E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Warchild: la realtà dei bambini-soldato. Parte I
Warchild: la realtà dei bambini-soldato. Parte I

“Gli Stati Parti alla presente Carta prendono tutte le misure necessarie per assicurare che nessun minore prenda direttamente parte alle ostilità e in particolare che nessun minore sia arruolato nelle proprie forze armate” (“Carta africana sui diritti e il benessere del minore” - Unione Africana, 1999)

Sono più di 300.000 i minori di 18 anni coinvolti attivamente in circa 30 conflitti armati in diverse parti del mondo. Il fenomeno dei bambini-soldato è ancora una realtà evidente, che viola pesantemente le disposizioni della “Convenzione Internazionale dei Diritti del Bambino” (1989) dell’Onu, oltre che ogni principio etico.

Fino ad oggi, 143 paesi hanno ratificato il Protocollo Opzionale della Convenzione riferito al coinvolgimento dei minori nei conflitti armati, un documento che dichiara illegale il reclutamento militare di persone che non abbiamo compiuto i 18 anni e obbliga gli Stati a vigilare affinché ciò non avvenga nei loro territori.

Ma esistono ancora molti paesi in cui ciò che i governi dichiarano di voler fare non segue ciò che fanno realmente. Accade allora che in diversi stati dell’Africa, dell’Asia, del Sud America e addirittura dell’Europa, ci siano molti gruppi armati locali, ma anche eserciti governativi, che continuano impunemente a reclutare bambini, anche piccolissimi, da iniziare alla guerra.

Centinaia di migliaia hanno combattuto nell'ultimo decennio, la maggioranza dei quali tra i 15 e i 18 anni, ma sono numerose anche le “reclute” sotto i 10 anni e la tendenza va verso un abbassamento dell'età. Decine di migliaia di bambini oggi corrono continuamente il rischio di diventare soldati.

Nel suo report annuale sui bambini e i conflitti armati, l’ONU ha stilato una lista di dozzine di gruppi di guerriglieri locali che perpetuano indisturbati questa grave violazione dei diritti dell'infanzia. Nonostante dal Rapporto si evinca che il numero di bambini-soldato sia in calo rispetto agli ultimi anni, le pratiche di reclutamento non sono affatto in via di esaurimento: ciò accade solo perché sono diminuite le guerre.

Il fenomeno è riscontrabile in paesi di diversi continenti (Colombia, Birmania, Nepal, Sri Lanka, Afghanistan, Iraq, Salvador, Filippine), ma è l’Africa a contare il maggior numero di bambini-soldato (circa 120.000), a dispetto delle disposizioni della “Carta africana sui diritti e il benessere del minore” (1999), ratificata da 53 paesi dell’Unione Africana. La situazione è più grave nella Repubblica Democratica del Congo, in Ciad, in Etiopia, nella Repubblica Centraficana, in Somalia, in Uganda, in Burundi e in Sudan.

L’età e il sesso non sembrano rappresentare alcun tipo di barriera etica per chi crudelmente priva questi bambini della loro infanzia. Ciò che essi sono costretti a vivere supera di molto ogni grado di tollerabilità e le testimonianze dei bambini coinvolti ne sono la prova più dura da accettare.

Nella seconda parte di quest’articolo, partiremo proprio dai loro racconti per cercare di chiarire quanto questo fenomeno non sia limitato alla fase bellica, già di per sé gravissima, ma vada anche ad impattare sull’intera esistenza del bambino, sui suoi affetti e sulla comunità in cui vive.

Continua nella seconda parte

 
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