E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Junior Training approfondimenti scientifici

di Antonella Selvaggio: Responsabile scientifico Junior Training Family, psicoterapeuta

I neuroni specchio, scoperti da un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma inizialmente nei macachi e successivamente negli esseri umani, sono una classe di neurosi specifici che si attivano sia quando si compie un’azione sia quando la si osserva mentre è compiuta da altri.

I neuroni di chi osserva “rispecchiano” il comportamento osservato come se a compiere l’azione fosse l’osservatore stesso, che sente, percepisce e si attribuisce gli stessi sentimenti e vissuti di chi compie in prima persona l’azione. La scoperta dei neuroni specchio consente di capire, come percepiamo e comprendiamo gli altri invitando a nuove riflessioni in ambito pedagogico. I risultati della ricerca delle neuroscienze cognitive invitano, infatti, a comprendere come queste conoscenze possano e debbano influenzare anche ciò che pensiamo sia necessario insegnare, in particolare nella prima infanzia e, soprattutto come farlo.

Il meccanismo di funzionamento dei neuroni specchio fornisce una chiave di lettura essenziale, biologicamente fondata, delle basi della reciprocità nella relazione con gli altri. Inoltre il meccanismo specchio ha un ruolo essenziale nella comprensione di come si costruisce l’identità sociale: l’essere umano è in grado di riconoscere l’altro come simile a se stesso dal momento che ne condivide le stesse esperienze che gli consentono di capire che le basi neurologiche e psicologiche del comportamento manifesto sono le stesse per tutti i componenti della specie e pertanto rendono gli essere umani simili tra loro.

La capacità di alcune parti del cervello umano di attivarsi alla percezione delle emozioni altrui espresse attraverso il volto, i gesti, i suoni e, la capacità di codificare istantaneamente questa percezioni in termini motori, rende ogni individuo in grado di agire in base a un meccanismo neurale atto ad ottenere quella che i ricercatori chiamano “partecipazione empatica”.
Inoltre, studiando sperimentalmente il meccanismo di base della comprensione delle azioni e delle emozioni si è potuto constatare che le emozioni primarie osservate negli altri suscitano anche nell’osservatore la manifestazione “a specchio” delle stesse emozioni. Insomma quando osserviamo un nostro simile che manifesta dolore, disgusto, piacere, gioia, paura o sorpresa in noi stessi si attiva lo stesso substrato neurale collegato alla percezione diretta dell’ emozione mostrata.

Ora che sappiamo - perché dimostrato scientificamente - che l’essere umano è sostanzialmente un animale sociale, che per crescere e vivere ha per sua natura bisogno della relazione, fisica, verbale, psicologica con i propri simili e, sappiamo che l’apprendimento fondamentalmente avviene per imitazione, dobbiamo necessariamente chiederci quale relazione favorisce il migliore apprendimento e, quale tipo di ambiente, contesto e circostanze siano necessari per educare in maniera intenzionale orientata e orientante.

Si tratta di creare un ambiente favorente che poggiandosi sulle idee di osservazione, mediazione e traslazione, consenta a colui che educa di farlo nel migliore dei modi. Un ambiente può essere considerato favorente quando permette ad ogni individuo che ne fa parte di sentirsi supportato, rassicurato, compreso, ascoltato e, anche in caso di divergenza di opinioni, rispettato per il contributo che può apportare all’insieme. L’ambiente favorente permette a ciascuno individuo di esprimersi pienamente, cosa possibile solo in presenza di un educatore con una allenata capacità di osservazione connessa direttamente alla facoltà dell’essere umano di conoscere se stesso e la realtà che lo circonda, essa viene qui intesa come la capacità di mobilitare quella qualità e quantità di attenzione che permette ad ogni uomo di acquisire dati, differenziarli dalle informazioni e utilizzarli per ben educarsi e ben educare. L’ambiente favorente viene inoltre facilitato da un comportamento guidato dalla capacità di mediare. Il concetto di mediazione nasce dall’idea che è il genitore ad avere il compito di mostrare la strada e quindi di rintracciare ogni strumento necessario a far nascere nel bambino stesso il desiderio di imparare ad imparare.

Questo concetto pone al centro di ogni atto educativo la capacità di magnetizzare a sé il risultato prefigurato. In un ambiente favorente è possibile, inoltre, incrementare la capacità di traslazione propria del cervello umano che naturalmente si chiede, di ogni cosa che incontra nel vivere quotidiano, come può essere utilizzata per migliorare la comprensione della propria quotidianità. La traslazione, nell’accezione qui utilizzata, si riferisce alla capacità dell’educatore di sollecitare nell’educando e in se stesso l’apprendimento da tutto e da ogni cosa e trasferirlo da un ambito della conoscenza a tutti gli altri ambiti di applicazione che una persona incontra nel corso della propria vita. L’arte della traslazione fa capo alla capacità di spostarsi dal sapere al saper fare, cioè procedere da un sapere puramente teorico ad un sapere applicativo.

Oggi sappiamo che ogni apprendimento avviene, tramite i neuroni specchio, dunque, per imitazione, pertanto più il genitore si rende capace di mediare più sarà possibile per il bambino imparare a mediare nelle relazioni sociali; più il genitore mostra di saper applicare la propria conoscenza teorica in maniera applicativa, manifestandosi costantemente proteso ad accogliere e trasformare le sollecitazioni della vita, più il bambino sintonizzandosi sulla sua stessa lunghezza d’onda mostrerà la medesima capacità.

Lo stesso si può dire delle emozioni e dei comportamenti manifesti: più colui che fa da guida si mostra comprensivo e amorevole più il bambino si sintonizzerà su emozioni positive e supportive per se stesso e gli altri, stabilizzando nel tempo una buona immagine di sé e un positivo e costruttivo senso di capacità e di auto-efficacia.

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Bibliografia
M. Iacoboni, “I neuroni a specchio – come capiamo ciò che fanno gli altri” Bollati Boringhieri, Torino (2008)
P. Paoletti, “Alla scoperta delle emozioni – gli occhi di un adolescente incontrano il mondo” Infinito edizioni Roma (2009) P. Paoletti, “Crescere nell’eccellenza” Armando editore, Roma (2008)
P. Paoletti, “La vita nelle tue mani” Infinito edizioni Roma (2010)
P. Paoletti, “Quando imparare è facile”, Infinito edizioni, Roma (2007)
P. Paoletti A. Selvaggio, “Osservazione”, 3P editore, Perugia (2010).
P. Paoletti A. Selvaggio, “Mediazione”, 3P editore, Perugia (2011).
P. Paoletti A. Selvaggio, “Traslazione”, 3P editore, Perugia, (2012).
G. Rizzolatti, L. Vozza, “Nella mente degli altri – neuroni specchio e comportamento sociale” Zanichelli, Bologna (2008).