E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Gioco d’azzardo: patologia e rischio sociale PARTE II
Gioco d’azzardo: patologia e rischio sociale  PARTE II

Nella prima parte dell’articolo abbiamo raccolto alcuni dati sulla dipendenza dal gioco d’azzardo in Italia, cercando di evidenziare quanto questo fenomeno sia in crescita, purtroppo anche tra i giovani, e comporti gravi rischi per la persona e per l’intero contesto sociale in cui vive.

Abbiamo, inoltre, segnalato che l’impulso incontrollato per il gioco d’azzardo rappresenta una vera e propria patologia, che diversi studi neuroscientifici hanno associato a specifiche modificazioni delle funzioni cerebrali.

La ricercatrice olandese R. J. Van Holst e il suo team dell’Amsterdam Institute for Addiction Research hanno analizzato a fondo la letteratura sul fenomeno del gioco d’azzardo, evidenziando come non possa essere considerato solo un disturbo nel controllo degli impulsi, ma un vero e proprio problema cognitivo-comportamentale che ha dei precisi riscontri neurobiologici, simili a quelli della dipendenza dalle droghe.

Tramite le moderne tecniche di neuroimaging, i ricercatori sono riusciti persino a stabilire quali aree cerebrali si attivano in base al tipo di gioco preferito dalla persona. Le aree particolarmente coinvolte sono la corteccia orbitofrontale, quella prefrontale tegmentale ventrale e la corteccia cingolata anteriore dorsale.

Allo stesso risultato è giunto Christian Büchel, ricercatore dell'Università Krankenhaus Eppendorf di Amburgo. Anch’egli ha notato quanto questi meccanismi cerebrali risultino simili a quelli presenti in coloro che tendono a cadere nella dipendenza da eroina e cocaina. Nei giocatori incalliti, così come nei tossicodipendenti, il nucleo striato ventrale del cervello, area da cui partono gli impulsi nervosi legati alle ricompense, lavora a ritmo ridotto. Si tratta di un'anomalia riscontrabile anche nella letteratura scientifica sulla tossicodipendenza.

Nei giocatori patologici, inoltre, si manifesta un funzionamento fuori norma del sistema di neurotrasmettitori cerebrali atti a produrre serotonina, una sostanza chimica cerebrale responsabile dell’equilibrio affettivo-comportamentale.

Chi dipende dal gioco, dunque, sviluppa delle anomalie nel funzionamento del cervello che, come ogni malattia, possono cronicizzarsi e nuocere gravemente all’individuo e a chi lo circonda (pensiamo ai fallimenti economici di intere famiglie).

E’ davvero importante, allora, che non si sottovaluti il fenomeno. Gli aspetti ambientali e educativi sono fondamentali nell’insorgenza, così come nella prevenzione di questa patologia, la cui origine spesso va ricercata nelle difficoltà economiche o nell’ipervalorizzazione della felicità legata al possesso di denaro.

Il proliferare di giochi d’azzardo on-line o di sale giochi nelle nostre città porta automaticamente con sé una crescita esponenziale dei giocatori cronici. Paradossalmente, essendo più indotta a giocare a causa delle condizioni economiche meno agiate, è proprio la popolazione delle aree urbane periferiche a richiamare le scelte commerciali degli imprenditori del settore. Si può generare, così, un circolo vizioso di alta pericolosità, definibile come un’emergenza sociale.

Non è forse il caso che istituzioni e privati, determinati scientificamente gli altissimi rischi individuali e collettivi della dipendenza dal gioco d’azzardo, riflettano con maggior responsabilità e presa di coscienza sulle possibili limitazioni a questo fenomeno?