activation likelihood estimation meta-analysis of functional brain imaging studies.” Neuroscience & Biobehavioral Reviews.
  • Janis, I. L. (1972). Victims of Groupthink: A Psychological Study of Foreign-Policy Decisions and Fiascoes. Houghton Mifflin.
  • Zamm A, Palmer C, Bauer A-KR, Bleichner MG, Demos AP and Debener S (2021) Behavioral and Neural Dynamics of Interpersonal Synchrony Between Performing Musicians: A Wireless EEG Hyperscanning Study. Front. Hum. Neurosci. 15:717810. doi: 10.3389/fnhum.2021.717810
  • Müller, V., & Lindenberger, U. (2023). Intra- and interbrain synchrony and hyperbrain network dynamics of a guitarist quartet and its audience during a concert. Ann NY Acad Sci., 1523, 74–90. https://doi.org/10.1111/nyas.14987
  • Réveillé C, Vergotte G, Perrey S, Bosselut G. Using interbrain synchrony to study teamwork: A systematic review and meta-analysis. Neurosci Biobehav Rev. 2024 Apr;159:105593. doi: 10.1016/j.neubiorev.2024.105593. Epub 2024 Feb 17. PMID: 38373643.
Immagini

Sii parte del cambiamento. Condividere responsabilmente contenuti è un gesto che significa sostenibilità

Alleniamo l'intelligenza emotiva: che emozione ti suscita questo articolo?

Potrebbe interessarti

Connessione sociale e inclusione: perché le relazioni sono fondamentali per il benessere?

La solitudine non è solo assenza di relazioni: è la sensazione di non essere visti, di non sentirsi…

Che cos’è la risonanza positiva?

La risonanza positiva è una percezione di connessione sociale e interpersonale, caratterizzata da u…

    Iscriviti alla newsletter

    NEWSLETTER GEN

    Modulo per l'iscrizione alla newsletter FPP

    Questo campo serve per la convalida e dovrebbe essere lasciato inalterato.
    Nome(Obbligatorio)
    Email(Obbligatorio)
    Privacy Policy(Obbligatorio)
    Exit mobile version