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Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Silenzio, i bambini hanno il diritto di essere ascoltati. I "21 minuti" di Betty Williams, Premio Nobel per la Pace
Silenzio, i bambini hanno il diritto di essere ascoltati. I "21 minuti" di Betty Williams, Premio Nobel per la Pace

"Noi, i bambini del mondo, abbiamo il diritto di essere ascoltati", il Premio Nobel per la Pace Betty Williams non ha scelto mezze misure nel suo intervento di sabato scorso sul palcoscenico di "21minuti - I saperi dell'eccellenza", a Perugia. Il suo progetto di pace non si fermerà, ha detto, "finchè i budget militari dei paesi non saranno azzerati!"

Chi ha avuto la fortuna di ascoltare le parole di questa sorridente e regale signora nel teatro del Pavone, o in live streaming, probabilmente non dimenticherà per molto tempo l'immagine dei 35615 bambini morti nel silenzio per malnutrizione l'11 settembre, mentre tutto il mondo guardava all'attacco delle torri gemelle. Non dimenticherà l'immagine della signora Williams che, dopo aver assistito alla morte di alcuni bambini nei conflitti irlandesi, bussa alle porte del suo quartiere avviando un processo di pace che cancellerà 850 di odio religioso nel suo paese. Non dimenticherà mai la forza di quell'abbraccio con il quale Williams ha voluto aprire il suo intervento.

Sui giornali di oggi leggiamo del riaccendersi della guerra in Israele e pensiamo: è proprio vero, soltanto quello straordinario sentimento naturale della compassione potrà regalare ai nostri figli un rifugio di pace.

Siamo orgogliosi di presentarvi integralmente l'intervento di Betty Williams:

"Nonostante parli spesso in pubblico, sono sempre agitata e sto tremando. Posso chiedervi di alzarvi e di darvi tutti un abbraccio? Quando vedo la gente che si abbraccia mi si attivano i centri di piacere nel cervello e mi rilasso.

Noi, i bambini del mondo, abbiamo il diritto di essere ascoltati. Noi, i bambini del mondo, vogliamo che tutti i trattati internazionali, dal Piano Marshall alla Convenzione sui diritti dell’infanzia, siano applicati. Noi, i bambini del mondo, pretendiamo un rifugio sicuro in cui vivere. Noi, i bambini del mondo, riconosciamo la fame, la povertà, la malattia alla stregua della guerra. Noi, i bambini del mondo, vogliamo denunciare tutti gli sfruttatori, perché li riteniamo responsabili delle nostre sofferenze.

La cosa più importante della mia vita sono mia figlia Debora e mio figlio. Quando loro sono nati ero la persona più felice del mondo. Quando nasce tuo figlio dimentichi il dolore che provi durante il parto e pensi: Dio deve davvero amare le donne per permettere loro di essere madri. La prima cosa che un bambino sente, già dall’utero materno, è il battito della madre. Per questo io tremo quando penso a quelle centinaia di bambini che ogni giorno nascono e sono già condannati a morte. Quando spendiamo soldi per i nostri vizi, o per le nostre guerre, noi dobbiamo ricordarci di loro.

L’11 settembre, mentre morivano le persone nella tragedia delle Torri Gemelle, morivano contemporaneamente per la malnutrizione 35615 bambini e nessuno ha detto una sola parola su questo. Io invece griderò per questo.

Ero casalinga quando ho iniziato il mio movimento di pace e tutti ci ritenevano deboli perché eravamo donne. Ma la rabbia che ho provato quando ho visto morire quei bambini in Irlanda è stata sufficiente a non farmi più fermare. Sulla loro tomba c’è scritto: sono morti per gli altri. E infatti io me li porto sempre dietro perché ciò che è accaduto a loro non accada ad altri. Quando li vidi morire provai una rabbia incontrollabile. Rientrai a casa andai da mio figlio che stava facendo i compiti, gli strappai il quaderno di mano e cominciai a gridare. Poi uscii e cominciai a bussare alle porte dei miei vicini, urlando: non possiamo continuare a vivere così, e ha funzionato. Sono state le donne d’Irlanda ad uscire allo scoperto, una volta che abbiamo rotto il silenzio non ci siamo più fermate davanti a nessuno, è stato incredibile. Abbiamo raccolto 6000 firme e ho contattato un giornale, che ci ha messo in prima pagina: aveva finalmente rotto il silenzio e sconfitto la paura. Ricordo che durante la prima manifestazione che facemmo, nel luogo da cui doveva partire, si ritrovarono insieme donne cattoliche e protestanti. Ci fu un grande abbraccio che ebbe il potere di cancellare in un attimo 850 anni di conflitti. La violenza combinata con la religione è esplosiva. Quello che abbiamo detto sempre è che non faremo mai parte di un partito o di una specifica parte politica. Il nostro movimento ha guidato la rinascita dell’Irlanda dalla base.

Io ho sempre voluto fare la cosa più giusta possibile. Quando un bambino muore, la sua testa pesa e quando la tieni in mano e senti quel peso provi rabbia, vorresti uccidere chi è responsabile di quella morte. E non mi interessano le crisi economiche o altro, a me interessa fare qualcosa perché i bambini non muoiano, voglio farlo adesso. Ho deciso di costruire una città pacifica per i bambini. A chiunque mi dica un no alla realizzazione di quest’idea io dico: togliti di mezzo.

La pace non cade dal cielo, va costruita giorno per giorno. Questo processo deve essere fondato sulla compassione, l’unica misura del vero amore. A chi voglia partecipare alla costruzione della pace io do sempre un consiglio: grida sempre la verità in modo chiaro e distinto.

Le organizzazioni e le istituzioni, internazionali e locali, devono lavorare insieme al processo di pace, senza preoccuparsi del prossimo dollaro che arriverà. Dobbiamo diventare un’unica grande voce. L’invito della Fondazione Patrizio Paoletti mi ha entusiasmato perché quello che fa è mettere insieme cervelli ed esperienze, traducendo il tutto con il buon senso.

Che cosa possiamo fare per fare in fretta? Attaccare i budget militari. Noi lo stiamo facendo con Gorbaciov e il presidente del Costarica Miranda. Cominciamo con la proposta di dirottare l’1% delle risorse militari verso programmi di sostegno all’infanzia, ma non ci fermeremo fin quando i soldi per gli eserciti non arriveranno a zero.
"

Betty Williams, Premio Nobel per la Pace

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