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Come sarebbe la nostra vita se fossimo meno distratti e più presenti?

Quante volte ti succede di percepire ciò che hai intorno come troppo rumoroso, specialmente in un mondo così ricco di stimoli come quello moderno? Eppure non sono solo le circostanze esterne a poter essere fastidiose e disturbanti. Ti sarà capitato di accorgerti quante volte qualcosa di simile accade dentro di te, qualcosa che assomiglia ad un treno inarrestabile di associazioni e pensieri.

Come sarebbe la tua vita se imparassi ad essere meno distratto e più presente? Ridurre quello che in gergo è chiamato “vagabondaggio mentale” può avere un impatto significativo sulla tua vita, così come sulla capacità di apprendimento.

Nel corso dei secoli, diverse forme di meditazione si sono concentrate sul silenzio mentale come importante nucleo funzionale dell’esperienza meditativa. Il silenzio non è la mera assenza di pensieri, ma può essere definito come uno stato profondo dell’essere, nel qui e ora, che porta ad un aumento della consapevolezza di sé senza l’influenza di pensieri invasivi indesiderati. Tuttavia, pochi lavori si sono concentrati specificamente sulla neurofisiologia soggiacente la pratica meditativa legata al silenzio, e su come essa si relazioni alle esperienze auto-riferite dei praticanti, specialmente nel caso delle meditazioni in movimento.

Quadrato Motor Training (QMT) è una meditazione in movimento facile da apprendere e praticare, che favorisce, secondo quanto recentemente accertato, la riflessività, la cognizione spaziale e la flessibilità cognitiva, nonché la neuroplasticità. Durante il QMT, i soggetti devono simultaneamente dividere la loro attenzione su diversi aspetti del compito e filtrare le stimolazioni interne ed esterne non ad esso correlate.

In un recente studio dell’Istituto di Ricerca (RINED) della Fondazione Patrizio Paoletti, pubblicato sulla rivista internazionale Frontiers in una sezione dedicata alla Neurofisiologia del Silenzio, abbiamo riscontrato che il silenzio e la riduzione del vagabondaggio mentale sono emersi spontaneamente dai report in prima persona dei partecipanti dopo le sessioni QMT e che ciò è correlato positivamente con una maggiore connettività cerebrale. Questo studio contribuisce alla comprensione del ruolo del silenzio nel QMT e in altre pratiche meditative e le loro correlazioni cerebrali.

Leggi qui l’articolo completo: Correlates of Silence: Enhanced Microstructural Change in the Uncinate Fasciculus.
Ben-Soussan TD, Marson F, Piervincenzi C, Glicksohn J, De Fano A, Amenduni F, Quattrocchi CC e Carducci F (2020)

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