E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Il colera come un secondo terremoto. Il popolo di Haiti chiede aiuto.

Dopo la tragedia del terremoto che ha colpito Haiti il 12 gennaio, si è temuta a lungo in questi mesi l’eventualità dello scoppio di un’epidemia nell’isola. Proprio nel momento in cui molti cominciavano ad abbassare la guardia, il colera è arrivato. Già più di 250 i morti e 2500 i contagiati, e le testimonianze che ci giungono dalla collaboratrice della “Fondazione Paoletti” ad Haiti, Suor Marcella Catozza, disegnano un quadro di assoluta emergenza: "Nella scala di gravità che va da uno a sei, ieri eravamo a cinque, non c'è da sperare in nulla di buono per il futuro immediato".

Focolaio dell’epidemia è San Marc, un paese nel nord dell’isola a circa 100 kilometri da Port au Prince, ma il colera si sta diffondendo con un’allarmante velocità anche in altre aree: è di ieri la notizia dei primi casi accertati anche nella capitale. La gravità della situazione è soltanto immaginabile se si pensa che si stanno registrando casi di decesso a 24 ore dal contagio, le condizioni igieniche della popolazione sono precarie, mancano l’acqua potabile e i beni di prima necessità in gran parte dell’isola e, non bisogna dimenticarlo, la popolazione vive nel quadro del “post-terremoto”, in tende e baracche tra le macerie.

Il programma “Scuole nel Mondo” agisce a Waf Jeremie, nel territorio di Port au Prince, già da prima del sisma. “Fondazione Patrizio Paoletti” e “Associazione Patrizio Paoletti Onlus” hanno allestito un servizio di mensa e un refettorio per 500 bambini all’interno del Village Italien, una struttura creata da diverse ong italiane che si struttura in 122 nuove case per la popolazione, un ambulatorio e, appunto, la mensa con refettorio. Ovviamente l’epidemia cambia le priorità di intervento.

Adesso è di fondamentale importanza fare quanto possibile per limitare i contagi ed evitare che la malattia si diffonda anche a Waf Jeremie. Qui il colera non è ancora arrivato, ma il contesto di emergenza non è meno allarmante e non è difficile che accada: la scarsità di acqua potabile e di servizi igienici favorirebbero un contagio diffuso e rapidissimo tra gli abitanti. A ciò si aggiunge la difficoltà di spostamento dei nostri volontari sul territorio, dovuta al divieto di ingresso e di uscita dalla capitale imposto dai militari.

Come ci scrive Suor Marcella: "i soldati brasiliani si stanno preparando a schierarsi attorno alla capitale per impedire che si esca e che si entri, la strada verso il nord è già chiusa e temiamo che la via del mare diventi pericolosa, perchè i disperati che dalle campagne cercano di arrivare in città potrebbero sbarcare a Waf Jeremie, dove c'è il piccolo porto non controllato. Parlano di chiudere le frontiere, sicuramente quella via terra verso la Repubblica Domenicana, ma anche quella probabile via aria, chiudendo l’aeroporto". Anche se non sono stati ancora attuati, quindi, si parla anche di provvedimenti di chiusura totale delle frontiere, il che renderebbe ancora più problematica l’organizzazione degli aiuti.

Nel frattempo Suor Marcella e i suoi collaboratori cercano di tenere sotto controllo la situazione, monitorando eventuali sintomi sospetti per identificare gli ammalati, isolarli, curarli ed impedire il contagio, che in un posto come Waf Jeremie significherebbe dover assistere ad una catastrofe. Mancano acqua potabile e medicinali come doxiciclina e zinco, farmaci di prima elezione nel colera. Il futuro immediato di queste persone è in serio pericolo.

Scrive ancora Suor Marcella: "Noi non sappiamo cosa fare: a Waf non abbiamo acqua potabile nè latrine, il che vuol dire che se qualcuno si infettasse sarebbe una strage, perchè l'epidemia si propagherebbe in poche ore. Oggi ho chiesto ai miei ragazzi di cominciare a girare tra la gente chiedendo se c'è qualcuno che lamenta diarrea, vomito, crampi alle gambe... almeno per indirizzarli in un ospedale. Da lunedì cercherò di capire come il nuovo ambulatorio potrebbe essere d'aiuto, essendo ancora tutto vuoto, magari mettendo brandine da campo e flebo per tutti quelli che hanno sintomi di questo tipo. Per ora sono sola con i miei ragazzi. Nel pomeriggio mi troverò con loro per affrontare la questione e spiegare come muoversi in questa situazione: è importante ora tenere la situazione sotto controllo, visitando le baracche della gente ed identificando i possibili ammalati per isolarli, curarli ed impedire il contagio, che in un posto come Waf Jeremie significherebbe assistere ad una tragedia. Qui dicono che sarà una strage e che perderemo molti, soprattutto molti bambini".

Haiti necessita di urgente di aiuto, bisogna cercare di risollevare un popolo sempre più tormentato ed è importante farlo in fretta, perchè presto potrebbe non esserci più un popolo da risollevare.

Scuole nel Mondo