E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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"La pace e un mondo senza violenza sono possibili". Il contributo del Nobel Mairead Maguire al Dialogo sulla Pace
"La pace e un mondo senza violenza sono possibili". Il contributo del Nobel Mairead Maguire al Dialogo sulla Pace

Siamo lieti di pubblicare il contributo del Premio Nobel per la Pace, Mairead Maguire, al Dialogo sulla Pace con Patrizio Paoletti, tenutosi sabato 22 novembre 2014 presso il Palazzo del Monte Frumentario di Assisi in occasione della sesta edizione della conference annuale 21 Minuti.

"Cari amici, innanzitutto voglio ringraziare la Fondazione Patrizio Paoletti ed il Comune di Assisi che mi hanno permesso di essere qui con tutti voi.

E’ una grande gioia per me essere qui ad Assisi, nella casa di San Francesco e di Santa Chiara, due grandi spiriti, le cui vite hanno ispirato me e milioni di persone in tutto il mondo. San Francesco, un uomo di pace, e Santa Chiara, una donna di preghiera, con il loro messaggio d'amore, di compassione e di cura per gli esseri umani, per gli animali e per l'ambiente, oggi ci parlano attraverso la storia per ispirarci.

Noi, come famiglia umana del XXI secolo, di fronte all’aumento delle violenze, dobbiamo ammettere che siamo sulla strada sbagliata e che siamo chiamati a trovare nuovi modi di pensare e di agire in una prospettiva globale. Abbiamo urgente bisogno di spostarci dalla strada della violenza per muoverci verso la strada della non violenza e della costruzione della pace attraverso il disarmo.

La pace è un bellissimo regalo da avere nella vita, e lo sanno bene coloro che hanno conosciuto conflitti violenti, guerre, carestie, malattie, povertà. Credo che la pace sia un diritto fondamentale per ogni individuo, per tutti gli uomini. La guerra è la negazione e la privazione di tutti i diritti umani, della vita, della proprietà, della libertà, e dovrebbe essere abolita. La pace, sia interiore che esteriore, è possibile e ci sono passi che tutti noi possiamo compiere per raggiungerla. Tuttavia, se non crediamo nella pace, se non abbiamo passione e se non lavoriamo tutti insieme alla sua costruzione, come possiamo realizzare la nostra visione di pace?

L’amore per gli altri e il rispetto per i loro diritti e per la loro dignità di essere umani, indipendentemente da chi sono o da quale sia la loro religione, ci porterà verso un reale cambiamento e metterà in moto le giuste relazioni. Con relazioni sociali costruite sull’uguaglianza, sulla non violenza e sulla fiducia, possiamo lavorare insieme per eliminare le molteplici minacce alla nostra umanità.

La povertà è una delle più grandi. Papa Francesco ci ha chiamati a prenderci cura dei poveri e ha espresso il suo desiderio che la Chiesa sia la Chiesa dei poveri e per i poveri. Per raccogliere questa sfida, possiamo cominciare a chiederci ogni giorno “cosa posso fare oggi per aiutare i poveri?”

Papa Francesco ha parlato anche della necessità di costruire una fratellanza tra le Nazioni. Io credo che ciò sia importante. La costruzione di fiducia e di cooperazione tra le persone e i Paesi contribuirà a portare la pace al nostro mondo interdipendente, interconnesso. Il virus Ebola ad esempio, che sta portando molte sofferenze in Africa Occidentale, sta dimostrando quanto abbiamo bisogno di lavorare insieme per gestire minacce all’umanità come le malattie, i cambiamenti climatici, la competizione per le risorse, l’esclusione sociale, la violenza, la militarizzazione globale e la guerra.

Non può esserci nessuna persona, nessun Paese che possa affrontare queste minacce e queste sfide da solo. Soltanto se ognuno di noi assumerà una responsabilità globale, diventeremo più capaci di affrontarle insieme. Possiamo anche maturare fiducia e speranza guardando al fatto che sta crescendo la consapevolezza che ogni vita umana è sacra, che la vita e il nostro ambiente hanno bisogno di essere tutelati e che, come la scienza è capace di superare ogni nostra immaginazione e di portarci nello spazio più profondo, non c'è limite a quello che siamo in grado di realizzare insieme.

La scienza, la ragione, la saggezza aprono a nuove possibilità e cambiamenti. Dobbiamo fare tutto il possibile per contribuire a rendere questi progressi alla portata di tutti attraverso l'istruzione e dobbiamo sfruttare le nuove tecnologie digitali per collegare e costruire un mondo di pace.

Credo che un freno alla pace, a un mondo fondato sull’amore, sui diritti umani e sul diritto internazionale, sia la violenza. Stiamo vedendo crescere le violenze verso gli esseri umani, gli animali e l'ambiente. Veniamo tutti i giorni culturalmente condizionati ad accettare la violenza come uno stile di vita e c’è sempre la sensazione che l’umanità stia correndo grandi rischi. Ma la violenza inizia nella nostra mente e se vogliamo cambiare, allora è da lì che dobbiamo cominciare a cambiare.

