E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

Cerca per argomento

Store

  • Tazza: "Paura e amore..." (PRODOTTO ESAURITO)

    Tazza: "Paura e amore..." (PRODOTTO ESAURITO)
    Prezzo: 12,00 €

    (PRODOTTO MOMENTANEAMENTE ESAURITO) Tazza da collezione 21Minuti - I saperi dell'eccellenza A......

    approfondisci
  • Biglietto "LOVE"

    Biglietto "LOVE"
    Prezzo: 2,00 €

    A San Valentino, diglielo con i regali del cuore! Rendi il tuo messaggio d'amore ancora più......

    approfondisci

Fondazione Patrizio Paoletti

news
home / elenco news / Povertà infantile in aumento. Come invertire la...

News

Bookmark and Share
Povertà infantile in aumento. Come invertire la tendenza?
Povertà infantile in aumento. Come invertire la tendenza?

Lo scrittore brasiliano Paulo Coelho riconosceva nei bambini la capacità di dare tre importanti insegnamenti agli adulti: essere contenti senza motivo, essere sempre occupati con qualche cosa e pretendere con ogni forza ciò che si desidera. Oggi, a distanza di 25 anni da quanto la Convenzione sui diritti dell’Infanzia del 1989 è diventata legge internazionale, nei 41 paesi più ricchi del mondo (quelli aderenti all’OCSE) circa 76,5 milioni di bambini, 1 su 3 solo in Italia, rischiano di perdere l’abitudine a sorridere, di giocare e di desiderare.

Questo è l’enorme numero che viene fuori dal 12° rapporto “Innocenti Report Card” di Unicef. Dal 2008 ad oggi, e cioè da quando la crisi economica è arrivata dagli Stati Uniti fino all’Europa, i bambini in stato di povertà sono aumentati di 2,6 milioni. Questi dati evidenziano non solo l’aumentare dell’influenza della crisi economica sui nuclei familiare, ma anche la poca efficacia delle misure adottate negli ultimi sei anni.

Sono proprio i dati sulle famiglie quelli che fotografano la situazione economica di questi anni. I dati ci dicono che la presenza di un bambino all’interno di un nucleo familiare aumenta il rischio di “povertà attiva”, ovvero la situazione di difficoltà in cui versa una famiglia al di sotto della soglia di povertà nonostante uno o più membri lavorino. Infatti, dal 2008 la percentuale di nuclei familiari con bambini che non può permettersi di mangiare carne, pollo o pesce ogni giorno è più che raddoppiata in Estonia, Grecia e Italia.

Questi dati sono la punta di un iceberg costituito dalle tantissime difficoltà di una società in grave crisi economica. I fattori che possono portare una famiglia al di sotto della soglia di povertà nel secondo decennio del ventunesimo secolo sono vari: la difficoltà a pagare le spese per l’alloggio, la perdita del lavoro o semplicemente l’arrivo di una malattia improvvisa per uno dei membri della famiglia. Lo conferma una recente indagine del Censis che ha riscontrando nel 73,5% degli intervistati una difficoltà nell’affrontare una spesa improvvisa.

La difficoltà di un membro è quella di un’intera famiglia e quelli che ne soffrono di più spesso sono i bambini, che rischiano di trovarsi in quella che è definita “grave deprivazione materiale”. I bambini da 0 a 17 anni vengono considerati in questo stato quando il nucleo familiare nel quale vivono non riesce ad assicurare loro almeno quattro delle seguenti voci: 1) pagare affitto, mutuo e utenze; 2) tenere l’abitazione adeguatamente riscaldata; 3) affrontare spese impreviste; 4) consumare regolarmente carne e proteine; 5) andare in vacanza; 6) possedere un televisore; 7) possedere una lavatrice; 8) possedere un auto; 9) possedere un telefono.


Nel 2012 il numero di bambini ritenuti in stato di grande deprivazione materiale nei 30 Paesi europei presi in esame da Unicef erano 11,1 milioni. Di questi il 44% viveva nei soli territori di Regno Unito (14%) Romania (14%) e Italia (16%). In questi dati, l’incidenza maggiore è data dai primi cinque indicatori dell’elenco precedente. Queste privazioni per un bambino non rappresentano solo una grave mancanza materiale, ma possono influire anche sullo stato emotivo in una fase cruciale della sua crescita.

