E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

Cerca per argomento

Store

  • Pergamene per battesimi e matrimoni

    Pergamene per battesimi e matrimoni
    Prezzo: 3,50 €

    Per attribuire un valore ancora più profondo ai momenti più veri e importanti della......

    approfondisci
  • Traslazione

    Traslazione
    Prezzo: 18,00 €

    Disponibile nelle seguenti lingue: italiano, inglese, spagnolo, francese, portoghese Collana:......

    approfondisci

Fondazione Patrizio Paoletti

news
home / elenco news / La mano scrive, il cervello ringrazia!

News

Bookmark and Share
La mano scrive, il cervello ringrazia!
La mano scrive, il cervello ringrazia!

Abramo Lincoln, quando nel 1863 ha firmato il Proclama di Emancipazione deve aver pensato che il segno lasciato dalla sua penna fosse davvero molto importante. Infatti, nei momenti precedenti alla cerimonia aveva stretto molte mani e sentiva di avere una mano tremante e intorpidita. Il presidente voleva lasciare un tratto preciso e sicuro, conscio che oltre al suo nome, con quella firma scritta a mano, avrebbe lasciato alle generazioni future anche l’importanza di quel gesto e le sue emozioni. Lincoln, prima di compiere il solenne atto, si riservò il tempo di prepararsi alla scrittura.

Oggi, a oltre 150 anni di distanza, gli Stati Uniti d’America si stanno avvicinando ad una svolta epocale: eliminare completamente l’insegnamento della scrittura a mano a partire dalla seconda elementare, nella quale verrà sostituita dalla scrittura digitale con tablet e computer. Infatti sono già 45 gli Stati che hanno deciso di allinearsi agli Standard Common Core ed eliminare quest’insegnamento dalle loro scuole.

Il dibattito oltreoceano è di stretta attualità. Chi è a favore dell’iniziativa sottolinea come non ci siano motivazioni valide, se non la sola “nostalgia del foglio e della penna”, per insegnare ai bambini la scrittura a mano. Dall’altra parte neuroscienziati e psicologi sembrano avere molti più argomenti a favore di questa pratica, che tra i molti aspetti positivi avrebbe il miglioramento di apprendimento, memoria e creatività.

Dalle pagine del New York Times Maria Konnikova ha respinto con forza l’idea di una fine della scrittura a mano. “Non conta solo cosa scriviamo, ma come lo scriviamo”. Così la giornalista russo-americana ha posto l’attenzione sull’importanza di quest’insegnamento, spiegando come non solo i bambini che scrivono a mano imparano a leggere in maniera più veloce, ma riescono a recepire meglio le informazioni.

A conforto della sua tesi la giornalista cita una ricerca del 2012 svolta dalla psicologa Karin James dell’Università dell’Indiana. Nello studio1 un gruppo di bambini aveva il compito di riprodurre una lettera in tre differenti modi: su un foglio bianco, su una pagina con il contorno della lettera già tratteggiato e sullo schermo di un computer con una testiera. Il successivo scanning cerebrale ha evidenziato come, solo nel caso della scrittura a mano, nel cervello dei bambini venivano attivate quelle aree che sono stimolate negli adulti durante le attività di lettura.

Lo psicologo Stanislas Dehaene ritiene che l’intensa attività cerebrale riscontrata durante la scrittura a mano sia strettamente connessa all’apprendimento. Durante la scrittura, infatti, si mette in moto un circuito neurale che porta ad assimilare gradualmente il gesto necessario per tracciare uno specifico segno. Quando scriviamo, quindi, ci troviamo a generare un percorso che richiede grande concentrazione e impegno per avvicinarsi al modello di riferimento. Proprio l’attività generata da questo circuito, secondo lo psicologo francese, renderebbe più facili i nostri percorsi d’apprendimento anche in altri ambiti.

