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Body shaming in adolescenza: il peso dello sguardo

Quando i commenti sul corpo lasciano il segno

Il fenomeno del body shaming – giudicare, criticare o deridere qualcuno in base all’aspetto fisico – non è una moda passeggera, ma una realtà diffusa che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. In particolare, l’adolescenza, fase cruciale di sviluppo identitario e corporeo, è terreno fertile per questo tipo di esperienza: qui le aspettative sociali, i messaggi mediatici e le dinamiche di gruppo convergono, creando pressioni invisibili ma potenti. Oggi, tra cultura digitale e social network, gli sguardi critici sul corpo si moltiplicano e, con essi, le conseguenze per chi vive questa età delicata. Utile è esplorare l’impatto psicologico del fenomeno e proporre chiavi di comprensione per affrontarlo nella sua complessità.

Body Shaming e adolescenza in numeri

Il body shaming non è un problema marginale: studi clinici e indagini su larga scala mostrano che una grande percentuale di giovani sperimenta commenti negativi sul proprio corpo, sia online sia nella vita quotidiana.

Secondo ricerche internazionali, oltre il 70% degli adolescenti riferisce di essere criticato per aspetti legati al corpo o all’aspetto, con pubblici confronti e paragoni costanti tra pari, familiari e media.
In Italia, dati recenti di Save the Children rivelano che più di un adolescente su tre (35%) percepisce episodi di body shaming nella propria esperienza quotidiana tra i 14 e i 18 anni.

Nel contesto italiano più ampio, oltre il 60% dichiara di aver subito giudizi sul vestiario, sul modo di comportarsi o sui rapporti personali (segnali chiari di quanto il corpo diventi terreno di giudizio e controllo sociale durante l’adolescenza).

Questi numeri delineano un fenomeno non solo diffuso, ma percepito come normalizzato: una significativa parte dei giovani segnala che chi fa body shaming viene giustificato da altri con la formula del “Stava scherzando”.

Oltre i dati: corpo, percezione e vulnerabilità

L’adolescenza è un periodo di grandi cambiamenti fisici e psichici: la percezione del corpo si intreccia con la costruzione dell’identità e della fiducia in sé stessi. Numerose ricerche scientifiche collegano il body shaming a stress psicologico, ansia, depressione e comportamenti alimentari disfunzionali.

Quando giovani tra i 15 e i 17 anni sperimentano critiche sul proprio aspetto o difficoltà legate alla percezione di sé, spesso emergono livelli elevati di insoddisfazione corporea e sintomi d’ansia. La letteratura, spesso, indica un nesso tra esperienze di vittimizzazione corporea e disturbi alimentari o disordini comportamentali successivi, soprattutto se il body shaming viene interiorizzato.

Questa dinamica non è esclusiva delle ragazze: anche i ragazzi sperimentano pressioni legate all’aspetto fisico, seppur in forme diverse (ad esempio potrebbero idealizzare la muscolatura o perseguire la “perfezione maschile”).

La relazione con i social media è significativa: non solo amplifica confronti e critiche, ma in alcuni casi propone contenuti che rafforzano l’idea di “corpo perfetto”, contribuendo a sentimenti di inadeguatezza e vergogna.



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Il ruolo della famiglia: lo sguardo che forma l’identità

Il ruolo della famiglia è spesso meno visibile ma decisivo. Se i social amplificano modelli corporei irrealistici attraverso filtri e logiche di confronto continuo, è lo sguardo adulto a incidere in modo più profondo e duraturo.

Durante l’adolescenza, fase in cui l’identità è ancora in costruzione, commenti apparentemente leggeri su peso, alimentazione o aspetto fisico possono essere interiorizzati come giudizi strutturali sul proprio valore. Il supporto familiare rappresenta uno dei principali fattori protettivi contro l’insoddisfazione corporea e l’ansia legata all’immagine. Al contrario, ambienti ipercritici o focalizzati sull’estetica possono anticipare l’insoddisfazione già nella preadolescenza e consolidarla negli anni successivi.

Come osservava Zygmunt Bauman, viviamo in una società dell’esposizione permanente; ma è nella dimensione privata che si forma il primo specchio in cui impariamo a guardarci. In questo senso, la famiglia non è solo contesto affettivo, è il luogo in cui il corpo può essere vissuto come spazio di crescita e trasformazione, oppure come terreno di giudizio.

What now? Verso strumenti di comprensione e cura

Il fenomeno del body shaming nell’adolescenza non è semplicemente un moderno problema digitale, ma un’espressione di dinamiche sociali, culturali e psicologiche profonde. Anche se i dati sembrano scoraggianti, esistono strumenti e prospettive per affrontare la questione in modo più sano e costruttivo.

Sul piano psicologico, offrire ai giovani spazi di ascolto e dialogo, sia individuale, sia nei gruppi, aiuta a elaborare le critiche e la sensazione di vergogna, così da costruire un senso di sé meno dipendente dallo sguardo esterno.

Dal punto di vista psicosomatico, la consapevolezza delle connessioni tra stress emotivo e sintomi fisici (come disturbi alimentari o ansia corporea) può guidare percorsi integrati di assistenza.

Il monitoraggio precoce di segni di disagio legati all’immagine corporea e la collaborazione con specialisti possono prevenire l’instaurarsi di disturbi più gravi. Con empatia, conoscenza e strumenti idonei, ogni giovane può sentirsi visto per chi è, non per come appare.

Bibliografia
  • Cerolini, Silvia et al. “Body shaming and internalized weight bias as potential precursors of eating disorders in adolescents.” Frontiers in psychology vol. 15 1356647. 6 Feb. 2024, doi:10.3389/fpsyg.2024.1356647.
  • Czubaj, Natalia et al. “The Impact of Social Media on Body Image Perception in Young People.” Nutrients vol. 17,9 1455. 26 Apr. 2025, doi:10.3390/nu17091455.
  • Novotný, Jan Sebastian, et al. “Exploring the Negative Consequences of Online Body Shaming: A Study of Czech Adolescents.” Journal of Child and Family Studies 34.5 (2025): 1268-1282.
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