I primi effetti che la scia lunga della crisi sta portando con sé sono rappresentati dall’emergere di una nuova categoria di giovani dai 15 ai 26 anni, quelli definiti Neet (Not in Education, Employment or Training). Questi giovani non hanno un lavoro, non vanno più a scuola e non sono impegnati in un corso di formazione. Secondo i dati del rapporto “Noi Italia 2014” di Istat i Neet in Italia sono 2 milioni, e rappresentano il 24% della popolazione giovanile, mentre la media UE si attesta sul 15,9%.

Questi ragazzi hanno difficoltà di reinserimento o di marginalizzazione che deriva dal non percepirsi soggetti attivi della società, dalla quale si sentono al di fuori. I fattori che hanno contribuito alla nascita di questo fenomeno sono vari. Alcune variabili sono rappresentate dall’abbandono scolastico, dalla situazione economica familiare o dal livello di istruzione dei genitori. Altro aspetto da non sottovalutare è la lenta e tortuosa strada che trovano nella transizione dalla scuola al mondo lavorativo che, in aggiunta alla crisi economica generale contribuisce allo stato d’animo di sfiducia e scoraggiamento dei giovani Neet “inattivi”, ovvero che hanno abbandonato la ricerca di qualunque lavoro o altra formazione.

La generazione che viene chiamata “Figli della recessione” però trova anche degli esempi di gestione attenta e di pronte risposte alla crisi. In 18 paesi sui 41 europei indagati la povertà infantile è diminuita. In Germania e Polonia, ad esempio, i bambini in grave deprivazione materiale sono 300000 in meno dall’inizio della crisi recessiva.

Nei paesi che invece non hanno saputo arginare l’ondata recessiva emerge un dato davvero preoccupante. Eurostat ha calcolato gli anni di potenziali progressi economici perduti dalle famiglie con bambini a causa della crisi dal 2008 al 2012. In Grecia i nuclei familiari hanno perso l’equivalente di 14 anni di progresso reddituale, in Irlanda, Lussemburgo e Spagna se ne sono persi 10, in Islanda 9 e in Italia, come in Portogallo e Ungheria, le famiglie con bambini hanno perso l’equivalente di 8 anni di potenziali progressi economici.

È proprio negli anni cruciali della crisi che la Fondazione Patrizio Paoletti ha deciso di avviare il progetto 1 Milione di pasti. Dal 2012 il programma alimentare ha distribuito pasti in 4 continenti nel Mondo ed ha già aiutato tantissime persone in stato di indigenza in Italia, nelle città di Milano, Parma, Roma, Napoli, Sassari e Catanzaro coinvolgendo 335 volontari nella distribuzione di 129.371 pasti a quelle che sono le vittime delle nuove povertà. I destinatari, infatti, negli ultimi anni sono sempre più eterogenei, sono quelle mamme e quei papà che a causa di problemi economici non riescono ad assicurare ai propri bambini, i “figli della recessione”, un pasto proteico o una casa sufficientemente riscaldata.

Donare un pasto caldo e un sorriso ad una persona in difficoltà è alimentare positivamente il tessuto sociale, è avviare quell’inversione di tendenza che vada verso la lotta di ogni forma di povertà, di malnutrizione e di fame, è mantenere la promessa della Convenzione sui diritti dell’Infanzia di “preparare la vita del fanciullo ad avere una sua vita individuale in uno spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà”.


BIBLIOGRAFIA

- Innocenti Report Card 12 “Figli della recessione. L’impatto della crisi economica sul benessere dei bambini nei paesi ricchi ”, Unicef 2014.
- Sherwood H., Child poverty up in more than half of developed world since 2008, The Guardian, 2014
- I bambini poveri nei paesi ricchi sono aumentati, Globalist, 2014.
- Sironi F., Così la crisi rende poveri i bambini italiani, l’Espresso, 2014.
- Miceli R., Neet, i giovani a rischio esclusione sociale, La Stampa, 2014.
- Noi Italia. 100 statistiche per capire il paese dove viviamo, Istat, 2014.