E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Bambini depressi? Questione di autostima. Parte I
Bambini depressi? Questione di autostima. Parte I

Il 2% dei bambini in età scolare tra i 6 e i 12 anni mostra i sintomi della depressione e, con l’arrivo della pubertà, la percentuale aumenta considerevolmente. Pressati da modelli culturali che propagandano la perfezione del corpo, sempre più bambini sono ossessionati, già in tenerissima età, dal loro aspetto fisico, dal loro volto e dalle loro prestazioni sportive a scuola.

Demotivati, afflitti da emicranie o da disturbi che si cronicizzano, questi bambini rischiano di non far fruttare nel giusto modo le loro potenzialità, con seri impatti sul rendimento scolastico, sulla sfera affettiva e sul loro futuro.

Ogni bambino ha il diritto di sentirsi accettato, amato e valorizzato, a scuola come in famiglia. Tale sentimento ha una base che è fondamentale per l’infanzia: l’autostima. Un bimbo con scarsa autostima prova un frustrante senso di incertezza sul proprio valore e un costante e paralizzante timore di essere criticato. E’ portato, quindi, a fare paragoni con altri bambini, è sempre alla ricerca di consenso e desidera essere diverso da quello che è, arrivando addirittura a desiderare di essere un altro bambino.

E’ fondamentale che i genitori imparino a promuovere l’autostima nei propri figli sin da quando sono piccoli. Questo sentimento, del tutto umano, fornisce la sicurezza necessaria per muoversi secondo le proprie inclinazioni, per fronteggiare un fallimento e per ricominciare. Il seme dell’autostima è già radicato nel terreno psichico di ogni bambino e ha bisogno della giusta spinta per germogliare. Sta al genitore e agli educatori il compito di vigilare su di esso e di nutrirlo adeguatamente. Ma qual è il miglior modo per farlo?

Innanzitutto è importante sottolineare che l’autostima è un sentimento complesso, che si agisce in diversi ambiti della vita del bambino. Investe certamente l’ambito familiare (ogni bambino ha bisogno di sentirsi un membro apprezzato e amato della sua famiglia), ma anche quello sociale-interpersonale, in cui il bambino definisce la percezione di se stesso in relazione agli altri. Gli altri bambini lo trovano simpatico? Lo apprezzano? Lo coinvolgono? Lo reputano un buon amico?

Allo stesso modo, egli costruisce una visione di sé come studente, in ambito scolastico. Questo aspetto dell’autostima è legato ai successi ottenuti a scuola in relazione alle aspettative che derivano dall’ambiente familiare, dai compagni e dagli insegnanti. In altre parole, anche un bambino che riceve un 9 in pagella sarà frustrato se i genitori e gli insegnanti lo spingeranno a credere che l’unico voto accettabile sia il 10, o se tutti i suoi compagni hanno ricevuto un voto superiore al suo.

Esiste poi un’autostima corporea, una combinazione di aspetto fisico e di capacità personali. Essa consiste nella soddisfazione che il bambino prova in relazione alle prestazioni che il suo corpo riesce ad ottenere in determinate situazioni (ad esempio in ambito sportivo).

Più tutti questi campi dell’autostima sono in equilibrio, più il bambino vivrà una vita serena e sfrutterà, senza essere tormentato da dannose domande su se stesso, le sua potenzialità. Ai genitori e agli educatori il compito di valutare man mano tutti questi aspetti della vita psichica del bambino, stimolandolo nel modo corretto e al momento giusto laddove si palesi una carenza.

Nella seconda parte di quest’articolo, esporremo alcuni suggerimenti utili ad affrontare questa delicata, ma importantissima, sfida educativa.

Leggi la seconda parte