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Il cielo è di tutti gli occhi. Un nuovo progetto di socializzazione e riqualificazione nelle periferie romane

Dopo un’esperienza globale tanto forte come quella del lockdown, ci ritroviamo tutti insieme, bambini, famiglie ed educatori per condividere e rivivere all’aria aperta alcuni luoghi particolarmente delicati di una Roma di periferia estiva, variegata, resiliente.

È “Il cielo è di tutti gli occhi”, il nuovo progetto socio-educativo che Fondazione Patrizio Paoletti sta realizzando in collaborazione con New Life for Children e A.P.S. Foresta in Testa. Il suo obiettivo è rivitalizzare il senso di comunità di bambini e adulti attraverso laboratori di socializzazione, laboratori specifici di Protezione individuale, con relativa distribuzione dei DPI e azioni di supporto Psico-sociale. Naturalmente tutto nel pieno rispetto delle regole di prevenzione previste dalle normative attuali.

L’iniziativa coinvolge 4 comitati di quartiere, 6 associazioni e cooperative di servizi sociali territoriali con relativi operatori di settore, oltre a équipe di educatori, pedagogisti e psicologi. Lo scenario è quello di parchi e spazi aperti di aggregazione presenti nel territorio del Municipio V di Roma, che man mano stanno riprendendo le loro funzioni di aree di incontro e socialità. 

Il progetto agisce in un territorio dove circa 12.355 nuclei familiari con minori vivono in condizione di povertà economica (il 10,42% delle famiglie presenta tale difficoltà su una media dei Municipi di Roma Capitale del 9,18%) e dove 722 ragazzi sono in carico ai Servizi Sociali in progetti di assistenza psico-socio-educativa (nel solo anno 2017 con un trend in continua crescita), su una media dei Municipi di Roma Capitale di 338 minori in assistenza. Aree dove problematiche di criminalità e discriminazione razziale pesano sulla serenità del quotidiano.

L’obiettivo è riqualificare attraverso la socializzazione e il gioco gli spazi stabili di ritrovo della comunità, gli spazi pubblici, specialmente quelli da sempre lasciati nell’incuria, e gli spazi interiori, provati dagli eventi del momento storico.

Prefigurare una realtà diversa è possibile, delicatamente, trasformando aree di degrado in un luogo magico, educativo.

Anche i giocattoli in legno utilizzati nelle attività fanno parte di una storia di resilienza. Realizzati con materiale di riciclo da un artigiano turco, che ha imparato a costruirli da bambino, nel suo paese, sotto alle bombe, queste piccole opere d’arte vengono accolte dai bambini con grande curiosità. Il gioco si svolge in maniera fluida, con leggerezza e tanta voglia di esplorare. Tutta l’energia accumulata in questi mesi viene adoperata in maniera creativa, gioiosa, ordinata, grazie al sapiente intervento delle educatrici, delle psicologhe e dei maestri d’arte, che riescono a orientare l’espressività dei più piccoli verso la narrazione di nuovi aspetti della propria individualità, sviluppando le potenzialità in una nuova percezione del rispetto e della cura nel rapporto con gli altri, propria di questo momento storico.

E’ attivo anche un laboratorio di sostegno psicologico per adulti, durante il quale gruppi di persone si ritrovano per condividere storie di vita e difficoltà attuali. Attraverso l’orientamento dell’esperto, ci si mette in gioco insieme, ci si rafforza, si sottolineano i traguardi raggiunti e si scopre, proprio grazie all’altro, di aver lasciato emergere, dentro di sé, risorse inaspettate. Un’altra prova di resilienza: trovare nuove soluzioni è possibile, condividere la difficoltà può trasformarla in qualcosa di utile.

A 20 giorni dalla partenza hanno partecipato 207 tra bambini e ragazzi e 100 adulti.

La presenza degli operatori è diventata un punto di riferimento a un mese dall’inizio delle attività itineranti nelle varie aree del Municipio V. “La bambina ogni mattina si sveglia e mi chiede di andare al parco dalle ragazze”, ci racconta la mamma di Cielo, 3 anni e mezzo.

Il programma di lavoro si basa su quattro obiettivi:

1: La conoscenza inclusiva

Numero di attività condotte: 7 

Le attività stanno permettendo di supportare i bambini e le bambine nella ripresa della socializzazione, drammaticamente interrotta dalla situazione di emergenza sanitaria, attraverso un processo di conoscenza inclusiva dell’altro per mezzo della partecipazione a laboratori psico-socio-educativi dedicati presenti nelle isole di gioco. 


2: Riappropriarsi degli spazi di aggregazione

Numero di attività condotte: 10 

Le azioni svolte hanno interessato aree verdi, piazze e spazi di aggregazione presenti nel territorio del Municipio V che, da diverso tempo, hanno visto perdere la loro funzione di incontro, scambio, conoscenza e gioco. 

3. Il supporto psico-sociale alle famiglie

Numero di attività condotte: 7 

Le attività hanno permesso la creazione di spazi di ascolto psicologico formali ed informali, sia in gruppo che individuali, grazie alla presenza ed all’azione attiva della psicologa dell’équipe soprattutto nei momenti di accoglienza delle famiglie. 


4. Protezione individuale

Numero di attività condotte: 10

Tutti i laboratori svolti nell’isola di gioco, sia attraverso una comunicazione insita negli stessi, nella loro organizzazione (spazi e struttura) e nel loro processo, sia nel messaggio esplicito e diretto ai bambini, offrono a questi ultimi la possibilità di apprendere, conoscere e sperimentare nuove modalità di relazione in grado di rispettare anche le normative vigenti in materia di prevenzione e protezione individuale.

Le attività continueranno il martedì e il mercoledì in un orario che va dalle 16 alle 20 a rotazione in diversi punti del Municipio V di Roma come Parco delle Energie, Giardino liberato della Certosa, Casale Garibaldi, Parco San Galli, Largo Bartolomeo Perestrello, Parco Roberto Almagià, Largo Ferraironi. 

È possibile consultare il calendario sulla pagina Facebook del progetto @cieloditutti

L’iniziativa abbraccia le parole di Patrizio Paoletti, presidente della Fondazione, durante la conferenza di presentazione del nuovo progetto “Prefigurare il Futuro” a Nisida lo scorso 24 luglio, a sostegno degli educatori attivi nelle carceri minorili: “Ognuno di noi diventa consapevole se può trasferire quel me migliore di me, che è speranza e progettualità. Non dobbiamo sentirci soli, impauriti, ma sviluppare quelle credenze positive che ci rendono capaci di mettere in campo il cambiamento.”

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