All’Università della Florida, infatti, un’equipe coordinata da Laure Dinehart2 ha riscontrato inoltre una forte correlazione tra l’apprendimento della scrittura a mano e la buona riuscita della carriera scolastica. Dagli studi svolti i ricercatori sono stati indotti ad affermare che la scrittura manuale sembra associata alla capacità di gestire le proprie emozioni e memorizzare il lavoro svolto.

Proprio i benefici che la scrittura a mano dona alla memoria sono tra gli aspetti emersi dalle varie ricerche svolte in quest’ambito. In uno studio3 citato dal Wall Street Journal, la professoressa di psicologia dell’ Università di Washington Virginia Berninger ha monitorato l’attività cerebrale di un gruppo di bambini nell’attività di scrittura in corsivo e con la tastiera. I risultati hanno mostrato come le due aree del cervello stimolate durante i due compiti erano completamente differenti.

Secondo la Berninger non solo i bambini che scrivono in corsivo riescono a comporre più parole, più in fretta e con una maggiore stimolazione di idee e pensieri. Analizzando l’attività cerebrale dei bambini con la grafia migliore, i ricercatori hanno riscontrato durante la produzione un’intensa attività neurale nelle stesse aree del cervello che sono normalmente coinvolte nel processo di memorizzazione.

Uno studio svolto da un gruppo di studenti della University of California ha dimostrato che i vantaggi per la memoria non si fermerebbero alla sola età infantile. Monitorando le lezioni di alcuni studenti universitari, infatti, il gruppo di ricerca ha rilevato come prendere appunti a mano, anziché con laptop o tablet, aiuti a fissare i concetti in maniera più solida e duratura.

I detrattori della scrittura a mano, come Morgan Polikoff, professore di didattica alla University of Southern California, pongono la comunità scientifica ed accademica davanti all’evidenza del nuovo utilizzo del mezzo da parte dei nativi digitali, che trovano nella scrittura digitale il loro habitat naturale, sia a scuola che nelle comunicazioni interpersonali.

L’utilizzo di un doppio sistema di scrittura a questo punto diventerebbe superfluo. Polikoff spiega inoltre al New York Times come anche la maggior parte delle comunicazioni personali e professionali degli adulti avvengono attraverso una tastiera e oramai il corsivo per i più giovani sia diventato quasi una lingua straniera utilizzata solo per la firma.

L’avanzare dell’era digitale impone profonde riflessioni sulle tradizioni e le consuetudini che si vogliono conservare e quelle altre che invece è necessario lasciarsi alle spalle per non frenare il progresso della società. Le ricerche che abbiamo passato in rassegna sono solo una parte degli studi che evidenziano come la scrittura a mano non possa essere relegata come mera reliquia del passato.

Lasciando per un attimo le motivazioni scientifiche, nel suo libro “The Missing Ink” lo scrittore Philip Hensher prova a spiegare l’importanza di questa pratica racchiudendo in poche parole il rapporto di Charles Dickens con la scrittura a mano nella stesura dei suoi romanzi: “l’atto della scrittura, di comporre le lettere, dona forza alla storia”.

NOTE:
1. “The effects of handwriting experience on functional brain development in pre-literate children”
2. “Handwriting in early childhood education: Current research and future implications”
3. “Educating Students in the Computer Age to Be Multilingual by Hand”

BIBLIOGRAFIA:
- Bounds G., “How Handwriting Trains the Brain”, The Wall Street Journal, October 5, 2010.
- “Emozioni e storia, una doppia firma sulla sopravvivenza del corsivo”, Parer, 4 Novembre, 2014.
- George B., George J., “Why we shouldn’t write off cursive”, Quartz, September 30, 2013.
- Hensher P., “The Missing Ink. The lost art of Handwriting”, Faber and Faber, 2012.
- Konnikova M., “What’s lost as Handwriting Fades” The New York Times, June 4, 2014.
- Soldavini P., “Una scrittura senza fine”, Il Sole 24 Ore, 24 Novembre, 2013.