E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Alzheimer, la sfida da vincere. A rischio i sistemi sanitari di tutto il mondo
Alzheimer, la sfida da vincere. A rischio i sistemi sanitari di tutto il mondo

La statunitense Alzheimer Association ha pubblicato il rapporto 2012 sullo stato di conoscenze scientifiche sul morbo, la cui natura e patogenesi sono ancora sconosciute. Il rapporto, pur confermando che non ci sono forme certe di prevenzione né cure risolutive, lancia anche un allarme: dato l’innalzamento progressivo dell’aspettativa di vita, l’Alzheimer rischia di mettere in difficoltà i sistemi sanitari di tutto il mondo, con costi e ricadute sociali a dir poco preoccupanti. Si calcola che dal 2015 saranno malati un ottantenne su tre e un un sessantacinquenne su quattro. E’ importante che aumenti la sensibilità delle istituzioni verso questo rischio planetario: la battaglia contro l’Alzheimer richiede infatti che venga coordinato un ingente sforzo di ricerca in tutte le nazioni, e che si diffonda una conoscenza del morbo tale da permettere alle famiglie di fornire adeguata assistenza alle persone colpite.

L’Alzheimer avanza man mano che specifiche cellule cerebrali, i neuroni, muoiono progressivamente. Le evidenze fin ora raccolte dagli studiosi di tutto il mondo suggeriscono che il morbo espone il cervello ad una condizione crescente di stress ossidativi e che l'attacco da parte dei radicali liberi possa essere la fonte dei danni neuronali. Proprio la resistenza dei neuroni allo stress ossidativo è uno dei punti cruciali del protocollo di ricerca che l'istituto di neuroscienze della Fondazione Patrizio Paoletti ha recentemente avviato in collaborazione con l’ “Istituto di biologia e patologia molecolari” (IBPM) del CNR, presso l’Università La Sapienza di Roma. L’ipotesi di partenza del protocollo di ricerca è che la "Tecnica di Base del Quadrato" (Quadrato Motor Training" - QMT), una tecnica di motor training messa a punto nei laboratori dell’istituto di ricerca della Fondazione Paoletti, sia in grado di indurre delle variazioni in determinate proteine coinvolte nell’apprendimento, nella memoria e nella resistenza dei neuroni allo stress ossidativo.

Le tecniche di “motor training” hanno già avviato una vera e propria rivoluzione in ambito medico-scientifico e promettono miglioramenti per la qualità della vita dell’uomo. L’idea alla base di questi studi, in sintesi, è quella di imparare a migliorare le performance del cervello esattamente come si fa con il corpo, cioè tramite determinati schemi di movimento atti a migliorare gradualmente le potenzialità cognitive dell’uomo. Le potenzialità delle tecniche di motor training stanno suscitando un fortissimo interesse nel mondo scientifico, soprattutto in vista della loro possibile applicazione nel campo delle patologie degenerative, come appunto il morbo di Alzheimer, ma anche quello di Parkinson.

Il rapporto della Alzheimer Association avverte: il tempo stringe. Il morbo è la malattia del millennio, una vera e propria sfida per la ricerca scientifica, che va sostenuta e vinta ad ogni costo. Negli Stati Uniti circa 5 milioni e mezzo di americani sono affetti da demenza tipo Alzheimer, che colpisce in prevalenza la popolazione con un’età superiore ai 65 anni. Si calcola che molto presto gli ultra ottantenni saranno in America più di 21 milioni, di cui la metà dementi, con una crescita del 130% rispetto al 2000 e con una prevalenza delle donne, che in media vivono più a lungo. L’invecchiamento è certamente una variabile importante nell’insediarsi della malattia, in quanto statisticamente la demenza aumenta con l’età. La sopravvivenza è molto difficile da valutare perché l’insorgere del deficit mentale è subdolo e difficile da temporizzare con precisione, inoltre il decorso è tanto più rapido quanto più giovane è l’ammalato.

In attesa di strategie risolutive, oggi è molto importante diagnosticare precocemente la malattia: ci aiutano alcuni segni neuropsicologici (diminuzione della memoria, dell’orientamento spazio-temporale, della capacità di concentrazione), accompagnati da particolari tipi di risonanza magnetica e dalla raccolta di ‘marker’ nel sangue e nel liquido cerebro-spinale. Altri fondamentali aspetti della strategia anti-Alzheimer sono l’aiuto alla persona colpita, la sua protezione e l’accompagnamento nei vari stadi della malattia.

I dati del rapporto statunitense in merito alle ricadute sociali ed economiche del morbo sono davvero impressionanti e ci dicono con chiarezza che questa battaglia vede coinvolta l’intera umanità, che su di essa si sta giocando il futuro. Il sostegno alla ricerca scientifica è fondamentale.

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