E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Istruzione in Italia. Necessario un cambio di rotta

ROMA, 20 gennaio – L’Italia investe il 4,8% del Pil nell’istruzione, un dato che ci posiziona al ventiduesimo posto in Europa, con uno scarto dello 0,8% rispetto alla media comunitaria (5,6%). Lo rivela “Noi Italia”, il rapporto annuale dell’Istat che offre un quadro d’insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese.

La spesa in istruzione e formazione è un dato molto utile a quantificare la portata delle politiche di un Paese in materia di crescita e valorizzazione del capitale umano. In questo senso meglio le regioni del Sud Italia, dove si investe di più sull’aumento delle conoscenze della popolazione con quote pari a circa il 7% del Pil (periodo 2004-2007), mentre nel Centro-Nord il dato resta fermo al 3%.

Ma una delle analisi più interessanti che emergono dal rapporto Istat è quella relativa al livello di competenze degli studenti quindicenni (suddivise in tre aree: capacità di lettura, abilità matematiche e scientifiche), vale a dire la qualità e l’efficacia della nostra istruzione. E’ un dato molto importante perché l’aumento dei livelli di competenza della popolazione è uno degli obiettivi centrali dell’agenda di Lisbona e del suo follow-up fino al 2020.

Qualcosa di buono è accaduto nel 2009: gli studenti quindicenni italiani hanno dimostrato un miglioramento rispetto alle rilevazioni degli anni precedenti, ottenendo un punteggio medio pari a quello medio Ue nelle capacità di lettura, superiore di 9 punti in matematica e inferiore di 8 nelle competenze scientifiche. Purtroppo più di uno studente italiano su cinque continua ad avere capacità di lettura e matematico-scientifiche non idonee alla sua età, soprattutto al sud. Meglio invece nel settentrione, dove si concentra il maggior numero di eccellenze.

Un altro dato da sottolineare con forza è quello relativo ai giovani che abbandonano prematuramente gli studi nel nostro Paese. Il rapporto evidenzia un fenomeno in calo, ma comunque molto lontano dagli obiettivi europei 2020, che prevedono una riduzione del 10% del tasso di abbandono scolastico.

Il 18,8% dei giovani italiani ha interrotto precocemente gli studi nel 2010, con una prevalenza dell’abbandono maschile. Quest’alta percentuale, che supera la media europea (14,1%) di quasi 5 punti, denota un disagio sociale giovanile piuttosto diffuso, che non risparmia neanche le regioni italiane più prospere. Nella graduatoria dell’abbandono scolastico dei ventisette paesi Ue, l’Italia si colloca nella quarta peggiore posizione. Gli obiettivi strategici dell’Europa, ma anche quelli prettamente nazionali (Politica regionale unitaria del Quadro strategico nazionale 2007-2013), sono dunque ancora molto lontani.

L’istruzione e l’educazione sono ambiti importantissimi, che interessano direttamente il futuro dell’Italia, specialmente in un momento di crisi economica come quello che attraversiamo. Dall’educazione dei nostri figli dipende fortemente la crescita sostenibile della nostra economia e del mercato del lavoro, del nostro tessuto sociale e della sua coesione.

E’ necessario produrre il massimo sforzo, politico e sociale, per riavvicinare le nuove generazioni alla migliore istruzione possibile. Promuovere e sostenere la ricerca pedagogica,”ripensare il processo educativo” (Paoletti), investire sui giovani, sugli educatori e sull’istruzione sono le sfide più importanti del millennio: i nostri figli ci chiedono di affrontarle con responsabilità.


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