E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Diritto alla partecipazione e ambienti urbani: il contributo di Pedagogia per il Terzo Millennio. Parte I
Diritto alla partecipazione e ambienti urbani: il contributo di Pedagogia per il Terzo Millennio. Parte I

Il diritto all partecipazione è contenuto negli articoli 12, 13, 14 e 15 della Convenzione sui diritti dell’infanzia redatta nel 1989 dall’ONU e ratificata dall’Italia nel 1991. La Convenzione risulta come un significativo avanzamento nella giurisprudenza internazionale poiché pone i bambini come soggetti di diritto e non come meri “oggetti di preoccupazione” o “beneficiari di servizi”. Ad essi deve rivolgersi l’attenzione delle Nazioni, delle Istituzioni e dei privati affinché i loro diritti siano pienamente realizzati.

L’art 12 chiede alle nazioni che ogni minore capace di discernimento abbia il “diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa” e che “ le opinioni del fanciullo siano debitamente prese in considerazione, tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità”. I bambini hanno quindi diritto a partecipare attivamente all’assunzione di decisioni rilevanti per la loro vita e devono avere la possibilità di orientare le disposizioni prese nei loro confronti. Questa significativa libertà è vincolata alla capacità, propria degli adulti, di comprendere e mettere in atto questi processi, Se l’adulto non comprende questo, il bambino non sarà mai portatore di diritto.

In ogni caso, bisogna considerare il bambino come un essere umano attivo e permettere che egli si faccia portatore del suo diritto di intervento, il che presuppone una conoscenza pedagogica di base che strutturi i processi educativi rendendo possibile al bambino l’espressione di sentimenti, pensieri, aspirazioni e anche progettualità. Tale diritto deve essere garantito e rispettato anche nei casi in cui il bambino, benché in grado di farsi una propria opinione, fosse incapace di comunicarla.

Tuttavia, oggi c’è da chiedersi quanto questo diritto sia compreso e quanto si sia fatto per attualizzarlo. Oltre alle indicazioni fornite dalla Convezione, bisogna infatti evidenziare come il diritto di per sé risulti “vuoto” se non ci sono figure preposte a garantirlo, se quindi esso non è ben compreso diffuso e recepito dalle popolazioni delle nazioni che hanno sottoscritto la Convenzione. E’ bene sottolineare che questo diritto ha valore sovranazionale, il che in qualche modo nobilita il suo contenuto e ci invita a riflettere sulle implicazioni di natura pedagogia e psico-pedagogica finalizzate alla sua attuazione.

Presupposto fondamentale per manifestare questo diritto è la possibilità che viene data al bambino di esprimere opinioni, vissuti, emozioni riguardo ad episodi della propria vita. Tutti noi però sappiamo che oggi questa possibilità si concretezza solo quando vengono predisposti consapevolmente ambienti, contesti e condizioni finalizzati a questo risultato, cioè all’ascolto del mondo interiore del bambino. E’ difficile tuttavia presentare questa necessità quando non è per nulla diffusa l’idea che il bambino abbia un mondo interiore, che questo sia il motore del suo sviluppo, della sua curiosità e infine della strutturazione della sua comprensione del mondo e quindi della sua capacità realizzativa.

Un riscontro oggettivo del basso livello di comprensione riguardo l’importanza e la centralità dell’infanzia è costituito dall’organizzazione delle nostre metropoli. Le città, avamposto di modernità e innovazione, non considerano centrali nel proprio modello di sviluppo territoriale la realizzazione di ambienti destinati all’infanzia, al suo ascolto, alla sua espressione. Centri urbani senza servizi dedicati, scarsa manutenzione e pulizia dei pochi spazi predisposti, traffico, inquinamento acustico e ambientale, scarsità di luoghi di incontro. Le nostre città crescono senza tenere in considerazione le conseguenze di un’urbanizzazione selvaggia e le sue ricadute sulle popolazioni che vi andranno ad abitare.

dott. Marco Benini, pedagogista Fondazione Patrizio Paoletti

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