E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Imparare a parlare prima della nascita
Imparare a parlare prima della nascita

Spesso durante la gravidanza le mamme parlano al loro pancione, instaurando un dialogo con il bambino che portano in grembo, che di lì a poco stringeranno tra le braccia. E se questa tenerissima pratica empatica avesse a che fare anche con lo sviluppo altre capacità del piccolo, come ad esempio quelle linguistiche?

In media i bambini iniziano a comprendere le parole tra 6 e 9 mesi, mentre tra i 10 e i 15 mesi ne cominciano a dire spontaneamente qualcuna, poi tra i 18 e i 24 mesi avviene la fase dell’ “esplosione del linguaggio”, nella quale i piccoli iniziano a produrre le prime combinazioni di due parole. Nell’ultima fase, tra i 24 e i 36 mesi, le frasi diventano più complesse e il vocabolario si arricchisce man mano fino ad arrivare a circa 14000 parole intorno ai 6 anni d’età.

La velocità e la qualità dell’apprendimento del linguaggio possono variare per ogni bambino e le tappe sopracitate sono un riferimento, non un dogma. Tuttavia le neuroscienze negli ultimi anni ci stanno aiutando a capire sempre meglio ciò che accade all’interno del cervello dei bambini dai primissimi istanti di vita, nel caso di alcune ricerche anche prima della nascita.

Infatti, la tesi dalla quale è partita la ricerca condotta dal professor Eino Partanen dell’Istituto di Scienze comportamentali dell’Università di Helsinki è che i suoni percepiti dal feto all’interno dell’utero possano influenzare lo sviluppo del cervello e delle sue abilità linguistiche dopo la nascita. Lo studio ha rilevato che il feto è in grado di percepire i suoni esterni già dalla ventisettesima settimana di gestazione. Questo stimolo innesca una serie di dinamiche che danno un importante avvio allo sviluppo del sistema nervoso.

Il team del professor Partanen ha sottoposto 33 madri alla ventinovesima settimana di gestazione a diverse sedute settimanali nelle quali hanno ascoltato registrazioni audio contenenti piccole sillabe di senso non compiuto. Dopo la nascita dei bambini, i ricercatori hanno analizzato le loro risposte neurali sottoponendoli all’ascolto delle stesse tracce audio. Il risultato è stato quello sperato, infatti i bambini sottoposti alla prova uditiva all’interno del feto avevano un ricordo delle sillabe anche dopo la nascita.

L’equipe di ricercatori finlandesi ha concluso che lo sviluppo di questa capacità di apprendimento uditivo del bambino in fase fetale porta a delle modifiche strutturali del cervello che influenzano positivamente l’acquisizione del linguaggio durante la sua infanzia, un vantaggio che acquisirebbe ben prima dei sei mesi, periodo nel quale avrà il primo approccio con la comprensione delle parole.

Anche in questa primissima fase, nella quale il bambino inizia a comprendere ma non è in grado di parlare, l’ascolto delle parole è di capitale importanza per lo sviluppo delle sue capacità linguistiche. Infatti, i ricercatori dell’Institute for Learning and Brain Sciences dell’Università di Washington hanno condotto una serie di esperimenti dimostrando che il cervello dei bambini si esercita a parlare anche prima di iniziare a pronunciare le prime parole.

Un gruppo di 57 bimbi tra i 7 e i 12 mesi di età è stato sottoposto a magnetoencefalografia durante l’ascolto di tracce audio contenenti alcune sillabe della loro lingua madre e di una lingua straniera. La tecnica di imaging ha rivelato che anche il solo ascolto delle parole stimola il cervelletto e l’area di Broca, le aree del cervello deputate al linguaggio che in questa fase iniziano a registrare i meccanismi e i movimenti necessari per riuscire a parlare.

Queste formidabili capacità ricettive del cervello del bambino hanno bisogno di essere stimolate al meglio sin dai primi giorni di vita, con l’obiettivo di sviluppare le capacità linguistiche, cognitive, comunicative e motorie al massimo del potenziale. È proprio per soddisfare quest’eccezionale fame di conoscenza della primissima fase di vita, nella quale i tessuti neuronali aumentano in relazione agli stimoli esterni, che la Fondazione Paoletti ha ideato il kit d’apprendimento “Quando imparare è facile divertendosi”.

I vari esercizi articolati in 10 CD-ROM, oltre a favorire l’apprendimento di storia, geografia, matematica, arte e tecnologia, permettono al bambino di imparare a contare, leggere e scrivere. I giochi combinano l’aspetto pedagogico con quello ludico e attraverso una piacevole esperienza di apprendimento sollecitano lo sviluppo dei tessuti neuronali del cervello, alimentando la sua innata capacità di attirare a sé tutti gli stimoli esterni per trasformarli in conoscenza ed esperienza.

Questa capacità è evidente ad esempio in un bambino che cresce in un ambiente multilinguistico e durante i primi anni di vita riesce ad apprendere due o più lingue contemporaneamente. Questo è senza dubbio merito delle capacità del “cervello spugna” dei primi anni di vita, ma anche la componente emotivo-relazionale gioca un ruolo fondamentale. Così il bambino percepisce che per interagire con il suo mondo è indispensabile apprendere un’altra lingua. Ne ha bisogno per comunicare quindi per vivere.

Nell’età dello sviluppo l’aspetto cognitivo e quello emotivo lavorano in sinergia e a strettissimo contatto. Lo dimostra un’ulteriore scoperta dei ricercatori dell’Università di Washington, che hanno rilevato nella magnetoencefalografia un’attività di “preferenza neuronale” per la quale i circuiti del cervello dei bambini registrano un’attività più intensa se la voce ascoltata è quella della mamma. D’altronde è stato il loro suono preferito sin da quando erano nel pancione.

 
BIBLIOGRAFIA

Eino Partanen, Teija Kujala, Mari Tervaniemi, Minna Huotilainen, “Prenatal Music Exposure Induces Long-Term Neural Effects”, 2013.
Patricia K. Kuhl, Rey R. Ramírez, Alexis Bosseler, Jo-Fu Lotus Lin, and Toshiaki Imada, “Il feto ascolta, il bambino ricorda”, Le Scienze, 2013.
“Bebè: il cervello impara a parlare già nei primi mesi di vita”, Bimbi sani & belli, 2014.