E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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La teoria delle finestre rotte: come il piccolo influenza il grande
La teoria delle finestre rotte: come il piccolo influenza il grande

Nel 1969 un gruppo di ricercatori dell’Università di Stanford decise di fare un esperimento sociale. Abbandonarono due automobili in strada, una nel Bronx, quartiere storicamente povero e conflittuale di New York, l’altra a Palo Alto, zona ricca e tranquilla della California. L’interazione tra l’evento e gli abitanti di queste due diverse zone degli Stati Uniti ha generato quella che oggi viene chiamata comunemente la “teoria delle finestre rotte”.

Il gruppo di lavoro guidato dal professor Philip Zimbardo monitorò la situazione nelle due diverse zone nei giorni successivi all’abbandono delle auto. Nel Bronx l’auto era stata smantellata in pochissime ore, privata di tutte le parti che potevano essere utili. A Palo Alto, invece, l’automobile era rimasta intatta. Dopo una settimana i ricercatori hanno deciso di rompere uno dei finestrini della vettura. Risultato: in poche ore anche nella ricca e tranquilla zona di Palo Alto s’innescò lo stesso smantellamento dell’auto avvenuto nel Bronx, furto, violenza e vandalismo.

La causa della reazione degli abitanti delle due diverse zone non era da ricercare nella sola povertà, come pensato in un primo momento, ma si nascondeva in dinamiche psico-sociali ben più profonde. La “teoria delle finestre rotte” infatti, si basa sull’assunto che se nella gestione di un particolare territorio vengono tollerate e trascurate le piccole trasgressioni (come non riparare una finestra rotta da un sasso), queste innescano un processo di decadimento che potrebbe generare fenomeni di emulazione.

Spesso questa noncuranza scaturisce dalla poca attenzione verso l’ambiente nel quale viviamo. Gli esperimenti che confermano questa teoria però rivelano anche che il processo, se orientato verso una direzione costruttiva, può essere generatore di “buone pratiche di comportamento” capaci di provocare un’importante spinta emulativa.

In un articolo pubblicato recentemente su Science (vol. 322, Dicembre 2008), sono stati mostrati una serie di esperimenti che seguono la linea tracciata da Zimbardo e collaboratori. I ricercatori dell’Istituto di Scienze Sociali e Comportamentali dell’Università di Groningen, diretti da Kees Keizer, hanno testato la veridicità della teoria delle finestre rotte secondo diverse modalità (qui la ricerca completa ). In uno degli esperimenti hanno collocato dei volantini su alcune bici parcheggiate di fronte ad un muro con tanto di cartello che invitava a mantenere il decoro delle strade, monitorando le reazioni dei ciclisti.

Il risultato è stato diverso a seconda delle condizioni di degrado dell’ambiente
: trovandosi di fronte un muro pulito, solo il 33% delle persone ha lasciato cadere i volantini per strada; quando il muro invece era imbrattato, ben il 69% delle persone gettava a terra i fogli pubblicitari. Il team di Keizer ha teorizzato, in base ai risultati ottenuti, che quando un comportamento di violazione delle norme diventa comune, influenza negativamente la propensione della collettività ad attenersi ad esse, mentre la percezione della cura e dell’ordine di un ambiente condiziona positivamente i comportamenti.

Questa teoria è stata presa ad esempio per la riqualificazione della metropolitana di New York, che a metà degli anni 80 era diventata il luogo più pericoloso della città. Patendo dalla riqualificazione dell’ambiente, eliminando i graffiti, tenendo puliti i treni e i locali, si è riusciti ad invertire la tendenza e a rendere in pochissimo tempo la metro un luogo più sicuro e più pulito.

Qualcuno si potrebbe chiedere quale sia la relazione tra i piccoli reati e il tasso di criminalità generale. La correlazione tra questi due elementi potrebbe essere riassunta in “ogni nostra azione nutre un flusso di comportamento”  (Patrizio Paoletti).

In Pedagogia per il Terzo Millennio, infatti, la triade rappresentata da ambiente, contesto e circostanze è strettamente correlata al concetto di azione. La circostanza, infatti, è il prodotto di ciò che l’ambiente (il luogo dove qualcosa accade), comporta interagendo con il contesto, ovvero l’insieme di individui presenti al suo interno.

L’attenzione verso la cura dell’ambiente, quindi, fa sì che l’azione rispetti i suoi tre criteri fondamentali: essere utile per noi, per l’insieme, per colui che ci è utile. Quest’ultimo aspetto merita una precisazione in quanto si inserisce in un’ottica più ampia di apprendimento continuo. Infatti per utile, in questo caso, s’intende colui che è nella condizione di darci un insegnamento, di “nutrirci”, quindi di essere uno dei nostri maestri. Potremmo definire l’ambiente in cui viviamo come il primo e più importante maestro.

Per riuscire a creare e alimentare il flusso delle nostre azioni in maniera costruttiva, è utile orientarsi verso quei comportamenti che “nutrono” noi e gli altri, evitando quelli che “inquinano” le interazioni con l’ambiente ed il contesto di riferimento.

Cominciando dal miglioramento dell’ambiente nel quale viviamo, potremmo operare come suggerito da Francis Bacon secondo un metodo induttivo: partire dal particolare, ovvero riparare tutte le piccole “finestre rotte” della nostra casa, della nostra famiglia e del nostro quartiere, per provare a raggiungere un risultato generale: riparare tutte le grandi “finestre rotte” della società.


BIBLIOGRAFIA

- Keizer K., Lindenberg S., Steg L., The Spreading of Disorder, Science, 2008
- Paoletti P., Ararat. Flussi, territori, luogo, MED, 2002.
- Paoletti P., La narrazione e il suo utilizzo, Scuola di Pedagogia per il Terzo Millennio, Corso di Primo livello, 2005.
- Paoletti P., Selavaggio A., Osservazione, Edizioni 3P, 2011.
- Scacciavillani F., La teoria delle finestre rotte, Il Fatto Quotidiano, 1 Settembre 2010.