Mentre la scienza e la ragione ci hanno fornito molte cose buone (in medicina, tecnologia, ecc.), purtroppo hanno anche generato le armi nucleari, la capacità di uccidere con droni armati, ecc. Oggi abbiamo bisogno di investire sulla nostra conoscenza, sulla nostra capacità di avere compassione e di amare per respingere gli schemi mentali di stampo militaristico con cui le nostre culture ci stanno nutrendo ogni giorno attraverso i mass media e la propaganda di guerra.

E’ importante cambiare molte delle politiche governative, fermare la corsa agli armamenti in tutti i nostri Paesi, e costruire nuove istituzioni e strutture. Credo che sarà una pacifica rivoluzione politico-spirituale ad allontanarci dalla strada della militarizzazione e della guerra, avvicinandoci a un percorso di pace e di non violenza.

La violenza genera violenza, siamo testimoni di questo ogni giorno sui nostri schermi televisivi, quindi la scelta tra violenza e non violenza spetta a ciascuno di noi. Tuttavia, se nel nostro sistema educativo, nelle nostre istituzioni religiose, non insegnano la non-violenza, come possiamo fare questa scelta con consapevolezza?

Credo che tutte le società, le istituzioni e le organizzazioni debbano lavorare insieme e insegnare la via della non violenza come uno stile di vita, come una scienza politica, come un mezzo per portare avanti un cambiamento sociale e politico, ovunque viviamo.

Le diverse tradizioni religiose hanno un’importante responsabilità per fornire una guida spirituale e un messaggio chiaro, in particolare sulle questioni di ingiustizia economica, sul militarismo e sulla guerra. Io, avendo vissuto il violento conflitto etnico-politico in Irlanda del Nord, tra la violenza dell’esercito inglese e dell’esercito repubblicano irlandese, sono stata costretta a confrontarmi con la domanda “esiste una guerra giusta?”.

Sono arrivata alla convinzione assoluta che uccidere è sbagliato, e che la teoria della guerra giusta è, come affermava P. John L. McKenzie, “una falsa morale'. Sono diventata una pacifista perché credo che ogni vita umana sia sacra e non abbiamo il diritto di uccidere nessuno.

Dall’11 settembre, la “guerra del terrore” delle forze degli Stati uniti e della Nato continua a causare morte e distruzione, come in Siria, che è diventata ultimamente il quattordicesimo paese del mondo islamico che le forze di Nato e Stati Uniti hanno invaso o occupato o bombardato. Ho visitato la Siria con una Delegazione Internazionale di Pace sia nel 2013 che nel 2014. Abbiamo ascoltato gli appelli di molti siriani per un non intervento militare dall’estero nel conflitto; ciò che chiedono, piuttosto, è di essere aiutati a risolvere i loro problemi attraverso la pace e la riconciliazione.

Abbiamo ascoltato le storie dei siriani il cui paese è stato invaso da migliaia di combattenti stranieri, pagati, addestrati da governi stranieri per combattere una guerra in Siria con l’obiettivo di far cadere il presidente Assad e il governo. I n illegale tentativo di rovesciare il regime, va avanti oggi la creazione dei cosiddetti “combattenti moderati” da parte di Inghilterra, USA e di alcuni dei loro alleati del golfo. La comunità internazionale ha la responsabilità di chiedere la fine di questo tipo di azioni illegali.

Penso poi che il continuo processo di militarizzazione dell’Europa guidata da USA e Nato stia rischiando di generare una nuova guerra fredda tra est e ovest, tutto ciò contro i voleri della stragrande maggioranza degli europei, che pensano invece che sia nel nostro interesse cooperare invece di cercare lo scontro. Noi tutti dobbiamo far sentire le nostre voci contro gli interventi militari esteri nei nostri Paesi, e unirci per denunciare tutte le forme di violenza e chiedere la fine della militarizzazione e della guerra. Bisogna porre fine alle politiche e ai linguaggi violenti, che ci predispongono ad un clima di continua minaccia e ci abituano alla guerra.

Oggi è importantissimo che i leader del mondo come il presidente Putin, il presidente Obama, si uniscano per compiere grandi passi in avanti per la fine della militarizzazione e della guerra. Perché anche se persone e Paesi hanno diverse prospettive e differenti politiche, non significa che debbano diventare nemici e generare emozioni molto pericolose come la paura e l’aggressività, che sfociano spesso a violenti conflitti e guerre.

Le persone sono stanche della guerra, vogliono la pace, e i soldi spesi in armi non rispondono ai reali bisogni dell’uomo, in particolare quello di arginare la povertà. Viviamo in un mondo ricco, ma finché i governi non ascolteranno le voci delle persone che abitano questo mondo e non cambieranno le loro politiche, non potremo affrontare tutte queste minacce per la comunità umana.

Dobbiamo unire le nostre voci per abolire le armi e gli eserciti in tutti i Paesi e dimostrare a tutti coloro che credono che il potere militare sia la forza di controllo sulla storia, che la risoluzione pacifica ai problemi attraverso il disarmo e la non violenza sono la forza di controllo della storia."

Mairead Corrigan Maguire