E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Empatia, l’antidoto al razzismo
Empatia, l’antidoto al razzismo

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”
Articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani (Nazioni Unite, 10 dicembre 1948)


Il pregiudizio razziale è direttamente proporzionale all’incapacità di provare empatia. E’ ciò che emerge da una ricerca neuroscientifica condotta da un team di scienziati italiani e pubblicata sulla rivista scientifica Current Biology. Lo studio ha dimostrato che i pregiudizi che alcune persone hanno verso individui di etnie diverse dalla loro trovano una corrispondenza, a livello cognitivo, nella loro incapacità di immedesimarsi nella sofferenza degli altri.

Si tratta di una preziosa conferma scientifica dell’importanza, così centrale nell’impianto del sistema pedagogico Pedagogia per il Terzo Millennio di Fondazione Paoletti, delle capacità empatiche nella vita e nelle relazioni dell’uomo, elemento base di ogni sviluppo sociale. Lo studio ci dimostra, una volta in più, che l’empatia è alla base di una relazione di qualità tra gli esseri umani, che senza immedesimazione e rispecchiamento nel sentimento dell’altro non può generarsi un contatto, una comunicazione produttiva e un valore aggiunto per la nostra esistenza.

Gli scienziati italiani, il prof. Alessio Avenanti (Centro studi e ricerche in neuroscienze cognitive dell’Università di Bologna), il prof. Salvatore Maria Aglioti (Università La Sapienza di Roma) e la prof.ssa Angela Sirigu (Istituto di scienze cognitive del Cnrs di Lione), hanno mostrato a un campione di 40 universitari alcune immagini in cui delle mani venivano punte con aghi. Il colore di pelle delle mani raffigurate cambiava continuamente. L’idea alla base dell’esperimento era quella di studiare le reazioni dei soggetti alla visione di immagini di sofferenza altrui, registrandone le attività cerebrali corrispondenti. L’obiettivo finale era, inoltre, quello di identificare eventuali variazioni di queste reazioni in base al colore della pelle delle mani proiettate sullo schermo. A questo scopo i ricercatori hanno utilizzato la tecnica della stimolazione magnetica transcranica, in grado di registrare le attività cerebrali associate ai movimenti del corpo e, nella fattispecie, alle sensazioni tattili dolorose.

I neuroscienziati hanno osservato che durante la visione delle immagini “dolorose” nella maggior parte dei soggetti si attivavano automaticamente gli stessi circuiti cerebrali collegati alla percezione di quel dolore, come se l’osservatore lo stesse provando direttamente sulla propria mano. Ma ciò non valeva per tutti!

All'inizio dell'esperimento i ricercatori avevano somministrato ai soggetti un test, studiato appositamente per rilevare la presenza di eventuali pregiudizi razziali nel loro inconscio. La risposta automatica non si metteva sempre in atto in quegli individui che avevano dato prova di possedere tali  pregiudizi razziali verso diverse etnie. Essi facevano fatica ad immedesimarsi empaticamente nel dolore altrui nei casi in cui il colore della pelle della mani rappresentate era differente dal loro. Non solo. Ma più tali pregiudizi erano forti, tanto più i loro cervelli sembravano essere indifferenti alla sofferenza degli “individui diversi”.

Peraltro, questa minore capacità empatica non poteva essere giustificata semplicemente da una minore familiarità con le mani di colore diverso, perché presentando una mano colorata artificialmente di viola, i ricercatori hanno osservato che tutti i soggetti provavano una forte immedesimazione nel dolore derivato dalla puntura dell’ago. La mano viola, al contrario, dimostrava l’esistenza di una reattività naturale da parte del cervello dei soggetti, e degli esseri umani in generale, anche verso ciò che più è estraneo, rivelando un’innata apertura nei confronti del diverso.

Come spiega il prof. Avenanti, “la ricerca dimostra che la scarsa empatia nei confronti di persone di diverso gruppo etnico è correlata al pregiudizio razziale inconscio dell’osservatore”. Sarebbero proprio gli stereotipi e i pregiudizi razziali collegati al colore della pelle a influenzare, e persino ad attenuare, la naturale compartecipazione alla sofferenza altrui, che si manifesta anche di fronte a soggetti percepiti come non familiari. Che sviluppi avrà questo esperimento? “Questa ricerca”, risponde Avenanti, “potrà avere molteplici applicazioni, ma soprattutto suggerisce l’importanza e la necessità di educare all’empatia”.

Quest’esperimento è un’utile indicazione sulla strada da continuare a percorrere. Nei suoi progetti pedagogici, da oltre 10 anni la Fondazione Patrizio Paoletti promuove l’educazione all’empatia come strumento efficace per il miglioramento della comunicazione tra gli uomini. Nei programmi formativi dell'Alta Scuola di Pedagogia rivolti a insegnanti e a professionisti dell'educazione, ad esempio, sono diversi i moduli riservati all'approfondimento della tematica.

L’apertura all’altro, cui l’uomo è naturalmente portato, può essere premiata soltanto da un atteggiamento empatico verso il prossimo: una predisposizione all’ascolto e alla compartecipazione capace di liberarci da ogni pregiudizio e da ogni discriminazione, a difesa dei diritti e della dignità di ognuno di noi.
 
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